La vita di Adele: recensione del film con Adèle Exarchopoulos

La vita di Adele è uno struggente e coinvolgente racconto di formazione sentimentale, reso memorabile dalle due eccellenti protagoniste e dalla naturale e magnetica alchimia fra di loro

La vita di Adele (La Vie d’Adèle – Chapitres 1 & 2 il titolo originale) è un film del 2013 di Abdellatif Kechiche, ispirato alla graphic novel Il blu è un colore caldo di Julie Maroh. La pellicola è stata premiata con la prestigiosa Palma d’oro del Festival di Cannes 2013, che per la prima volta nella storia è stata assegnata non soltanto al regista, ma anche alle due attrici protagoniste, ovvero Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux.

La vita di Adele ha destato particolare scalpore per la presenza di scene decisamente esplicite di sesso saffico, per una durata di poco più di 10 minuti su 180 totali del film. Per una casualità di eventi, la pellicola è stata presentata nel corso del Festival di Cannes a poche settimane dall’approvazione della legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso in Francia, contribuendo così al dibattito su questa storica conquista in termini di diritti civili.

La vita di Adele

Adèle (Adèle Exarchopoulos) è un’adolescente della città francese di Lilla, che si divide fra studio, amici e le prime pulsioni sessuali. Dopo una breve e insoddisfacente relazione con un proprio coetaneo, la ragazza scopre di provare attrazione per le donne. In questo momento di incertezza e difficile presa di coscienza di sé, Adèle incontra Emma (Léa Seydoux), aspirante pittrice più grande di lei di qualche anno. Fra le due si accende immediatamente un’impetuosa e irrefrenabile passione, che si trasforma in una vera e propria relazione. Con il passare del tempo, Adèle ed Emma si ritrovano però a fare i conti con le loro differenze culturali e sociali e con le loro diverse aspirazioni.

La vita di Adele: un travolgente e intenso trattato di tre ore sulla vita e sui sentimenti

La vita di Adele

Giunto alla sua quinta regia, Abdellatif Kechiche dirige un travolgente e intenso trattato di tre ore sulla vita e sui sentimenti, reso incredibilmente realistico dalla maniacale cura nelle riprese del regista tunisino, capace di richiedere decine di ciak della stessa scena e di ridurre allo stremo delle energie fisiche e nervose le sue attrici pur di ottenere una sequenza perfetta per pathos ed energia trasmessa su schermo.

Il cineasta si incolla letteralmente alla sorprendente protagonista Adèle Exarchopoulos, indugiando su ogni dettaglio e su ogni suo singolo gesto, dai bocconi assaporati con golosità ai suoi intensi sguardi, dal suo inelegante modo di aggiustarsi i pantaloni ai suoi luminosi sorrisi, passando ovviamente per le energiche e tanto discusse scene di sesso. Il risultato è una delle pellicole più poeticamente erotiche degli ultimi anni, capace di esaltare ogni dettaglio apparentemente inutile e di renderlo parte di un appassionato e straordinario quadro d’insieme.

Sarebbe riduttivo e intellettualmente disonesto ridurre La vita di Adele a quei pochi minuti di ardente sessualità o alla mera rappresentazione di una storia di amore saffico. Il film di  Abdellatif Kechiche compie infatti un ragionamento molto più ampio e profondo, scandagliando le origini, le paure, i silenzi e le gioie dell’incantata fase dell’innamoramento, per poi passare con un brusco ma necessario taglio temporale al momento della maturazione e della disillusione, dove i nodi vengono al pettine e trasformano le differenze di vedute e di carattere in distanze difficilmente colmabili e in fratture insanabili. La vita di Adele diventa così uno struggente e coinvolgente racconto di formazione sentimentale, reso memorabile dalle due eccellenti protagoniste e dalla naturale e magnetica alchimia instauratasi fra di loro.

La vita di Adele: il racconto di un amore genuino e irrefrenabile, selvaggio e autentico

Abdellatif Kechiche fonde il culto del corpo e della carne con la purezza della nascita di un amore e miscela il più calcolato movimento di macchina con il più insistito ed estremo naturalismo, mettendo in scena un amore genuino e irrefrenabile, selvaggio e autentico, ma anche il suo lento e inevitabile mutamento. Il regista tunisino si dimostra sublime narratore delle emozioni inespresse, indugiando sui silenzi, sugli sguardi, sui respiri e sulle improvvise e inarrestabili eruzioni di erotismo e dipingendo nell’arco di tre scorrevoli e velocissime ore il quadro di una vita e di un amore come tanti altri, scanditi dall’incedere del tempo e dall’inevitabile nascita di dissidi, compromessi e divergenze.

