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Mantenere un segreto fino alla tomba è esattamente quello che Cole Johnson, il protagonista di La babysitter: Killer Queen, non ha nessuna intenzione di fare. Il tutto a dispetto di coloro che al contrario vorrebbero che il segreto in questione rimanesse tale, a costo di cucirgli una volta per tutte la bocca, mettendo la parola fine alla sua vita di liceale alle prese con difficoltà scolastiche e turbamenti amorosi. Insomma, quelli proposti nel sequel del film Netflix del 2017, sono senza dubbio i classici ingredienti del teen-movie, mescolati per l’occasione con dosi massicce di commedia semi-demenziale e horror dal gusto splatter. Una combinazione di generi che McG, ancora una volta chiamato a firmare la regia di quella che è destinata (già in cantiere un terzo capitolo) a diventare una saga, ha portato sulla piattaforma statunitense (a partire dal 10 settembre)  sotto forma di una maionese impazzita.

In La babysitter: Killer Queen il giovane Cole dovrà vedersela nuovamente con una Setta assetata di sangue

Per chi non avesse tempo o modo di recuperare il primo capitolo, la storia narrata è quella di un ragazzino innamorato della sua babysitter Bee (Samara Weaving), rivelatasi poi per sua sfortuna un’assassina a sangue freddo, la quale offre le sue vittime al Diavolo. L’amara scoperta lo costringerà a passare l’intera notte a scappare dai membri della setta satanica capitanata dalla donna, che farà di tutto per impedirgli di rivelare il loro segreto al mondo. Per sopravvivere, Cole (Judah Lewis) dovrà ricorrere alle maniere forti come in Mamma, ho perso l’aereo, ma a differenza del protagonista del film di Chris Columbus, quello di turno dovrà ucciderli uno dopo l’altro. Naturalmente riuscirà nell’impresa, o almeno sino a quando la setta al completo non rifarà la sua comparsa in La babysitter: Killer Queen per portare a termine la missione.

Splatter, commedia demenziale, azione e teen-movie si fondono per dare vita a una maionese impazzita

La babysitter: Killer Queen, Cinematographe.it

Temporalmente il sequel è collocato due anni dopo i fatti appena descritti, con l’azione che si sposta su una casa galleggiante in un panorama mozzafiato. Questo farà da cornice al nuovo incubo ad occhi aperti di Cole, costretto nuovamente a fare i conti con la setta che vuole vendetta e il suo sangue. Sangue che in La babysitter: Killer Queen sgorga in maniera copiosa, con la componente splatter e la comicità che si affacciano sullo schermo in maniera sempre più generosa. Teste che esplodono, corpi sventrati e arti mozzati sono gli ingredienti di un film che mira a divertire quella fetta di pubblico senza grosse pretese, al quale McG offre uno show e buon mercato condito con uno humour sopra le righe perennemente sboccato e pieno zeppo di doppi sensi. Ricetta nella quale trova spazio anche qualche scena marziale (vedi il cat fight tra Phoebe e Melane) e balistica come ci ha già abituato in passato nei due capitoli cinematografici da lui firmati di Charlie’s Angels o in Una spia non basta.

La babysitter: Killer Queen è un divertissement ludico e stucchevolmente parodistico a buon mercato

La babysitter: Killer Queen, Cinematographe.it

Questo per dire che se avete intenzione di spegnere il cervello per due orette circa, questo come il primo capitolo di La babysitter, è il film usa e getta che fa per voi. Ma se avete gradito come noi un’operazione analoga come Finché morte non ci separi, allora il consiglio è di stare alla larga il più possibile da prodotti come quelli di McG. Il suo è un divertissement ludico e stucchevolmente parodistico, che non ha nulla da fare se non il prendersi gioco dei cliché del filone horror per provare invano a strappare qualche sorriso. Se proprio dobbiamo ripiegare su altro, allora è meglio gettarsi su pellicole come Auguri per la tua morte o Better Watch Out.

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