voto del pubblico N/A
voto finale 2.8/5
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione
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È incredibile come un cortometraggio possa cambiare la vita a un giovane aspirante regista, dando una svolta decisiva alla sua carriera. Ne sa qualcosa lo spagnolo David Victori che con il suo Zero, uno sci-fi sulla breve distanza prodotto nel 2015 niente meno che da Ridley Scott e Michael Fassbender, ha fatto tombola. I numerosi riconoscimenti raccolti nel circuito festivaliero internazionale, seguiti da un notevole successo su YouTube, ha acceso i riflettori e attirato l’attenzione degli addetti ai lavori sul talentuoso cineasta catalano che tre anni dopo ha esordito nel lungometraggio con El pacto. Un film, questo, in cui l’autore ha potuto mettere in mostra il suo modo di fare e concepire la Settima Arte attraverso un cinema adrenalinico fatto di emozioni, immagini e suoni dal forte impatto. Un mix che si è tradotto in un’overdose di violenza destabilizzante e iper-realistica, che non ha lasciato indifferenti quegli spettatori che nel 2018 hanno intercettato l’opera prima di Victori. La stessa ricetta che il pubblico ha potuto ritrovare anche nella sua seconda prova dietro la macchina da presa dal titolo No matarás, presentato nel concorso del 30° Noir in Festival, prossimamente nelle sale con Movie Inspired e fresco vincitore del premio per il miglior attore protagonista ai Goya 2021 grazie alla performance di Mario Casas.

No matarás: un incubo ad occhi aperti dal quale è impossibile risvegliarsi

No matarás - Cinematographe.it

In No matarás, Casas si cala nei panni di Dani, un uomo comune impiegato in una compagnia assicurativa, docile e timorato di Dio che, dopo il trauma seguito alla morte del padre, si trova scaraventato suo malgrado in un incubo ad occhi aperti quando una donna conosciuta in un locale lo porta a vivere una serata selvaggia all’insegna della violenza e delle trasgressioni tra droghe, alcolici e sesso estremo. Un cocktail stupefacente ed etilico nel vero senso della parola che Victori inietta in dosi massicce nelle vene del protagonista e di riflesso nella retina del fruitore di turno, immerso anch’esso in un girone dantesco dove il peccato, la colpa, la morte e la sofferenza psico-fisica generano caos e regnano sovrani. Insomma, una di quelle notti che ti segnano in maniera indelebile l’esistenza, tanto da rimanerci impressa nella mente per il resto della vita come ci hanno già insegnato Into the Night di John Landis, After Hours di Martin Scorsese o Something Wild di Jonathan Demme. Pellicole, queste, con le quali No matarás presenta non poche analogie e che sicuramente avranno guidato e influenzato moltissime scelte di scrittura e messa in quadro di Victori e della sua crew.

No matarás è un’odissea metropolitana immersa in una notte nera come la pece

No matarás - Cinematographe.it

Il cineasta blaugrana, un po’ come i colleghi Davide Sibaldi e Sebastian Schipper prima di lui con In guerra e Victoria, porta sullo schermo un’odissea metropolitana immersa in una notte nera come la pece, squarciata dai fari delle auto, delle luci dei lampioni e dai neon fosforescenti alla Nicolas Winding Refn. Sullo sfondo di questa cloaca infetta e brulicante si muove come una scheggia impazzita il protagonista e la macchina da presa, quest’ultima impegnata al suo seguito in un pedinamento costante e asfissiante. In questo modo, il regista sottolinea la centralità assoluta del personaggio in una messa in quadro che viaggia a braccetto con la scrittura, restituendo gli interi accadimenti unicamente attraverso il punto di vista esperenziale, emotivo e sensoriale del personaggio principale. Vedi ad esempio l’utilizzo delle cuffiette nelle orecchie di Dani per trasformare la musica che ascolta da diegetica ad extra-diegetica, oppure la macchina da presa prima pulita e poi “sporca” per distinguere gli stati d’animo di Dani.

No matarás: un delitto senza castigo, in cui la soglia della credibilità rispetto al realismo di fondo viene messa in alcuni casi in discussione

No matarás - Cinematographe.it

Si assiste così a un cambio drastico di stile e di passo nel momento esatto in cui la violenza s’impossessa dello schermo (l’arrivo nell’appartamento del fidanzato geloso), innescando una vera escalation che terminerà solo con l’arrivo dell’alba. Il risultato è un tutto in una notte che raggiunge dei picchi di tensione molto alti (il fermo della polizia in prossimità dell’aeroporto, la fuga dal locale oppure il pestaggio nel sottopassaggio pedonale) ricavati all’interno di una vicenda narrativamente lineare, scarnificata e priva di stratificazioni. Motivo per cui le azioni commesse da un uomo che ha perso il controllo e che vanno a delineare le traiettorie drammaturgiche di un delitto senza castigo, in cui la soglia della credibilità rispetto al realismo di fondo viene messa in alcuni casi in discussione, diventano di fatto le pulsazioni che tengono in vita il personaggio e la storia.