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Al cinema per una proiezione-evento solo l’11, il 12 e il 13 marzo, Diabolik sono io si aggiunge alla fortuna serie di documentari d’arte che piacciono sempre di più agli spettatori. Perché sì, d’arte si parla anche in questo caso: la nona arte, la letteratura illustrata, il fumetto – finalmente portato all’attenzione del grande pubblico.

Da dove iniziare con quest’operazione di divulgazione se non da uno dei personaggi più iconici, fortunati e longevi del fumetto italiano? Nato dalla fantasia delle sorelle Giussani, Diabolik è diventato nel corso degli anni un vero e proprio fenomeno di costume, oltre che ispirazione di tutto un filone che ha fatto la storia del fumetto degli anni Sessanta e Settanta. Oggi, nel 2019, a 57 anni dal suo esordio, il ladro più affascinante della nostra letteratura torna alla ribalta con un documentario interamente dedicato a lui e al mistero che avvolge la sua nascita.

Diabolik sono io: il felice incontro tra cinema e fumetto

diabolik cinematographe.it

Di tentativi ne sono stati fatti diversi, per far incontrare la settima e la nona arte. Le due espressioni sembrano, anzi, state inventate per andare a braccetto: se da un lato il cinema ha il vantaggio del sonoro e del movimento, dall’altro il minor investimento produttivo che c’è dietro a un fumetto ha permesso di renderlo un incubatore di idee e avventure, tra le più folli e avvincenti di tutta la produzione contemporanea. Così, alla sempre più nutrita schiera di film, serie tv e autori di fumetti prestati al cinema, si aggiunge anche una docufiction, una forma spesso trascurata, ma non per questo meno interessante.

Guarda qui il trailer di Diabolik sono io

A raccontare la storia di Diabolik, nel documentario Diabolik sono io, è il regista Giancarlo Soldi, una figura che col mondo del fumetto ha senz’altro dimestichezza. Era il 1992 quando Soldi porta alla Mostra del Cinema di Venezia il suo lungometraggio Nero, scritto con Tiziano Sclavi (per chi non lo conoscesse: il papà di Dylan Dog), in cui compare niente di meno che Hugo Pratt (l’autore di Corto Maltese), insieme a Sergio Castellitto e Chiara Caselli. Forse uno dei primi a cogliere il potenziale del legame tra i due media, Soldi racconta di aver trascorso – da giovane – molti pomeriggio in compagnia delle sorelle Giussani. Questi ricordi diventano testimonianze inedite, riprese private che possiamo ritrovare nel documentario prodotto da Anthos e RaiCinema.

Diabolik sono io: il mistero nel mistero

Diabolik sono io, cinematographe.it

Ogni buon documentario è chiamato a colmare lacune o a raccontare storie già note da un punto di vista originale: questo compito è assolutamente assolto da Diabolik sono io. Soldi, infatti, non si limita a raccontare la seppur interessante figura del ladro in nero inventato dalle Giussani, ma lo fa scegliendo di indagare sull’origine editoriale del personaggio. Il mistero più intricato dell’intera carriera di Diabolik è proprio nelle sue origini, e nasce con la firma del misterioso disegnatore Angelo Zarcone chiamato “il tedesco”. Si dà il caso che dopo aver consegnato le preziosissime tavole del primo volume dedicato al celeberrimo ladro, il disegnatore si sia dissolto nel nulla, senza lasciare alcuna traccia o referenza. Che fine avrà fatto, allora, Zarcone? Cosa sappiamo su di lui e perché quei pochi ritratti che abbiamo ricordano così tanto – appunto – Diabolik?

Per ricostruire questa oscura vicenda, Soldi e il coautore Mario Gomboli (da vent’anni responsabile assoluto di Diabolik, editore, direttore e curatore dei soggetti) si servono delle parole di alcune personalità del mondo del fumetto, che hanno in qualche modo avuto a che fare con la testata e il personaggio.

Diabolik sono io: tra ricostruzione e testimonianze

Luciano Scarpa Diabolik cinematographe.it

Il docufilm procede come un giallo. Un personaggio senza memoria e senza passato – interpretato da Luciano Scarpa – si aggira per le strade di una città fredda e inospitale dopo un incidente. Alla ricerca di informazioni su di sè e sulla propria identità (che sia proprio lui Zarcone?), tutto quello che gli rimane è il ricordo vivido di un paio di occhi di ghiaccio, dall’espressione ferina. Gli occhi, appunto, di Diabolik.

Per andare in soccorso del bel smemorato, Soldi chiama a raccolta diversi nomi di assoluto rispetto: dal giornalista ed ex-direttore di Topolino Gianni Bono, al maestro del fumetto erotico Milo Manara, fino agli sceneggiatori Alfredo Castelli (creatore di Martin Mystère) e Tito Faraci (Topolino, Diabolik, ma anche Spider-Man, Capitan America e Devil). A questi si aggiungono i Manetti Bros, impegnati sul prossimo film dedicato, appunto a Diabolik, lo scrittore di gialli Carlo Lucarelli e il disegnatore Giuseppe Palumbo, partecipe dell’operazione di remake del numero uno di Diabolik, pubblicata da Astorina nel 2001.

sorelle Giussani diabolik cinematographe.it
Le sorelle Giussani, ideatrici di Diabolik, in un’intervista ripresa nel film.

Il risultato è un prodotto sicuramente di grande interesse per gli appassionati, ma anche di forte richiamo per i lettori (e spettatori) più giovani o distratti, che non hanno mai avuto un volume di Diabolik tra le mani. Colpisce, come sempre, il candore sinistro delle sorelle Giussani e l’assoluta naturalezza con cui l’intrigo, il mistero e – perché no – la violenza si insinuavano nel loro immaginario. Diabolik è un personaggio fuori dal tempo, come osserva giustamente Lucarelli, che oggi probabilmente sarebbe giudicato troppo politicamente scorretto per essere pubblicato. Allora, evviva Diabolik e il fumetto nero degli anni Sessanta, il senso del proibito e la creatività dell’Italia naif. Diabolik sono io è un’occasione di studio, su una materia che finalmente inizia a essere riconosciuta come tale.

Leggi anche Diabolik – ecco il teaser trailer del film dei Manetti Bros

Un appuntamento godibile, in cui la fiction costituisce una gradevole cornice per informazioni di prima mano, trasmesse direttamente dalle voci dei protagonisti di una storia tanto affascinante quanto poco nota. Diabolik sono io è distribuito in sala da Nexo Digital.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Sonoro
Recitazione
Fotografia
Emozione