A Ciambra: recensione del film di Jonas Carpignano

A Ciambra è il film del regista Jonas Carpignano presentato all'ultimo Festival di Cannes e pronto ad approdare nelle nostre sale il 31 agosto.

Elogiato film dell’ultimo Festival di Cannes presente nella sezione Quinzaine des realisateurs e vincitore del premio Europa Cinemas Label per il miglior film Europeo, A Ciambra (qui il trailer), dell’italoamericano Jonas Carpignano è pronto a raggiungere il pubblico in sala per mostrare lo spaccato di vita di un giovane ragazzo della ciambra, costruendo con precisa attenzione un confine molto labile che si accavalla tra le realtà della comunità rom e la voglia di finzione che il cinema ha da offrire.

Nelle profondità delle periferie calabresi una ristretta e anarchica collettività di gitani trascorre la propria vita districandosi tra furti e lavoro sporco per sopravvivere. Pio (Pio Amato), come tutti i ragazzi all’inizio dell’adolescenza, ondeggia tra il divertimento dei giochi dei più piccoli e il desiderio di mostrarsi alla sua famiglia già grande, seguendo le orme intaccate di criminalità del fratello maggiore Damiano (Damiano Amato) e cercando di spingersi sempre oltre. Quando a causa di un colpo finito male Damiano sarà allontanato da casa, Pio prenderà in mano le redini degli affari famigliari, lasciando dietro a sé anche l’ultimo briciolo di innocenza e addentrandosi definitivamente nell’età adulta.

A Ciambra – Tra formazione e realtà rom

a ciambra

Una storia di formazioni tra la polvere e il destino malavitoso della ciambra. Una crescita interiore maturata da valori sbagliati e incapace di redimersi, sospinta dalla cultura del furto e del non saper in che altro modo vivere. Addentrandosi nel cuore della comunità rom, trascorrendo gli anni a stretto contatto con i personaggi del suo film – quanto mai veri, quanto mai voraci – il regista Jonas Carpignano lascia che la famiglia Amato prenda vita autonomamente sullo schermo, unendo nelle sue intenzioni la volontà di mantenere un alone documentaristico inviolato che rispecchi un universo presente, ma alquanto distante dalla consuetudine italiana, aggiungendoci però lo scheletro di una storia che sostenga linearmente la narrazione.

Concentrandosi sui disagi di quel momento traumatico che può rappresentare l’adolescenza il regista – pur raccontando un ambiente in cui sigarette, alcol e impropri rappresentano la normalità nel periodo infantile – inquadra le vicende di Pio sottolineandone il desiderio prematuro di qualsiasi giovane: essere considerato un uomo.

Spingendosi sempre al limite per dimostrare l’adulto che si nasconde dietro il volto da ragazzino, Pio si sveste completamente dei panni del fanciullo e si costruisce una scorza fatta di furti in solitaria dentro case imponenti, su vagoni del treno con valige incustodite, guidando nel pieno della notte per recuperare trecento euro, restituendo macchine sottratte.

E così quel sottile equilibrio, molto vacuo nell’ambiente della ciambra, che delinea la differenza tra grandi e piccini, viene violentemente fatto venire meno dal protagonista, nato e intenzionato a restare  nella comunità rom. Intenzionato a rubare per un futuro che sembra svanire appena si approda nel cerchio degli adulti. Condotto a rubare per una vita intera senza mai l’intenzione o la prospettiva di poter smettere.

A Ciambra – Un futuro rubato

A Ciambra

A Ciambra è un lavoro di cuore dallo spirito cosmopolita, partendo da Jonas Carpignano e dalla sua regia veloce, sempre movimentata, passando per Tim Curtin e la sua fotografia ruvida, quasi in filigrana, e poi ancora Affonso Gonçalves e il suo montaggio naturale, privo di manieristiche artificialità eppure quanto mai espressivo, fino a concludere con Dan Romer e le sue melodie alienanti, stridenti, incredibilmente emozionanti. Una colonna sonora che mostra un’eccellente aderenza alle immagini, esprimendo con le sue sonorità discordi l’interiorità mai trasmessa a parole del personaggio principale e, di conseguenza, il suo profondissimo turbamento.

Uno specchio dal quale attingere per conoscere i costumi delle realtà ai bordi del nostro Paese e per poter apprezzare del buon cinema d’autore.

Regia - 3
Sceneggiatura - 3
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3.5
Emozione - 3

3.1

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