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Xavier Dolan torna a Cannes con Matthias & Maxime, un dramma commovente ed emozionante che conferma l’identità creativa dai contorni facilmente riconoscibili dell’ “enfant terrible”.

Una famiglia tradizionale che sorride su un cartellone pubblicitario attira l’attenzione di Maxime, un ragazzo triste e riservato che sta per partire per l’Australia. La madre tossicodipendente è difficile da gestire e suo fratello è come se non esistesse. Una macchia color vino inizia dal bordo del suo occhio destro e si sviluppa su tutto il lato del viso come se egli stesse perennemente piangendo per una vita di delusioni e oneri emotivi. Matthias è il suo migliore amico, sono cresciuti insieme, ma poi hanno preso strade diverse. Tuttavia un bacio dato per gioco sul set di un film studentesco resta un ricordo indelebile per entrambi, forse perché la loro amicizia nasconde qualcosa di più.

L’avventura del bambino prodigio sulla croisette inizia a soli 19 anni quando dirige il film Ho Ucciso mia Madre presentato alla Quinzaine. In seguito vince il premio della Giuria per Mommy. Questo nuovo film si concentra su un’amicizia maschile con due protagonisti dai nervi sfilacciati in cerca di amore e felicità, ma Dolan scivola leggermente sulla loro caratterizzazione individuale. Maxime è una sorta di Will Hunting demotivato e triste, mentre Matthias (Gabriel D’Almeida Feitas) è un avvocato elegante e sposato che non riesce a dimenticare l’intesa e la complicità di quella forte amicizia e affronta un percorso di auto-accettazione pieno di dubbi.

Matthias & Maxime: le difficoltà dei sentimenti sotto l’aura pop di Xavier Dolan

Suddiviso in capitoli che scandiscono i momenti che precedono la partenza di Maxime per l’Australia, Matthias & Maxime non si regge tuttavia in perfetto equilibrio mentre il regista disegna un ritratto tenero e intimo di auto-scoperta. Entrambi i personaggi fanno fatica ad accettare se stessi e a lasciarsi andare, alimentando un desiderio soffocato in una zona suburbana del Quebec immerso nel crepitio stagionale dell’autunno con la sua magica atmosfera che trasmette una piacevole malinconia. Dolan si avvicina all’attrazione sessuale attraverso una lente con cui vedere una gamma più ampia di dilemmi personali. Si avverte la sua acuta sensibilità, mentre indugia in inquadrature a finestra come uno sguardo timido e discreto all’esperienza di Matthias e Maxime, due anime affini che si cercano e si desiderano, ma devono fare i conti con l’amara realtà che vuole per loro un destino separato.

Matthias & Maxime cinematographe.it

Come la maggior parte della sua filmografia, anche in questo film Dolan utilizza la musica indie pop in modo mirato. Ma, a differenza dei film precedenti, qui le canzoni sembrano venire in soccorso di una sceneggiatura con dei punti deboli come i numerosi dialoghi rumorosi e confronti verbali urlati che sembrano ripresi da un film di Gabriele Muccino. Gli amici di Maxime sono chiassosi ed eccentrici e le famiglie sgangherate; insieme compongono un alveare di tensioni e pregiudizi conflittuali, passivo-aggressivi. Matthias & Maxime è quindi un film in cui regna una elegante intimità, ma la struttura è piuttosto irregolare e si avverte l’eccessiva durata di due ore.

Non mancano riferimenti alla cultura pop come Il Trono di Spade e Dragon Ball Z, sintetizzati in una battuta esilarante di uno sei personaggi durante una festa affollata: “Tua mamma è così grassa che il suo Patronus è un Burger King”. Xavier Dolan continua a parlare alla sua generazione, ma coinvolge anche un pubblico più adulto per il suo modo di raccontare la vita e i sentimenti nella veste di sensazionalista imperturbabile.

Anche in questo caso inonda lo schermo di sentimento nella forma tangibile del suono e del colore, costruendo alcune scene che parlano da sole e coinvolgono lo spettatore che si lascia travolgere dal momento.

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