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A più di 20 anni di distanza dal suo memorabile esordio per il grande schermo Cube – Il cubo, Vincenzo Natali torna a raccontare le disavventure di un gruppo di personaggi intrappolati in un misterioso luogo metafisico con Nell’erba alta, basato su un racconto scritto da Stephen King e suo figlio Joe Hill. Lo spunto di partenza stavolta non è un cubo tecnologicamente avanzato, ma un apparentemente rassicurante prato di erba alta, nelle vicinanze del quale si fermano i fratelli Cal e Becky, per una sosta dovuta alla gravidanza di quest’ultima. Una volta scesi dalla loro auto, i due avvertono le urla di paura di un bambino di nome Tobin, che chiede il loro aiuto per uscire dall’erba, in cui è rimasto intrappolato insieme ai genitori. Cal e Becky si avventurano nell’erba, dando il via a una serie di avvenimenti sempre più inquietanti e pericolosi.
Nell'erba alta

I fedeli lettori kinghiani non faticheranno a riscontrare in Nell’erba alta diversi temi cari allo scrittore del Maine: la situazione di isolamento, un fenomeno paranormale che imprigiona i protagonisti (come la nebbia di The Mist o la cupola di The Dome) e l’inevitabile dilagare della follia e della cattiveria insite nell’animo umano. Ciò che manca è però sia l’approfondimento psicologico dei personaggi, uno dei punti di forza della scrittura del Re, sia il senso di inquietudine e mistero, che Natali aveva saputo infondere anche a opere come Cypher e Splice.

Mentre altri recenti adattamenti di King per il grande schermo, in particolare L’ombra dello scorpione e It – Capitolo due, hanno avuto grosse difficoltà a condensare libri estremamente lunghi nella durata più o meno lunga di un film, Nell’erba alta sembra invece avere il problema esattamente opposto, cioè l’incapacità di far prendere respiro alla storia e una certa confusione nella direzione da seguire a livello narrativo, testimoniata anche dalla netta divergenza della storia rispetto al racconto originale.

Nell’erba alta: fra loop temporali e sfumature da folk horror

Nell'erba alta

Con l’eccezione di Patrick Wilson, sempre abile a dare vita a personaggi costantemente in bilico fra bene e male, gli altri interpreti (Laysla De OliveiraHarrison Gilbertson, Avery Whitted, Rachel Wilson e Will Buie Jr.) faticano a dare tridimensionalità e carattere ai propri personaggi, anche a causa di una sceneggiatura che evita di dargli qualsiasi approfondimento, anche con rapidi flashback. Lo spaesamento dei personaggi nell’erba alta trova così un non efficace corrispettivo nello spaesamento dello spettatore, che si trova ben presto avvolto in una narrazione fragile e disordinata, in cui il mistero è costantemente affossato dalla confusione e la tensione è sempre smorzata dalla noia.

A poco serve anche il tentativo di contaminare Nell’erba alta con alcune sfumature da folk horror, come la grande roccia al centro della radura e il culto attorno a esso, che assume un ruolo sempre più centrale nel racconto. Nel gioco di incastri che ne segue, fra loop temporali e metafore sulla gravidanza, non si ha mai la sensazione di assistere a un puzzle in cui tutte le tessere vanno lentamente al loro posto, quanto piuttosto a un tentativo di allargare a dismisura i confini del racconto, senza però l’abilità di dare una degna chiusura al tutto. Come in un mediocre horror di seconda fascia, i momenti che rimangono più impressi si limitano a qualche estemporanea più truculenta, ma è davvero troppo poco per un lavoro che aveva ben altre mire.

Nell’erba alta non riesce a replicare su schermo la magia delle parole di Stephen King
Nell'erba alta

Nell’erba alta si rivela dunque l’ennesimo tentativo fallito di replicare sul grande schermo la magia dell’opera di King, nonché un vistoso passo indietro per un regista come Natali, che avevamo imparato a conoscere e apprezzare proprio per la sua abilità di fare deflagrare il male portando i propri personaggi in situazioni estreme. Un film innocuo e facilmente dimenticabile, che senza la cassa di risonanza garantita dallo streaming avrebbe con ogni probabilità faticato a emergere.

Nell’erba alta è disponibile dal 4 ottobre su Netflix.

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