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Ricordare per ritrovarsi, superando le insidie del tempo che passa. La belle époque di Nicolas Bedos – presentato Fuori Concorso nella Selezione Ufficiale di Cannes 2019 – è un malinconico ed esilarante affresco dei tempi che furono, spesso tanto agognati ma difficili da ristabilire. Protagonista di questo necessario tuffo nel passato, il sessantenne disilluso Victor (uno straordinario Daniel Auteuil), reduce da una conflittuale separazione dalla moglie Marianne (Fanny Ardant), una donna nevrotica e insoddisfatta che non faceva che riversare le proprie insoddisfazioni sul marito, alla ricerca di un buon motivo per essere infelice, diverso dal semplice e inesorabile passare del tempo.

Impossibilitato ad accettare la separazione dall’amore della propria vita, Victor decide di rivolgersi al singolare servizio offerto dall’imprenditore Antoine (Guillaume Canet), grazie al quale è possibile scegliere un momento storico o  della propria vita che si desidera rivivere, con tanto di attori, storyboard e ambientazioni perfettamente ricostruite, come in un vero e proprio film.

La belle époque - Cinematographe.it
Dapprima, Victor si approccia alla cosa in modo completamente disilluso, ma poi l’interazione con la versione giovane della propria moglie, la bellissima e carismatica Margot (Doria Tillier), lo porta a rivivere le stesse emozioni di quel momento magico degli anni ’70 in cui incontrò la donna di cui è ancora innamorato, nonostante sembri tutto finito. Mentre l’attrice cerca di gestire la difficile relazione con l’iracondo Antoine, fatta di intemperanze e continui litigi, causati dalla pressoché totale mancanza di autocontrollo dell’uomo.

La belle époque: rivivere “i bei tempi”  per ritrovarsi nel presente

Ciò che sorprende di un film come La belle époque è come il suo regista, a soli 39 anni, riesca a mostrare una tale saggezza nelle sguardo, concentrandosi sulla coppia e sulla società con una prospettiva indulgente ma allo stesso tempo disperata. Soprattutto considerando il fatto che ha scritto una sceneggiatura di tale complessità completamente da solo, probabilmente forte della propria esperienza a teatro.

La belle époque - Cinematographe.it

Il film di Nicolas Bedos è un equilibrio perfetto di dialoghi serrati ed esilaranti, scenografie suggestive e recitazione di qualità, coronato da una regia che offre ad ogni personaggio la giusta prospettiva sotto i riflettori. Una pellicola dalla spiccata originalità nella messa in scena, che riesce a chiudere perfettamente tutti i capitoli aperti, parlando di come le relazioni subiscano continue trasformazioni con le quali è necessario stare al passo, se non ci si vuole perdere. E di come la messa in scena, e quindi lo stesso cinema, possa essere un’ancora di salvezza anche per chi lo interpreta (o lo fa), permettendo di elaborare  attraverso il rapporto empatico con un personaggio le proprie emozioni e i propri irrisolti.

Così sia la donna di mezza età che si separa credendo di rinascere nella relazione con il proprio analista, più giovane di lei, sia la coppia litigiosa che non riesce a trovare l’incastro perfetto, si ritrovano accomunati dalla necessità di fermarsi e vedere l’altro da una prospettiva esterna, per ritrovarsi. Ricominciando ad apprezzare quella bellezza che li unisce ancora ma che si ritrovava appannata dalla tentazione di proiettare fuori ciò che andava aggiustato dentro di sé, per essere nuovamente in grado di amare e farsi amare.

La belle époque - Cinematographe.it

Nel grandioso cast de La belle époque troviamo anche Pierre Arditi, Denis Podalydès, Tobias Litch, Sébastien Giuge. Non ci resta che attendere le dovute nomination alla prossima edizione dei Premi César ma – soprattutto – l’uscita nelle sale cinematografiche italiane, che verrà curata dal distributore I Wonder Pictures.

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