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Ci sono pellicole che nella storia del cinema ci entrano non per particolari meriti artistici, piuttosto per quel che c’è dietro: è il caso di Domino (2019) di Brian de Palma, una co-produzione Danimarca-Francia-Italia-Belgio-Paesi Bassi che ha creato non pochi grattacapi al regista statunitense. De Palma infatti, a pochi giorni dal rilascio di Domino nelle sale, ha così dichiarato: “Domino non è un mio progetto. Non ho scritto la sceneggiatura. Ho avuto un sacco di problemi coi finanziamenti, non ho mai avuto un’esperienza così orribile sul set. Una gran parte del nostro team non è ancora stata pagata dai produttori danesi. Questa è stata la mia prima esperienza in Danimarca, e quasi sicuramente sarà l’ultima“.

Ed è un peccato, perché a prodotto finito sì, Domino di De Palma ha ingenti problematiche da cui ha fatto bene il regista di Blow-Out (1981) a dissociarsene – ma era anche un progetto con un enorme potenziale narrativo. Domino, infatti, racconta la storia di vendetta di Cristian (interpretato da Nikolaj Coster-Waldau) un poliziotto che dopo aver visto il proprio collega Lars (interpretato da Søren Malling) rischiare la vita in servizio per una sua negligenza a opera del terrorista libico Ezra Tarzi (interpretato da Eriq Ebouaney), intraprende assieme alla collega Alex (interpretata da Carice Van Houten) una caccia all’uomo per tutta l’Europa per arrivare a Tarzi prima dell’Agente CIA Joe Martin (interpretato da Guy Pearce) in una sequenza conclusiva dal chiaro sapore Hitchcockiano.

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Domino: un film “fuori tempo” dallo script debole valorizzato da un grande De Palma

In Domino ci troviamo dinanzi a uno script chiaramente e visibilmente limitato e sanguinante, che nel primo atto della pellicola si concentra su una dinamica tanto cara al genere poliziesco e in particolare alla saga di Arma Letale (1987-1998) di Richard Donner. La dinamica del buddy-cop “familiare” dove assistiamo a un forte legame affettivo – che in sceneggiatura viene tradotto come narrativo – tra Cristian, il poliziotto giovane “solitario e incapace di crearsi una vita propria per via di un trauma” e Lars, il poliziotto meno giovane “prossimo alla pensione, annoiato dalla vita”; un legame tra i personaggi che riporta alla mente, nelle intenzioni, quello tra Riggs e Murtaugh. La famiglia di Lars infatti, accoglie Cristian come fosse un figlio.

Nel suo incedere tuttavia, anche per via d’ingenti tagli in fase di pre-produzione e montaggio, si dimostra come uno script debole e scialbo, dove il susseguirsi dell’azione nel dipanarsi dei successivi due atti, è frutto di telecamere nascoste, sviste, pistole abbandonate e cassetti chiusi male – una voluta casualità che nel buttar giù un soggetto diventano scelte facilone e semplicistiche, con cui non voler ricercare soluzioni più elaborate e narrativamente ingegnose. In tal senso, è un vero peccato se consideriamo che all’inizio del secondo atto, lo script di Petter Skavlan prevede il dipanarsi di quattro linee narrative, di cui due mal gestite.

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De Palma in tutto questo, da grande autore della New Hollywood che fu, non sta a guardare, e cerca di valorizzare al massimo lo script e gli interpreti attraverso una regia classica, fatta di inquadrature statiche, fisse, con la camera che un po’ come il testimone della scena. Si avvicina nei momenti drammatici – valorizzati in tal senso da primi e primissimi piani – per poi allontanarsi lentamente, dando campo e creando una sorta di effetto straniante. Guardando Domino, infatti, si ha come la sensazione di assistere a un film “fuori-tempo” per le estetiche del cinema contemporaneo. La colonna sonora di Pino Donaggio e una fotografia che valorizza al massimo gli ambienti bui attraverso luci artificiali e vuote, rievocano una messa in scena e uno stile registico tipico proprio di quel cinema degli anni ottanta che fece la fortuna del regista americano.

Domino: De Palma, Hitchcock e il voyeurismo 2.0

Domino, pur essendo realmente l’ultima pellicola per cui verrà ricordato Brian De Palma, diventa interessante se inserita nel percorso sulla tematica del voyeurismo e dell’ennesimo omaggio che il regista statunitense ha riservato al suo idolo di sempre nonché maestro: Alfred Hitchcock. Il sotto-testo di Domino infatti, riguarda il raggiungimento del culmine della guerra al terrorismo, con cellule jihadiste dell’ISIS che nel 2020 (gli eventi del film partono dal 16 Giugno 2020) seminano il terrore nel nord Europa. Una pellicola quindi di near-future, che utilizza una tematica fortemente sociale e attuale, in modo – almeno nelle intenzioni – narrativamente rilevante.

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L’elemento voyeuristico tanto caro al regista statunitense in pellicole come Vestito Per Uccidere (1980), Blow-Out (1981) e Omicidio a Luci Rosse (1984), viene declinato in Domino nel mostrare la preparazione gli effetti e l’esecuzione effettiva di due attentati terroristici in diretta mondiale. Il primo ha anche una sorta di strano e contorto messaggio meta-testuale a posteriori vista la produzione travagliata e la denuncia dello stesso De Palma, con una donna jihadista che semina il panico sul red carpet del Nederlands Film Festival per poi farsi saltare in aria.

Il secondo, e certamente più interessante a livello cinematografico e cinefilo, è la sequenza conclusiva durante una corrida ad Almeria, con un jihadista pronto a farsi saltare in aria sugli spalti, che nel crescendo della colonna sonora, negli stacchi di montaggio, e nella messa in scena, rievoca – molto alla lontana – la celebre sequenza alla Royal Albert Hall de L’Uomo Che Sapeva Troppo (1956) di Alfred Hitchcock.

Non bastano tuttavia un omaggio ad Alfred Hitchcock e qualche interessante vezzo registico a salvare un prodotto filmico complessivamente debole e – Nikolaj Coster-Waldau a parte – mal recitato come Domino, che più che un film minore di Brian De Palma, è semplicemente un film dimenticabile e “già dimenticato”. Domino non aggiunge nulla né toglie valore alla filmografia di un autore che negli anni è stato capace di dirigere pellicole come Scarface (1983) e Carlito’s Way (1993).

Domino, diretto da Brian de Palma, è stato rilasciato nelle sale l’11 Luglio 2019, distribuito da Eagle Pictures. Nella trama si legge:

In una Copenaghen sconvolta dal terrore, un ufficiale di polizia cerca giustizia per l’omicidio di un collega da parte di un membro dell’ISIS. Nella caccia all’assassino, l’agente finisce incastrato in un pericoloso gioco condotto dalla CIA.

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