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A 40 anni dall’uscita del seminale Halloween di John Carpenter, Michael Myers torna a terrorizzare gli spettatori di tutto il mondo con un sequel diretto del primo capitolo, scritto e diretto da David Gordon Green, che vede il ritorno dell’indimenticabile interprete di Laurie Strode Jamie Lee Curtis e di Nick Castle (insieme a James Jude Courtney) nell’interpretazione della cosiddetta sagoma. Presenti nel cast anche Judy GreerAndi MatichakHaluk BilginerWill Patton. Lo stesso John Carpenter ha partecipato al film in qualità di produttore esecutivo e compositore delle musiche.
Halloween

Dopo la famigerata notte di Halloween del 1978 di Haddonfield, il mostruoso Michael Myers ha vissuto per 40 anni in un ospedale psichiatrico, seguito prima dal Dottor Sam Loomis e poi, alla morte di quest’ultimo, dal suo successore Sartain (Haluk Bilginer). Parallelamente, l’unica sopravvissuta alla furia omicida di Michael, Laurie Strode (Jamie Lee Curtis), ha avuto un’esistenza particolarmente difficile, afflitta da uno stato di perenne paranoia per un possibile ritorno di Myers e impossibilitata a un rapporto normale con la figlia Karen (Judy Greer) e con la nipote Allyson (Andi Matichak). Dopo aver ricevuto la visita di due giornalisti, Michael Myers viene trasferito presso una nuova struttura. La sua furia omicida ha così una perfetta occasione per tornare a seminare terrore e sangue.

Halloween: il filo invisibile che lega Laurie a Michael Myers

Halloween

Con questo nuovo Halloween, David Gordon Green rispetta la regola non scritta per un sequel di successo, ovvero un giusto mix fra innovazione e richiami all’originale. Fin dai titoli di testa, ripresi da quelli del film di Carpenter sia nell’indimenticabile accompagnamento sonoro sia con il font, veniamo infatti coinvolti in quella che è sostanzialmente una versione riammodernata dell’originale, dal quale diverge in pochi ma basilari punti. Siamo di nuovo nella famigerata notte delle streghe, in cui avviene nuovamente un’altra fuga dall’ospedale psichiatrico, che dà inevitabilmente vita a un’altra mattanza di giovani locali, coinvolti nelle più disparate attività ricreative, e di chiunque si metta sulla strada del feroce Michael Myers.

Queste premesse potrebbero fare pensare a un prodotto puramente derivativo, privo di qualsiasi spunto originale e volto a replicare pedissequamente i punti di forza del cult del 1978. L’Halloween del 2018 è invece un film tutto sommato godibile, che rende onore alla pietra miliare del cinema di cui porta il nome, pur senza avvicinarsi neanche alla sua grandezza. L’intuizione migliore di David Gordon Green è certamente la scelta di creare una sorta di filo invisibile che collega Michael Myers alla sua mancata vittima Laurie Strode, influenzandone ogni loro comportamento e azione e facendoli attrarre come due magneti di poli opposti. Il tema portante del film è l’ossessione, sopita per 40 anni e pronta a riaccendersi nel caso di Myers e tormento per quando riguarda Laurie, capace di costruire una vera e propria panic room all’interno della propria abitazione, per proteggersi da qualsiasi attacco esterno.

Halloween non riesce a replicare le suggestive atmosfere di Carpenter

La dolce e determinata Laurie dell’Halloween del 1978 è ormai solo un pallido ricordo, che ha lasciato posto a una donna sola e rancorosa, incapace di tenere legati a se i propri affetti e incline a una violenza che, seppur in chiave difensiva, la rende non così lontana dalla ferocia del suo aguzzino di 40 anni prima. Le ossessioni di Laurie e Myers sono contagiose, e portano ad allargare il conflitto a persone di passaggio e soprattutto a figlia e nipote della prima. Inevitabile quindi, visto anche il periodo, un finale all’insegna del girl power, in cui 3 generazioni si riuniscono per fronteggiare la personificazione stessa del Male.

Rispetto all’originale, questo Halloween è decisamente più esplicito, e replica solo in sporadici momenti il gusto per il dettaglio nell’inquadratura di John Carpenter (uno dei quali è una piacevole apparizione di Laurie in puro stile Myers). Ai lunghi piano sequenza in cui Myers svela lentamente la propria presenza si avvicendano quindi stacchi decisamente più bruschi, che, pur non eccedendo mai nei più biechi jump scare dell’horror contemporaneo, tolgono certamente qualcosa dal punto di vista della tensione del racconto. Lo stacco fra le due pellicole a livello di atmosfera è reso ancora più evidente dalla rappresentazione di Haddonfield, cittadina che nel film di Carpenter era silenziosa e inquietante, fino a sembrare quasi deserta, mentre nella pellicola di oggi è un tripudio di colori e persone, che sfocia addirittura in un party studentesco a ritmo di house music.

Halloween: un dignitoso seguito dell’originale

Dal punto di vista del puro gore, la classificazione Rated R del film consente qualcosa in più a David Gordon Green rispetto al più castigato PG-13, ma le scene realmente truculente si contano sulle dita di una mano. Decisamente efficaci le musiche, in gran parte adattamenti dei temi portanti della pellicola originale.
Halloween

In definitiva, con l’attenzione rivolta più al tormento interiore di Laurie che al personaggio di Michael Myers, che appare quasi scongelato dopo 40 anni senza il minimo cambiamento fisico o emotivo, e la replica di molti meccanismi dell’originale, questo Halloween potrà certamente lasciare delusi i puristi del film di Carpenter e, in generale, lo spettatore interessato più alla creazione della tensione che alle improvvise esplosioni di violenza. D’altra parte, il film di David Gordon Green si rivela non soltanto il più dignitoso fra i vari sequel del cult del 1978, ma anche un efficace collante fra la saga e le nuove generazioni, che vengono presentate in tutte le loro contraddizioni, con quello spirito fra l’ironico e il peccaminoso che ha fatto la fortuna del genere negli anni ’80.

Nel non esaltante panorama horror mainstream contemporaneo, Halloween ha quindi il merito di cercare di amalgamare tradizione ed evoluzione, anche se finisce per farsi imbrigliare troppo spesso dalla regia poco autorevole di David Gordon Green.

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