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Sanal Kumar Sasidharan non è al suo primo film. Con CorrenteChola, in lingua originale -, l’autore arriva alla 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, occupando uno dei posti nella sezione Orizzonti per tentare di riportare, attraverso la sua opera, il soffocante dittatorialismo della figura maschile nell’India ancora oggi. Sforzo apprezzabile più per il suo messaggio che non per l’esecuzione di cui Sasidharan dà mostra, in un film non certo povero di un’idea di partenza, ma infelice sotto tutti gli altri suoi punti di vista.

Siamo nei territori indiani, quelli sconosciuti, ricoperti solo da vegetazioni e piante. È lì che abita Janaki (Nimisha Sajayan) ed è lì che vuole tornare dopo una giornata passata in città. Era, infatti, questa la promessa che gli aveva fatto il fidanzato (Akhil Viswanath), ma che lo scorrere del tempo ha reso purtroppo irrealizzabile. E, in più, è per volere del capo del ragazzo (Joju Georg), un uomo silenzioso e pronto alla rabbia, che i due non possono tornare, costringendoli a passare una notte di terrore, che cambierà le sorti della loro gita.

Corrente: buona l’idea, pessima la realizzazione

corrente, cinematographe.it

Le intenzioni non erano male: prendere un tema importante per il proprio Paese e renderlo anche contemporaneo, costruendoci sopra un racconto che potesse toccare il cuore della questione, pur trascrivendolo sotto forma di una favola dai risvolti inevitabilmente neri. È nello svilupparle e renderle visive che, però, queste opportunità di realizzazione perdono di qualsiasi significato. A partire da una sceneggiatura che fa, di conseguenza, risentire maggiormente degli elevati problemi tecnici di Corrente, che si sarebbero potuti perdonare se bilanciati da una storia che avesse saputo almeno mostrarsi limpida.

Il concetto dietro a Corrente è, di fatto, ingegnoso, ma è la scrittura poco fluida del regista Sasidharan e del suo collaboratore K. V. Manikandan a non esplicitarne, come sarebbe servito, i significati di alcuni passaggi e alcuni gesti, in questo modo passati quasi per insensati. Non essendo stati in grado di sciogliere alcuni nodi di una sceneggiatura che va, sicuramente, interpretata, al film è toccato un risultato complessivo ben poco apprezzato, piuttosto ostico nella sua decodificazione. Un quadro che sarebbe stato fondamentale che il film riuscisse a esprimere con chiarezza, per esplicarne le psicologie e i motivi delle gesta, che restano invece ai più inspiegabili e sconosciute.

Corrente: dalla regia alla direzione degli attori, un film che perde la sua occasione di essere una favola nera

corrente, cinematographe.it

Aggravante che va legandosi alla già problematica faccenda della regia, della quale risulta difficile cogliere molte scelte prese con la macchina da presa. Pur avendo in mente quali angolazioni suggerire e quali composizioni riportare, il lavoro di Sanal Kumar Sasidharan si depotenzia a causa di piccolissimi accorgimenti che, a lungo andare, influenzano il giudizio sull’intera opera filmica, condizionata da un utilizzo confuso – dando l’impressione di essere quasi alle prime armi – del mezzo. Inabilità che la regia risente non soltanto per il suo apparato tecnico, ma che si riversa in maniera consistente nella direzione degli attori, abbandonati ai propri ruoli e lì, ancora in attesa di venire indirizzati. È, tra tutti, l’indifesa Nimisha Sajayan a risentire di più della malagestione della sua recitazione, rivoltando all’aria qualsiasi contegno del personaggio e rendendola invece che una vittima, una colpevole dell’insofferenza del pubblico.

Muovendosi sul doppio binario dell’allegoria, dove l’allontanamento dalla natura pacifica porta alla maledizione della città, Corrente avrebbe bisogno di ripartire da zero, riportando soltanto la sua scintilla tematica, per una fiaba che manterrebbe comunque i suoi risvolti drammatici, ma resi con più comprendonio e impatto.

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