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Un uomo solo al centro della strada che percorre il centro di una cittadina fantasma: non è la scena clou di un film western, bensì l’inizio di Ancora vivo – Last Man Standing. A ben vedere, comunque, i riferimenti a classici del cinema di genere sono numerosi a partire dalle premesse: il soggetto prende infatti piede dall’epica di Yojimbo di Kurosawa e Per un pugno di dollari di Sergio Leone, rileggendo in chiave gangster le dinamiche già narrate in Piombo e sangue, un romanzo di Dashiell Hammett.

Ancora vivo - Last Man Standing
Bruce Willis è John Smith in Ancora vivo – Last Man Standing.

Durante l’era del Proibizionismo, un uomo che si fa chiamare John Smith e che di sé dice solo di provenire da Est si trova al centro di Jericho, una cittadina vicina al confine tra Usa e Messico in cui due bande rivali si fanno guerra, provocando l’inesorabile svuotamento del paese. Affascinati da quest’uomo misterioso, i capi delle due bande cercano di arruolarlo tra le loro fila anche per le sue spiccate doti con le armi, mentre le rispettive mogli si contendono il forestiero a suon di sguardi e preghiere languide. John Smith diventa il prototipo di eroe western, provocando una lotta all’ultimo sangue tra le due fazioni opposte, riuscendo a ridare libertà alle donne trattenute dai boss e lasciando la città verso il Messico, sua destinazione iniziale.

Ancora vivo - Last Man Standing
Christopher Walken è Hickey in Ancora vivo – Last Man Standing.

Ancora vivo – Last Man Standing: un film non molto apprezzato da critica e pubblico

Nonostante il buon successo al botteghino all’epoca della sua uscita, Ancora vivo – Last Man Standing non ha mai goduto di buona fama in senso critico e di pubblico, annoverando tra le contestazioni riferimenti al surrealismo della storia narrata e a una resa attoriale non sempre impeccabile, soprattutto da parte di Bruce Willis nei panni dello sfuggente John Smith.

A ben vedere, in effetti, l’atmosfera da gang story che circonda i protagonisti non si concilia sempre perfettamente con il dipanarsi della trama, ma anzi spesso e volentieri rende i personaggi (Smith prima di tutti) delle macchiette statiche e impermeabili alle dinamiche che lo circondano. La regia di Walter Hill, non certo nuovo alla pratica del genere, non rende spazio alla storia e ai personaggi, racchiudendoli in poche strade e in dinamiche ristrette che velocemente diventano in groviglio di pensieri in lontananza.

Bruce Willis d’altro canto non compie un miracolo, ma riesce a dare corpo a un protagonista impenetrabile, che muove i fili della propria e dell’altrui esistenza senza dismettere i panni del granitico straniero dal nome criptico. La parte più interessante di Ancora vivo – Last Man Standing risiede infatti nei presupposti e nei pensieri a priori rispetto al film stesso, mentre il risultato finale si incentra sulla figura interpretata da Bruce Willis rendendolo protagonista assoluto, lasciando in compenso in disparte ruoli collaterali che risultano invece più apprezzabili.

Basti pensare a Christopher Walken nelle vesti di Hickey, uomo a capo di una delle due fazioni che si contendono il monopolio di Jericho. Il trattamento riservato ai personaggi diversi da John Smith risultano orientati a far risaltare il pistolero col borsalino nella sua dimensione eroica, salvo però ridurlo a caricatura di se stesso, incapace di creare una dialettica armonica con gli antagonisti.

La centralità del suo personaggio crea insomma un ritmo discorde, che non sa trarre vantaggio dalla presenza degli altri interpreti che pure saprebbe dare movimento allo scontro. Alla fine della lotta tra bande, alla fine della storia, si sa già che solo una persona rimarrà in piedi e una costruzione diegetica come questa non apporta informazioni aggiuntive a quanto statuito a partire dalle premesse e dal titolo stesso.

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