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Dopo aver convinto con Il gioco di Gerald, Netflix cerca nuovamente la strada dell’horror per una sua nuova produzione originale, ovvero La Babysitter, disponibile dal 13 ottobre sulla celebre piattaforma di streaming. I protagonisti di questa brillante commedia orrorifica sono i giovani Judah Lewis (già visto in Demolition: Amare e vivere), Samara Weaving (nipote di Hugo), Robbie Amell (cugino dello Stephen di Arrow), Hana Mae Lee (Pitch Perfect) e Bella Thorne (Amityville: Il risveglio). Alla regia McG, noto per aver diretto Terminator Salvation e i due capitoli cinematografici di Charlie’s Angels.

La Babysitter: la nuova commedia horror targata Netflix
La Babysitter

Cole (Judah Lewis) è un ragazzo timido ed emarginato, che sta attraversando una difficile fase della sua crescita, a causa della crisi matrimoniale dei genitori. Mentre il padre e la madre passano intere giornate in camere di hotel per ritrovare l’intimità perduta, Cole viene affidato all’avvenente e spigliata babysitter Bee (Samara Weaving). Fra i due si instaura un’immediata simpatia, basata sulla reciproca passione per la cultura pop. Cole comincia inoltre a nutrire anche un’attrazione fisica e sentimentale per la propria babysitter. Spronato dall’amica Melanie (Emily Alyn Lind), Cole decide di spiare le azioni di Bee durante la notte, scoprendo la terribile verità: insieme agli amici, la babysitter mette in scena un macabro e sanguinario rito satanico.

La Babysitter gioca continuamente con le aspettative dello spettatore e con i meccanismi classici del genere

La Babysitter

Con La Babysitter, McG cavalca l’imperante moda del revival degli anni ’80 e delle tipiche atmosfere degli eighties, mettendo in scena una commedia nera dalle tinte splatter, che richiama esplicitamente vari filoni dell’epoca, come l’home invasion, gli slasher movie e le più pruriginose horror comedy, contendo il tutto con un sempreverde citazionismo delle pietre miliari della cultura pop e nerd. Il risultato è un film furbo, ammiccante e non sempre centrato, che però con la sua imprevedibilità e la sua intrinseca mutevolezza riesce a coinvolgere e intrattenere per tutta la sua durata, azzeccando anche qualche notevole momento gore.

La forza di La babysitter non risiede né nei personaggi, tutti variabilmente stereotipati (la cheerleader superficiale e arrivista, il belloccio sicuro di sé, lo scherzoso e brillante ragazzo di colore), né la tensione sessuale di fondo, che non porta a nulla di più di qualche allusione e un bacio saffico, ma nell’abilità nel giocare continuamente con le aspettative dello spettatore e con i meccanismi classici del genere. Il film è caratterizzato da un’ironia sguaiata e triviale, che attraversa la parodia sconfinando a tratti apertamente nel trash, fermandosi però un attimo prima di scadere nel ridicolo involontario. Atroci morti e gag più o meno riuscite si susseguono armonicamente fino alla parte finale, che vira apertamente nel thriller e sfocia in un esagerato crescendo di tensione e violenza, che culmina con una folle conclusione sulle note di We Are the Champions, simbolo di una pellicola imperfetta e inclassificabile, ma comunque appagante.

La Babysitter: un riuscito esperimento di commistione fra generi

Fra gli interpreti, a convincere maggiormente è proprio Samara Weaving, che riesce a rendere sia il lato più sensuale che quello più mefistofelico del proprio personaggio, dimostrando una notevole capacità espressiva. Un plauso anche al protagonista maschile Judah Lewis, credibile e in parte sia durante i suoi primi impacciati approcci con l’avvenente babysitter sia nel vortice di progressiva violenza in cui viene coinvolto, che lo porta a prendere coscienza dei propri mezzi e delle proprie capacità in un anomalo e scioccante percorso di formazione.

La Babysitter

Nell’incerto e altalenante recente percorso delle produzioni cinematografiche originali Netflix, La Babysitter si rivela un riuscito esperimento di commistione fra generi, capace, pur senza la minima pretesa autoriale e limitando al minimo l’introspezione psicologica dei personaggi, di riportare alla luce con originalità e brillantezza delle atmosfere e un umorismo decisamente rari nel panorama horror odierno.

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