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Iconico, divenuto leggendario ed entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, I guerrieri della notte (The warriors in v.o.) pellicola del 1979 scritta e diretta da Walter Hill con protagonisti – tra gli altri – Michael Beck, James Remar, Dorsey Wright, Thomas G.Waites, Marcelino Sanchez e Deborah Van Valkenurgh.

La pellicola, quest’anno giunta al quarantennale dal rilascio in sala, è rapidamente divenuta, negli anni, una delle pellicole più imprescindibili nella fase di passaggio alla New Hollywood, risultando assieme a Driver L’imprendibile (1978), una delle pellicole manifesto del cinema pop del regista americano, spesso poco apprezzato dalla critica d’Oltreoceano, ma di grande appeal per il pubblico.

I guerrieri della notte, a dispetto di una confezione facilmente fruibile dai più, è in realtà esempio di una scrittura molto intelligente e di indubbio valore artistico, risultando infatti una rielaborazione in chiave postmoderna dell’Anabasi di Senofonte in un contesto di guerra tra bande giovanili rivali.

L’Anabasi – priva di proemio e divisa in sette libri – è un’opera autobiografica dell’autore ateniese avendo, Senofonte, partecipato da mercenario ad una guerra civile persiana, narra della ritirata dei Diecimila attraverso l’impero persiano, dopo che Ciro il Giovane (da qui il nome Cyrus, il potente e rispettato leader dei Riffs in I guerrieri della notte), pretendente al trono imperiale e loro capo e reclutatore, era stato sconfitto nella battaglia di Cunassa.

I Warriors del film dovranno compiere un’impresa analoga a quella dei Diecimila, che si trovarono ad attraversare l’impero basandosi solo sulle proprie forze, attaccati da tutti i popoli sottomessi all’impero (il film propone il parallelismo con le gang rivali), e inseguiti da un esercito nemico; riusciranno nel loro intento, rivedendo il mare dal monte Teche in una penisola della Turchia settentrionale.

I guerrieri della notte – Titolo originale, microcriminali e quella celebre battuta

i guerrieri della notte recensione film walter hill cinematographe

In fase di lavorazione, il titolo originale de I guerrieri della notte era Streets of fire (Strade di fuoco), ma poiché alla produzione questo titolo non piaceva, il regista Walter Hill lo tenne in serbo per poterlo utilizzare in un’occasione successiva; quell’occasione arriverà cinque anni più tardi, con Strade di fuoco (1984) con protagonisti Michael Parè e Diane Lane – a detta di Hill il film che sognava di fare da tutta una vita.

In alcuni set furono salariati di 500$ al giorno dei veri microcriminali per proteggere i furgoni della produzione da eventuali vandalismi. Altri reali appartenenti a bande di strada hanno partecipato al raduno iniziale nel Bronx.

Le giacche dei guerrieri sono state fabbricate in finta pelle. I graffiti che marchiano il territorio dei protagonisti sono stati realizzati da un gruppo di graffitari assunti appositamente che non sono stati stipendiati ma fatti partecipare come attori/comparse.

Joe e Anthony Russo dirigeranno il remake de I guerrieri della notte

Nella scena ambientata nella metropolitana dove Mercy corre guidata da Fox, l’attore non ha lasciato in tempo la mano della donna rompendole di conseguenza il polso; nelle successive apparizioni della donna questa appare con un giubbotto che è servito a coprire la fasciatura.

La famosa scena di Luther che richiama i guerrieri con le tre bottiglie è stata improvvisata dall’attore sul momento – “guerrieri, giochiamo a fare la guerra?” – spiegando successivamente d’aver preso spunto dalle provocazioni che un suo anziano vicino gli faceva quando era piccolo. La battuta inglese originale recita “Warriors, come to play with us.”

I guerrieri della notte – Il ruolo narrativo del raduno delle bande

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Il successo de I guerrieri della notte, a partire dal soggetto originale di indubbio appeal per un pubblico giovanile, è dato soprattutto dalla celebre sequenza d’apertura sulla metropolitana, che tramite digressioni temporali e brevi spezzoni in attesa del fulcro narrativo del primo atto – il raduno di bande di New York – permette a Hill, in appena cinque minuti, di creare un contesto narrativo dalle regole ben delineate, in cui vengono individuati i ruoli scenici e identificato immediatamente il villain.

La pellicola di Hill, in tal senso, ebbe anche un notevole impatto socio-culturale, fortemente sottolineato dalla sequenza di presentazione delle gang – con cui il regista di Driver L’imprendibile, delinea un affresco multietnico con cui giocare con stereotipi e differenti etnie. Il raduno diventa infatti non solo l’evento di rottura dei delicati equilibri scenici ma anche una sequenza dal fortissimo impatto metaforico-narrativo.

Tramite il raduno Hill delinea la visione di una società utopica, nella quale le bande di strada possano realmente autogovernare nella città di New York – quantomeno nel suburbano – in una convivenza pacifica; ponendosi così come un’organizzazione parastatale figlia del suo periodo generazionale, dei suoi respiri insurrezionali e di un decennio cinematografico apertosi con Zabriskie Point (1970) di Michelangelo Antonioni che trova in I guerrieri della notte la sua degna, violenta e nichilistica chiusura – un inno al caos laddove non arriva l’autorità statale.

I guerrieri della notte – L’immortalità cinematografica passa da una fuga lunga tutta una notte

Come dicevamo in apertura, per tempi e ritmo narrativo, I guerrieri della notte si è rapidamente consacrato negli anni come una delle opere principali nel definitivo passaggio alla New Hollywood e alla piena libertà autoriale – i cui primi germinali segnali si sono avuti con il cinema di Arthur Penn e Robert Altman sul finire degli anni Sessanta – e che qui trova una delle sue massime espressioni essendo l’opera una rielaborazione dell’Anabasi di Senofonte.

Per una narrazione semplice dal linguaggio immediato, pensato per un pubblico giovanile, con cui Hill – attraverso una scenografia minimale piuttosto che una messinscena grandiosa – scandaglia un ambiente narrativo variopinto. Nel farlo, Hill si affida a una struttura narrativa dall’andamento lineare, opportunamente scandita dagli scontri con le gang rivali di contorno, volta a delineare un solido intreccio che vede i Warriors – punto di vista principale della narrazione – a cui si oppongono i Rogues e i Riffs.
Una struttura a tre archi che andranno così a ricongiungersi, secondo respiri scenici e ritmi differenti, in un’ormai mitologico terzo atto, dopo una fuga lunga tutta una notte tra stazioni della metropolitana e parchi.

Tutti elementi che rendono, I guerrieri della notte, un prodotto cinematografico per l’epoca fortemente innovativo, fresco che punta tutto sulla forza del suo messaggio che non su elaborati artifici scenici.

I guerrieri della notte – Quarant’anni dopo un cult inarrestabile a conferma del genio di Walter Hill

A quarant’anni dal rilascio nelle sale cinematografiche, tra battute divenute ormai iconiche e sequenze suggestive, I guerrieri della notte conferma di non aver perso un grammo della sua forza rivoluzionaria nell’estate di quel lontano 1979 e del potere del suo messaggio di libertà e anarchia, delineando un affresco generazionale in chiusura di uno dei periodi socio-culturali più rilevanti del XX° Secolo.

Per una delle pellicole imprescindibili della storia del cinema, divenuta nel tempo inestimabile cult e autentico fenomeno generazionale, riuscita a consacrare – ai posteri – il talento di uno scrittore d’immaginari cinematografici semplici e di facile fruizione come Walter Hill.