L’asse portante de La vita di Adele è certamente la splendida Adèle Exarchopoulos, alla quale Abdellatif Kechiche chiede un difficile lavoro di totale immersione nel personaggio, spremendo ogni singola goccia di espressività e sensualità dal corpo della giovane attrice, ma centrando risultato che stupisce per la sua naturalezza e il suo realismo. La giovane attrice (poco più che 18enne ai tempi delle riprese) dimostra un notevole carisma, reggendo senza indugi il peso di lunghe, ravvicinatissime ma mai morbose inquadrature sul suo viso, sulle sue labbra e sul suo corpo, che diventano centrali nella narrazione. La sua Adèle è un concentrato di erotismo, goffaggine, inesperienza, attaccamento alla vita e disperata ricerca del proprio posto nel mondo, in cui lo spettatore non fatica a riconoscere uno spaccato della propria vita e della propria gioventù.

La vita di Adele gode delle strepitose performance delle protagoniste Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux

Non da meno un’irriconoscibile Léa Seydoux, che con Emma dipinge invece il ritratto di una donna più matura, raffinata e consapevole della propria sessualità, che diventa al tempo stesso guida e schiava sessuale della sua compagna più giovane, traghettandola verso la scoperta di se stessa ma rimanendo contemporaneamente succube della sua irresistibile carica erotica. La Seydoux centra una prova di rara profondità interpretativa, procedendo per sottrazione e contrasto con l’esuberanza della collega e utilizzando l’inflessione della voce, la cadenza dei discorsi e il suo magnetico sguardo per trasformarsi nel perfetto contraltare di Adèle.

Adèle ed Emma sono due universi affini ma inconciliabili, le cui reciproche differenze diventano contemporaneamente croce e delizia del rapporto. Kechiche è abile a descrivere nel dettaglio i contrasti fra la semplice e retrograda famiglia di Adèle e i raffinati e progressisti genitori di Emma, fra la cultura della ragazza più grande e la pura passione della più giovane, fra il sapersi accontentare di un modesto ma appagante lavoro come maestra della prima e il forsennato inseguimento dei propri sogni della seconda. Il regista tunisino affascina nella resa del delicato passaggio fra due fasi della vita (i capitoli 1 e 2 del titolo originale si riferiscono proprio a questo), mostrando quanto sia difficile per una coppia di qualsiasi sesso trovare il giusto compromesso fra i propri desideri e quelli del partner, soprattutto nel momento in cui la fiamma della passione si attenua.

La vita di Adele e le “scandalose” scene di sesso

In un quadro così sfaccettato, sfuggente e incentrato sulle due protagoniste, Abdellatif Kechiche perde effettivamente qualcosa per strada, anche a causa della necessità di ridurre un girato di circa 800 ore a “soltanto” 3. Fra i tanti binari intrapresi e poi abbandonati senza spiegazioni, a pesare maggiormente sono sicuramente quelli dei genitori e degli amici più stretti di Adèle, le cui reazioni alla presa di coscienza della propria sessualità da parte della ragazza avrebbero certamente aiutato all’approfondimento di un quadro sociale e culturale di non facile lettura. Nota di merito invece per un finale delicato e sfumato, che non assume una posizione netta e immodificabile, perché in fondo i capitoli 3 e 4 della storia di Adèle sono ancora là fuori, pronti per essere scritti, girati e vissuti.

Inevitabile un cenno alle tanto discusse sequenze di sesso, che anche se limitate a una piccola parte del minutaggio totale rappresentano senza ombra di dubbio uno dei risvolti più conturbanti del racconto. Kechiche indugia senza filtri sui corpi delle due protagoniste, mostrandoci il loro intrecciarsi, i loro respiri, il loro sudore e il loro piacere, evitando la trappola dello sfoggio di nudità fine e a se stesso e utilizzando invece alcune delle più intense sequenze di sesso del cinema recente per descrivere l’affiatamento e la progressiva conoscenza di se stesse delle protagoniste. Un utilizzo dell’immagine e del corpo femminile sapiente ed efficace, che però tristemente nel nuovo millennio riesce a suscitare ancora scandalo e indignazione.

La vita di Adele è un film che emoziona, affascina e toglie il fiato

La vita di Adele

La vita di Adele è un film che emoziona, affascina e toglie il fiato, ma che soprattutto racconta per immagini la fioritura e il lento appassimento di un amore, senza pregiudizi e moralismo. Un’opera di straordinaria purezza e palpabile umanità, capace di squarciare il velo di ipocrisia della società contemporanea e di trasportare fisicamente lo spettatore in una delle più intense storie d’amore narrate nel cinema moderno.

Regia - 4.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4.5
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4.5

4.3