voto del pubblico 2.0/5
voto finale 2.4/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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Prima di approdare a livello internazionale su Netflix a inizio 2020, Tutte le lentiggini del mondo è stato regolarmente distribuito nel suo Paese d’origine, il Messico, a settembre 2019. Una prova del fuoco ampiamente superata, come dimostra la piccola aura di culto che da allora circonda la pellicola, a cui hanno contribuito essenzialmente l’empatia dei ragazzi protagonisti, un gruppo eterogeneo di “tipi” in cui il pubblico dei 12-14enni ha potuto facilmente immedesimarsi.
Siamo in piena commedia pre-adolescenziale, o se preferite coming-of-age comedy. Anche – e soprattutto – romantic, visto che il nucleo principale del racconto è quello che ruota attorno alle vicissitudini sentimentali del protagonista José Miguel, che si trasferisce con la famiglia a Mexico City e immediatamente si innamora a scuola della bionda e lentigginosa Cristina. Per conquistare la giovane ci vorrà un’impresa, considerando anche che lei sta dai tempi delle elementari con Kenji Matarazzo, italiano iperreligioso (“se ascolti il rock al contrario senti il diavolo”) con nonno giapponese che gli ha insegnato il karate.

Tutte le lentiggini del mondo: una scommessa è una scommessa

Tutte le lentiggini del mondo Cinematographe.itC’è l’abbozzo di tanti spunti, in Tutte le lentiggini del mondo, spesso non adeguatamente sviluppati. C’è il contesto storico, anzitutto, perché il film è ambientato nel 1994 e inizia con la notizia dell’assassinio del politico Luis Donaldo Colosio; una greve introduzione a cui fa da controcanto il leitmotiv del Mondiale di calcio di USA 1994: il Messico si è qualificato, la nazione è in fermento e pregusta un’impresa (nonostante il girone di ferro che la vedrà affrontare Irlanda, Norvegia e Italia). José Miguel (padre assente, madre premurosa e sorella minore fanatica del bomber Zague) non segue il calcio ma dovrà imparare ad amarlo: per raggiungere Cristina occorre infatti vincere il torneo interno della scuola.

Ci sono gli amici (il pluri-bocciato Malo, il maldestro Tarolas, il fragile Guacala) e ci sarebbe anche una ragazza innamorata di lui (la rocker Liliana), ma il Nostro ha un unico obiettivo: arrivare a Cristina, ad un certo punto per scommessa (ma “scommettere una persona è sbagliato”). Con le buone e con le cattive, tra l’altro, e difatti alla lunga il suo personaggio non può non risultare antipatico a causa della sua irritante cocciutaggine. In questo l’esordio alla regia di Yibran Asuad fa centro: fra i cortili dell’istituto e durante le lezioni serpeggia il clima di crudeltà inconsapevole tipico di quell’età, quando per le prime volte si feriscono (quasi senza rendersene appunto conto) i sentimenti altrui a cuor leggero.

Tutte le lentiggini del mondo: you drive me crazy

Tutte le lentiggini del mondo Cinematographe.itAttraversato da alcuni accattivanti brani punk-rock di tendenza all’inizio dei ’90 (tra cui You Drive Me Crazy dei Five Young Cannibals e Why Can’t I Touch It dei Buzzcocks), Tutte le lentiggini del mondo svolge il proprio compito un po’ accontentandosi, in modo sicuramente diligente ma a tratti incolore. Alla vicenda manca un po’ di mordente, nonostante riesca a strappare qua e là qualche sorriso e per quanto il contesto descritto viri ad una sorta di indefinita nostalgia (caratteristica valida naturalmente principalmente per il pubblico adulto), per una fase della vita che si attraversa in stato di pressoché totale incoscienza.

Come spesso accade poi per questo tipo di prodotti (vengono in mente 17 anni… e come uscirne vivi e Quel fantastico peggior anno della mia vita), l’autoironia risulta un ingrediente fondamentale, smussando gli angoli dei risvolti meno efficaci e veicolando anche il messaggio finale dell’operazione. Per questo si tende a essere indulgenti: sarebbe stato difficile aspettarsi qualcosa di diverso da un lavoro come questo. Ma, considerate alcune sottotrame aperte e mai chiuse (su tutte probabilmente la relazione “impropria” della professoressa Yolanda col 19enne ripetente Malo, che avrebbe meritato un suo degno sviluppo, invece di essere lasciata a se stessa come un alleggerimento comico – inadeguato – qualsiasi), una punta di rammarico resta.