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In sala dal 27 novembre, Frozen 2 – Il segreto di Arendelle è l’attesissimo sequel di Frozen, grande successo Walt Disney Co. del 2013. Stravolgendo lo schema classico delle favole “delle principesse”, colonna portante della filmografia Disney, Frozen si è imposto come franchise decisamente vincente, consacrando Anna e Elsa come eroine amatissime dal giovane pubblico. Come già nel primo film, le due sorelle Anna e Elsa sono doppiate – rispettivamente – da Serena Rossi e Serena Autieri, mentre Olaf e Granpapà hanno le voci di Enrico Brignano e Massimo Lopez.

Leggi anche Frozen 2: i registi e i doppiatori svelano i segreti di Arendelle e… di Frozen 3?

Frozen 2 – Il segreto di Arendelle: un’operazione a colpo sicuro?

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Senza dubbio il sequel di un film così amato, attrarrà l’attenzione di un pubblico vasto tra i più giovani e non solo. A differenza di altri (capo)lavori di casa Disney-Pixar, però, il concetto alla base del franchise di Frozen si presta in maniera più forzata a una narrazione divisa in capitoli. Lo sforzo da parte delle sceneggiatrici (Jennifer Lee e Allison Schroeder, che ha firmato anche Il diritto di contare) è di restare coerenti con le personalità delle due protagoniste, così ben sviluppate nel film del 2013. Da un lato, la riservata e insicura Elsa, dall’altro l’esplosiva e ingenua Anna.

Partendo da un set up convincente, la produzione si è prodigata ad immaginare i problemi in cui sarebbero potute incorrere le due sorelle dopo l’happy ending del primo capitolo, rispondendo all‘irrefrenabile voglia del pubblico di sapere sempre di più. Dunque, date a Cesare quel che è di Cesare e agli spettatori Disney quello che preferiscono: un rimescolare le carte in tavola, nuove avventure, canzoni, gag e un finale romantico.

Una nuova sfida per Arendelle e per la sua regina

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Dato per assodato l’impatto innovativo di Elsa, regina senza re di Arendelle, resta da capire come la nuova sovrana andrà ad affrontare le minacce che incombono sul suo regno. Questo è pressappoco il tema di Frozen 2, la cui azione scaturisce proprio dall’inquietudine interiore della protagonista. Elsa non si accontenta del trono, ma vuole scoprire quello che c’è dietro, le ombre che si nascondono tra i ricordi sepolti della sua famiglia. Un profondo senso di giustizia porterà le due sorelle in una foresta incantata, abitata dall’antica popolazione dei Northuldra, isolata da 37 anni a causa di un grave torto irrisolto che ha portato allo scatenarsi della furia dei quattro elementi.

Mescolando ispirazioni della mitologia nordica a una visione politica universale, in cui vincono la pace, la fratellanza e una comunione totale con la natura, Frozen 2 ripete lo schema già testato nel primo capitolo. Il viaggio interiore di Elsa, il suo percorso di accettazione di sé e di scoperta della propria missione, diventa spettacolare. Quello che ogni giovane donna (e uomo) deve affrontare nel passaggio delicato verso l’età adulta è rappresentato come un’avventura ricca di magia e colpi di scena.

Frozen 2: quel che è troppo…

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Nel passaggio dal primo al secondo capitolo, Frozen perde alcuni degli elementi che hanno contribuito al successo del film del 2013. La potenza della colonna sonora, che ha reso Let it go una hit pop di enorme successo, non è altrettanto efficace ne Il segreto di Arendelle, nonostante la presenza insistente di canzoni e commenti musicali. Non c’è in questo secondo film una canzone altrettanto indimenticabile, nonostante sia chiaro l’impegno e lo studio a tavolino per replicare il fenomeno.

Un altro elemento che priva il film del suo mordente è la confusione della trama, che gioca con un meccanismo classico di svelamento progressivo di identità e di ruoli. I personaggi rimasti sullo sfondo nel primo film, insomma, tornano e acquisiscono nuovo spessore e nuova funzione. Eppure, il percorso di Elsa e Anna – sia psicologico, sia fisico – si muove su spazi e direzioni non sempre chiare e intellegibili. Tutto ciò porta il tema portante – ovvero il dono di Elsa che nasce dall’amore tra i popoli – a rimescolarsi tra i colpi di scena e a disperdersi nel maestoso impianto narrativo.

La magia Disney per l’infanzia

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Negli ultimi anni la Disney Pixar ha abituato il suo pubblico a una visione del cinema d’animazione piuttosto trasversale. In altre parole, è riuscita a creare un doppio livello di comunicazione, in grado di arrivare a un pubblico di tutte le età. Frozen del 2013, ad esempio, parlava – sì – alle spettatrici (e agli spettatori) più giovani, affascinandole con mascotte e principesse, ma strizzava l’occhio anche alle adulte, rispondendo al loro bisogno di un modello femminile differente.

Con Frozen 2 questa vocazione si perde un po’ per strada e si confeziona un prodotto più adatto esclusivamente a un pubblico di bambini, che punta molto alla carica comica della mascotte-Olaf (e ne aggiunge anche un’altra). Da questo punto di vista, il film guadagna in siparietti divertenti, lasciando il pupazzo di neve magico libero di sparare battute a raffica.

Quello che si perde nell’innovazione di temi e messaggio, si guadagna in una certa propensione alle scene di azione spettacolari, che vedono sia Elsa sia Anna diventare protagoniste di sequenze degne di un action mozzafiato. Il tutto contribuisce a un prodotto che funziona, ma non entusiasma – vuoi anche per la piccola delusione della love story che si era ipotizzata per Elsa. Ma, messe da parte le aspettative rivoluzionarie, la Disney aggiunge alla sua carrellata di classici d’animazione non il suo film migliore, ma una favola con tutte le carte in regola per intrattenere piacevolmente i bambini e le loro famiglie.

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