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Nella puntata dei Simpson intitolata Fratello dello stesso pianeta (stagione 4, episodio 14), Bart assolda un “fratello maggiore” visto il completo disinteresse per lui da parte di Homer. Col suo nuovo amico il ragazzino si diverte, fa tutto ciò che suo padre essenzialmente gli proibisce scoprendo tuttavia infine quanto bene voglia in realtà al suo genitore naturale e alla sua famiglia. In Papà cercasi – disponibile su Netflix dall’11 settembre – accade qualcosa di molto simile.
Tralasciando il fatto che evidentemente ad altre latitudini, soprattutto nordamericane, la pratica sembra qualcosa di consolidato e “accettabile” (mentre agli occhi di un europeo la cosa lascia un po’ interdetti), il film di Javier Colinas si propone come una innocua commedia dei buoni sentimenti, dedicata essenzialmente ai teenager ma con qualche ben assestata strizzata d’occhio qua e là anche ai più grandi, invitati ad imparare una importante lezione sul modo corretto di trattare i figli, in una fase importante della loro crescita.

Papà cercasi:
una storia di genitori assenti e figli prepotenti

Papà cercasi - Cinematographe.itIl vero target di riferimento di Papà cercasi è il sottobosco dei cosiddetti tweens, quella fascia d’età normalmente ignorata dalla distribuzione compresa tra i 10 e i 14 anni. In pratica, i preadolescenti, ancora fortemente legati al nucleo familiare ma bisognosi di fare nuove esperienze per misurarsi col mondo. Una fetta di pubblico cui – stando perlomeno a quanto proposto da Netflix – il Messico sta dedicando ampio spazio, se pensiamo anche al precedente Tutte le lentiggini del mondo, incentrato su un 12enne perdutamente innamorato di una coetanea irraggiungibile.

Qui, invece, non si parla d’amore, almeno in senso stretto: la protagonista Blanca, infatti, è una grande appassionata di BMX, e vorrebbe partecipare ad una importante gara che le permetterebbe di farsi nuovi amici e soprattutto di capire se quella è la sua vera vocazione. A spezzare il desiderio è però la madre Fernanda, terrorizzata dal semplice fatto che la giovane possa anche solo inforcare una bicicletta. È una genitrice assente, concentrata esclusivamente sul suo lavoro di produttrice televisiva, a cui fa da contraltare una figlia prepotente e presuntuosa, che non favorisce la minima empatia in chi guarda.

Sceneggiatura cercasi?

Papà cercasi - Cinematographe.itSi tratta di un problema di scrittura, perché tutta o quasi l’attenzione è concentrata sulla star del film, ovvero Juan Pablo Medina. È lui, Alberto, il finto papà, che, sfuggendo ad una vita solitaria fatta di avvisi di sfratto, alcolismo e lacrime, passa le sue giornate assieme a Blanca permettendole di fatto di iscriversi al tanto agognato concorso. Tutti hanno le loro ragioni, i propri segreti da nascondere e il proprio nucleo di insuperabile sofferenza. Ma nonostante un paio di personaggi secondari scritti con brio (la migliore amica di Blanca, l’agente di Alberto) il film resta superficiale e in qualche modo sciatto, poco curato.

Il fatto che si tratti di una commedia ariosa costruita su emozioni semplici non giustifica la grossolaneria con cui vengono trattati alcuni passaggi fondamentali, come la repentina trasformazione della mamma che prima allontana – giustamente – lo sconosciuto entrato a gamba tesa nella sua vita, per poi invece dargli ascolto in virtù di un paio di sue frasi strappalacrime. Senza contare che tutta la parte di Blanca che cresce senza un padre o quella di una madre che se la cava come genitore single viene saltata a piè pari. In estrema sintesi: un film per famiglie programmato per ricordare al pubblico di tutte le età che le persone sono in grado di superare il dolore, la perdita e altre difficoltà. Di cui si può fare pacificamente a meno.

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