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I visi sporchi di fango, i muscoli tesi, ai piedi degli scarponi neri e abiti militari. Sono giovanissimi, feroci e giocosi. Assomigliano a cuccioli di lupo, a leoncini, a tutto tranne che a individui umani. Sono i Monos, combattenti bambini e adolescenti protagonisti del film di Alejandro Landes.

La storia è ambientata in Colombia tra gli altopiani e la foresta pluviale, nella natura selvaggia e impietosa. Il compito dei Monos è fare la guardia a una donna americana. La chiamano Doctora (“dottoressa”) e la costringono a lasciare messaggi video per dimostrare di essere sana e salva. Quando, però, il gioco si fa troppo violento, lo status quo flebilissimo che ordina i soldati potrebbe incrinarsi.

Landes realizza con Monos un film estremamente interessante e accattivante. I suoi combattenti sono viscerali e iper-reali, spaventosi e, perché no, teneri. Si innamorano, piangono e si prendono a pugni in faccia nel giro di pochi secondi. Landes ottiene questo risultato grazie a una regia altrettanto cruda, che non ha paura di mostrare ferite aperte, il sezionamento di una mucca e le uccisioni violente. Ci viene voglia di distogliere lo sguardo, come se quello che stiamo guardando fosse reale, perché sembra reale. Il dolore negli occhi, le ferite sanguinanti, la paura, sembrano reali.

Monos: un film di denuncia accattivante

Monos Cinematographe.it

Dopo aver conquistato la giuria del Sundance, dove ha ottenuto il premio speciale nella categoria World cinema dramatic competition, Monos si è presentato al pubblico europeo alla Berlinale 2019, nella sezione Panorama. Il film ricorda opere come Beasts of No Nation e, in qualche modo, sembra una reinterpretazione de Il Signore delle mosche. Come nel romanzo di William Golding anche i protagonisti di Monos giocano a fare i grandi, creano e stabiliscono un loro ordine sociale e si abbandonano alla violenza. Lo fanno con l’aiuto dell’Osservatore, un uomo adulto (e affetto da nanismo) con il compito di curare la loro preparazione, ma si sa, l’autogestione è molto, molto più interessante.

Non c’è dubbio che con Monos ci troviamo davanti a un film di denuncia di un sistema sociale, quello colombiano, basato sulle azioni dei singoli, sui meccanismi para-militari, sulla violenza. Landes non esita a mostrarci la bruttezza del suo Paese, che contrasta in maniera profonda e essenziale con l’immensa bellezza della natura, delle montagne e dei fiumi. Non è un regia ambientale scontata, la sua, ed è sempre e comunque guidata dai suoi personaggi, dai primi piani della fatica, della sofferenza, della risata sguaiata.

Monos: personaggi spettacolari in un film per duri di cuore

I suoi personaggi sono caricature, ognuno di essi è un’emozione differente, uno stato d’animo. Li conosciamo per i loro soprannomi; sono Wolf, Lady, Big Foot , Rambo. Non ne conosciamo la genesi, ma non c’è dubbio che, in maniera alquanto esplicita, ognuno abbia il nome che si merita.

In generale Monos è un’esperienza strana. È un film violento dal punto di vista fisico e psicologico, ci respinge senza se e senza ma; eppure ne siamo attratti, non ne abbiamo mai abbastanza. Non vediamo l’ora che finisca, ma vogliamo conoscere altre storie dei guerrieri bambini. Il film non è perfetto. È costellato di buchi narrativi e ripetizioni nella sceneggiatura che è impossibile ignorare. Eppure non importa più di tanto. Landes ha confezionato una pellicola che ci sentiamo di consigliarvi, ma solo se siete forti di stomaco e di cuore. Decliniamo ogni responsabilità e vi sfidiamo a non avere la pelle d’oca in quell’inquadratura finale.

Il film sarà distribuito nelle sale italiane durante l’estate 2019 grazie ad I Wonder Pictures.

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