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Per la seconda volta in due anni, Shining di Stanley Kubrick diventa terreno di un viaggio metacinematografico sul tema del ricordo e sulle paure che albergano nella nostra mente. Dopo l’ingresso da parte di Steven Spielberg nell’Overlook Hotel in una delle scene madri del suo meraviglioso Ready Player One, stavolta tocca al giovane e talentuoso Mike Flanagan confrontarsi con questa icona dell’horror in Doctor Sleep, adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King, che è anche seguito ufficiale del libro Shining. Un’operazione dal forte effetto nostalgia ma particolarmente complessa, in quanto fondata sulla necessità di coniugare i punti di vista notoriamente divergenti di King e Kubrick sulla storia, nonché le radicali differenze in alcuni passaggi chiave del racconto.

Fin dai primi momenti, è chiara la posizione di Flanagan. Nonostante la scritta Stephen King’s Doctor Sleep, che campeggia sui poster ufficiali del film, la sua opera infatti è, per atmosfere e contenuti, diretta conseguenza di quella di Kubrick, che riprende a più riprese, appoggiandosi sia alle scene cardine dell’opera del regista americano, sia alla sua inquietante colonna sonora. Le parole di King trovano però a loro volta una piccola rivincita sul grande schermo, attraverso il richiamo a determinati risvolti del racconto originale, che non vi anticipiamo per evitare sgradevoli spoiler.

Doctor Sleep: la conferma del talento e dell’autorevolezza di Mike FlanaganDoctor Sleep

Presentato in anteprima europea al Lucca Comics & Games 2019, Doctor Sleep si apre poco dopo i tragici eventi dell’Overlook Hotel, mostrandoci il piccolo Danny Torrance insieme a sua madre Wendy, tormentato dai ricordi della stanza 237 e soprattutto ancora forte della sua luccicanza, dono e allo stesso tempo maledizione che gli permette di vedere e comprendere cose che agli altri esseri umani sono precluse. Anni dopo, l’adulto Danny (Ewan McGregor), alle prese con la difficile ripresa dall’alcolismo che aveva afflitto anche suo padre Jack, si trasferisce in New Hampshire, dove trova lavoro in un ospizio e conosce la piccola Abra Stone, anch’essa dotata della luccicanza. I due dovranno unire le loro forze contro l’inquietante Rose Cilindro (Rebecca Ferguson) e i suoi seguaci, creature maligne che proprio dalla luccicanza traggono il loro nutrimento.

Dopo aver convinto recentemente con Il gioco di Gerald e le prima stagione di Hill House, Mike Flanagan, che delle sue opere è anche sceneggiatore e montatore, si dimostra nuovamente uno dei più autorevoli registi dell’horror contemporaneo, confrontandosi con un caposaldo del genere a viso aperto, senza timore reverenziale ma mosso da un palpabile e toccante rispetto. Anche in questo caso, l’attenzione del regista è rivolta soprattutto sulla famiglia, e in particolare sulle conseguenze dei traumi dell’infanzia sugli adulti che diventiamo. Concetto ben incarnato dal Doctor Sleep McGregor, che in costante sottrazione ci mostra un uomo spezzato e devitalizzato, che, nonostante gli anni passati e i percorsi esistenziali intrapresi, da quell’Overlook Hotel dimostra ripetutamente di non essere mai uscito per davvero.

Doctor Sleep coniuga la visione kubrickiana e quella kinghiana di Shining

Doctor Sleep

L’attenzione di Flanagan per il viaggio interiore di Danny trova il suo controcampo nella vicenda di Rose Cilindro e dei suoi spaventosi soci. Una comune che si nutre di odio e sofferenza, a metà fra la setta di Charles Manson e la tradizione vampiresca, le cui azioni riservano le sequenze più spaventose di Doctor Sleep, ma che non costituisce mai il cuore del racconto. La stessa storia di Danny fatica troppo ad avanzare, e a tratti i 151 minuti totali di durata si sentono tutti. La situazione però cambia totalmente quando questi due fili apparentemente spezzati e incompatibili fra loro si riallacciano dove tutto è cominciato e deve necessariamente finire: il sinistro Overlook Hotel, che per l’occasione riprende vita davanti ai nostri occhi, pronto ad attrarre nuovi ospiti nel suo vortice di follia e orrore.

Flanagan gioca a fare il Kubrick, utilizzando le stesse inquadrature a volo d’uccello e parlando direttamente al nostro immaginario, indelebilmente segnato da Shining. Al contrario di quanto succede spesso in questi casi, le ali di Flanagan non si bruciano avvicinandosi al sole, e il regista ci regala momenti di cinema purissimo, facendo rivivere il capolavoro del 1980 con una memorabile successione di richiami ed espliciti omaggi, permettendosi il lusso di rigirare alcune sequenze di culto e di effettuare alcuni inevitabili recast delle svariate presenze che infestano l’Overlook Hotel. Si parlerà di lesa maestà e di mero fanservice (come se l’attenzione per i desideri dello spettatore fosse un aspetto negativo), ma Flanagan fa invece un lavoro particolarmente fine e intelligente, miscelando all’effetto nostalgia una rappresentazione dell’Overlook come luogo metafisico che distorce la mente di chi lo abita, miracolosamente capace di coniugare sia la visione kubrickiana che quella kinghiana.

Doctor Sleep: un horror maturo e profondo

Doctor Sleep

A proposito del lavoro di Kubrick, King ha sempre lamentato che quello del regista è un lavoro freddo, che finisce nel ghiaccio, a differenza del suo, che è caldo e finisce col fuoco. Ghiaccio e fuoco si amalgamano invece perfettamente in Doctor Sleep, che attraverso la paura e l’orrore riesce a toccare temi profondi e maturi come la dipendenza e la persistenza del ricordo, ricordandoci ancora una volta che possiamo essere contaminati dal male, ma possiamo anche trovare in noi stessi e nella solidarietà del prossimo la forza per sconfiggere i demoni interiori che ci affliggono.

Doctor Sleep è al cinema dal 31 ottobre 2019 con Warner Bros.

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