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Finalmente la felicità (2011), la commedia diretta e sceneggiata da Leonardo Pieraccioni e interpretata, oltre che da lui stesso, da Rocco Papaleo, Maurizio Battista e Ariadna Romero sembra non essere all’altezza delle opere precedenti.

La storia raccontata (la solita) è quella di Benedetto Parisi (Leonardo Pieraccioni), musicista lucchese dalle alterne fortune sia lavorative che sentimentali: l’unico dei suoi brani – La Felicità (la fantasia della sceneggiatura è alle stelle) – ad avere avuto successo gli è stato sottratto dallo sleale collega Argante (Andrea Buscemi). La già movimentata vita di Benedetto subirà una scossa con l’arrivo di Luna (Ariadna Romero).

Finalmente la felicità: qualcosa sembra non andare liscio nel film di Pieraccioni

Finalmente la felicità cinematographe.it

Che qualcosa non vada in questo film lo si evince fin dall’inizio: il personaggio che interpreta Pieraccioni è il suo di sempre, ma l’unica nota è che non si comprende se è arrabbiato, addolorato o sconfortato. A prescindere da quale animo lo pervada appare piuttosto indifferente a tutto e a tutti. Tant’è che continua a subire umiliazioni e soprusi, continuando a fare battute sicure dal classico single di provincia, ma quella difficoltà tipica del protagonista, che fa scattare la nostra empatia, pare del tutto inesistente. Pieraccioni non è stato in grado di sviluppare e definire il personaggio principale che, al contrario, nei sui film precedenti erano vere e proprie “star”. Un errore che si ripercuote, irrimediabilmente, nell’andamento filmico facendo scadere il tutto in pura banalità.

Finalmente la felicità: colonna sonora del film di Leonardo Pieraccioni

Il film si apre con Pieraccioni da Maria De Filippi che riceve una lettera a C’è posta per te. Unica nota forse interessante del film: il cineasta toscano ci mostra la sequenza attraverso un’immagine televisiva sporca e sgranata. Forse l’intento era volontario per mostrare l’immagine cinema bella a confronto con l’immagine TV brutta. A prescindere da quali fossero i veri intenti registici anche questa trovata estetica-visiva, alla fine appare più una dimenticanza di un lavoro professionale in post-produzione, piuttosto che una dichiarazione estetico-poetica.

Passando al tema cast anche qui sono da segnalare numerose mancanze. In primis la protagonista Ariadna Romero, l’immancabile bella straniera onnipresente in tutti i film del regista toscano, è priva di qualsiasi barlume interpretativo. Impegnata piuttosto a essere il classico oggetto di sguardo voyeuristico non solo dei personaggi maschili, ma anche del pubblico in sala. Espedienti che rilegano la componete femminile a pura macchietta che reitera se stessa. In questo film non è sufficiente nemmeno la figura dell’amico di sempre interpretata da Rocco Papaleo, che di solito fornisce, in tutti gli ultimi film del toscano, un po’ di verve. In Finalmente la felicità appare in grossa difficoltà con un evidente imbarazzo e vergogna che lo accompagna durante tutta la pellicola. Nonostante questo la sua presenza, almeno quando è in scena, fornisce una leggera brezza di vitalità a un film che dovrebbe far divertire.

Finalmente la felicità: il cine-panettone di Pieraccioni

Finalmente la felicità cinematographe.it

Il decimo film del regista toscano sembra fatto “a miccino” (al risparmio) non solo dal punto di vista di mezzi, ma anche sotto il profilo delle idee. La storia non è nient’altro che un soggetto per un corto tirato troppo per le lunghe, con personaggi caratterizzati in maniera a dir poco goffa e banale. Per non parlare poi del fatto che il film dovrebbe essere comico e quindi vorrebbe far ridere: ecco neppure quello! Pieraccioni sembra contare troppo su gag che lo hanno fatto grande in passato riproponendole al pubblico, con precisa cadenza temporale sperando, nel frattempo, che siano finite nel dimenticatoio: ma purtroppo non è così. Per quanto concerne l’inventiva registica non è nient’altro che un susseguirsi di un “già visto” sconcertante, così come le battute toscane (in questo caso non sono sufficienti) così come i buoni sentimenti e il brio, presenti nelle pellicole precedenti, sono trattati in maniera superficiale e tediosa. Il film finisce per risolversi in un buonismo poco ispirato adatto piuttosto a passare un’oretta e mezza non pensando a nulla.

Finalmente la felicità: le location del film di Leonardo Pieraccioni

Il regista ci ha ormai abituati, anche se con qualche variazione sul tema, ogni due anni a comporre una partitura di commedia italiana che prende “ispirazione” dai lasciti del cine-panettone di Christian De Sica & Co. Ingenui e romantici sognatori sostituiscono volgari imprenditori arricchiti, e la placida autarchia dei paesaggi toscani seppellisce, pacificamente, l’eterno scontro fra milanesi e romani: alla fine dei conti però è la stessa solfa. E anche se i ritmi produttivi sono meno serrati di quelli della squadra di De Laurentiis, le formule dell’intrattenimento natalizio appaiono ugualmente rigidi. Pieraccioni è ancora nell’occhio de Il Ciclone sentimentale fatto di belle donne straniere e di uomini dall’animo semplice che aspettano l’arrivo dell’amore improvviso. Dall’incipit narrato con voce fuori campo a un happy-ending forzato, dai comprimari traditi e depressi a quelli belli e traditori, Finalmente la felicità appare fin dal titolo come un’inutile e rinnovata parafrasi dei film precedenti e quell’ennesima cover dei suoi stessi successi. Tanto che il rigore con cui il comico toscano ricerca, forzatamente, l’epilogo zuccheroso non si capisce se sia più l’espressione scomposta di un animo buonista o, piuttosto, lo scaltro meccanismo di una sceneggiatura negligente che guarda più al botteghino.

In conclusione possiamo dire che Leonardo Pieraccioni va preso per quello che è; sarà difficile che cambi per una scelta morale o intellettuale. Finalmente la felicità perde molto pubblico rispetto Io e Marilyn (2009), già aveva perso molto audience, a Una moglie bellissima (2007) e Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005); a fronte di questi dati deciderà di darsi una mossa? La sensazione è che non sia importante o che non se ne preoccupi più; insomma siamo giunti (finalmente) alla tranquillitè.

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