Into the Deep: omicidio in mare aperto – recensione del docu-film Netflix

La vera e crudele storia di Peter Madsen, ingegnere e criminale

Into The Deep- omicidio in mare aperto è un docu-film di Emma Sullivan, disponibile dal 30 settembre su Netflix.

Into the deep, recensione, Cinematographe.it

Finivano gli anni Novanta e iniziavano i Duemila quando nel calderone ribollente dell’audiovisivo si affacciavano le serie tv, che con i primi esempi che hanno fatto letteralmente la storia (I Soprano, Sex & The City, Lost, 24) invadevano e anzi colonizzavano la cultura pop imponendosi come forme espressive più adatte ad una narrazione -post-moderna, scoprendo che il pubblico prediligeva le storie ad ampio respiro che sviluppavano narrazione e caratteri su un lungo o lunghissimo percorso, aderendo in questo modo più agevolmente alla struttura esistenziale quotidiana, costruita ovviamente giorno per giorno.

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Into the Deep: omicidio in mare apertoripercorrendo la storia

Il fenomeno è andato prima consolidandosi, e dopo due decenni con l’avvento delle piattaforme è sfociato in un’infiorescenza ormai mostruosa per la serialità contemporanea: una serie non si nega a nessuno, per dirla in maniera più comprensibile, e qualsiasi (s)oggetto è adatto ad essere sviluppato su sei o dodici episodi.

Into the Deep: omicidio in mare aperto

La fame di storie ha mostrato quindi il suo vero volto, ovvero quello di fame di storie vere: che sono diventate le prede predilette per una fictionalizzazione sfrenata.

Oggi, nel fiorire di piattaforme streaming, succede sempre più spesso che alcune storie vengano raccontate più volte, non solo da più angolazioni differenti ma anche con strumenti narrativi e drammaturgici differenti: è il caso di The Staircase, che è stato prima scripted poi docuserie true crime, o Monster-The Jeffry Dahmer Story (poi solo Dahmer), medesimo destino.

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Un docu-film nerissimo

Ci sono poi le opere che stanno a metà: prendono immagini reali e le montano (e le raccontano) come se ci trovassimo difronte una fiction: è il caso di Into the Deep- Omicidio In Mare Aperto, storia vera di Peter Langkjær Madsen, inventore, imprenditore e criminale danese, cofondatore nel 2008 del programma spaziale Copenhagen Suborbitals.

L’uomo ha continuato a dire di non essere l’assassino della giornalista svedese Kim Wall, 30 anni, salita a bordo del suo sottomarino artigianale per fare un reportage il 10 agosto scorso e ritrovata fatta a pezzi.

Pure dopo aver ritrovato il tronco della povera donna in mare, l’ingegnere ha continuato a negare di averla mutilata della testa e degli arti gettando tutto in mare aperto: e a sostenere che le tracce di sangue trovate nel relitto del sommergibile UC3 Nautilus sono i segni di un incidente fatale occorso a Kim, per cui dopo la morte lui l’ha abbandonata integra delle acque della baia di Køge come in un rito dell’antica marineria.

Into The Deep veste di buio questa storia nordica già particolarmente nera, inserendo una voce off che racconta le immagini e sottolinea le parole dei reali protagonisti, ripercorrendo una vicenda che dal 2017 ha trovato un suo punto di svolta solo nel 2020, e creando una vera ansia thriller per come racconta le svolte impreviste della vicenda e per come mette in scena dei protagonisti che sembrano usciti da un racconto di fantasia per come la storia sia rammentata in diversi detour narrativi.

Resta il fatto che questo genere di prodotti abbia come grosso limite la diffusione verso un pubblico più ampio: perchè il doppiaggio (in questo caso, Daniela Abbruzzese ricalca la vice della regista, Alessia Cigliano quella del protagonista Madsen) copre l’emotività della messa in scena, mentre la regia riesce a valorizzare l’incredibile sfrontatezza gore di una storia tragicamente vera.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 2
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2

2.7

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