Cannes 2021 – A Chiara: recensione del film di Jonas Carpignano

In A Chiara Jonas Carpignano abbraccia un realismo quasi documentaristico insinuando la sua videocamera nelle dinamiche di una famiglia talmente unita da giustificare se stessa contro ogni possibile evidenza, mettendo in risalto come sia davvero difficile per i figli dei malavitosi emanciparsi dalle attività criminali in cui vivono immersi e intraprendere un'altra strada.

Jonas Carpignano, che nel 2017 si è aggiudicato a Cannes il premio Europa Cinema Label con A Ciambra, chiude la sua trilogia ambientata a Gioia Tauro (e iniziata con Mediterranea) nella Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2021 con A Chiara, un racconto di formazione incentrato sui sentimenti di un’adolescente che scopre all’improvviso qual è il vero mestiere dell’amato padre.

Chiara (Swamy Rotolo) è la figlia di mezzo di una famiglia composta da cinque persone, ha una sorella maggiore che sta per festeggiare i suoi 18 anni e una sorellina capricciosa che le due più grandi, a turno, devono cercare di domare. Papà Claudio è innamorato delle sue donne di casa e cerca di riservare le dovute attenzioni a ciascuna di loro, nonostante varie situazioni  – inizialmente poco chiare sia per la protagonista che per lo spettatore – lo impensieriscano molto, rendendolo a tratti schivo e distratto.

Quando Chiara, dopo una notte di confusione e tensioni in casa, si trova a leggere sul telefonino che suo papà – un trafficante di droga – è ufficialmente latitante, il mondo le crolla letteralmente addosso. La ragazza si troverà così ad abbandonare violentemente la sua visione fanciullesca e idealizzata dell’amato genitore, lottando per sapere tutta la verità e scontrandosi con una famiglia che farà di tutto per proteggerla dal conoscerla.

A Chiara: il lato oscuro dei legami di sangue

A Chiara, Cinematographe.it

In A Chiara Jonas Carpignano abbraccia un realismo quasi documentaristico insinuando la sua videocamera nelle dinamiche di una famiglia talmente unita da giustificare se stessa contro ogni possibile evidenza, mettendo in risalto come sia davvero difficile per i figli dei malavitosi emanciparsi dalle attività criminali in cui vivono immersi e intraprendere un’altra strada. Chiara è una ragazza caparbia e volitiva che si ritrova a crescere tutto in una volta mentre affronta con coraggio silenzi e ostruzionismi, lottando fino in fondo per non perdere i suoi affetti più cari. Ma il suo destino sembra inesorabilmente segnato e, per avere un’altra possibilità, Chiara dovrà fare i conti con un cambiamento radicale e irreversibile.

L’ambiguo sostegno delle istituzioni e la speranza di un domani diverso

A Chiara, Cinematographe.it

A Chiara lascia emergere anche il problema delle istituzioni che dovrebbero proteggere i minorenni ma che – di fatto – risultano esse stesse assoggettate a un sistema che per molti è una forma di sussistenza, laddove lo Stato è ormai assente da troppo tempo, rendendo difficile per lo spettatore porsi in modo giudicante nei confronti di chi ha davvero poche alternative per mandare avanti la famiglia. Il padre di Chiara, come lui stesso chiarisce nel film, si occupa della “manovalanza”, di quel lavoro sporco che i boss delegano per non esporsi, facendo rischiare la galera solo ai “pesci piccoli” e guadagnando, dall’alto delle loro stanze dei bottoni, cifre impensabili. L’unica alternativa per fermare questa macchina infernale – non avendo manco le autorità mezzi efficaci per smantellare il problema e rivoluzionare la situazione – è allontanare i ragazzi dalle famiglie, affinché non divengano nuova forza lavoro, nutrendo un sistema a moto perpetuo. Offrendo la possibilità ai giovani di vivere un domani diverso in cui poter scegliere chi diventare. Senza però dimenticare un legame indissolubile di sangue e di terra, rintracciabile fino all’ultimo fotogramma nello sguardo di Chiara e sintetizzabile come la serena rassegnazione di chi sa che di aver preso la strada più giusta e contemporaneamente più dolorosa.

A Chiara uscirà nelle sale cinematografiche italiane in data ancora da definirsi; nel cast del film anche  Claudio Rotolo e Carmela Fumo.

Regia - 2.5
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 2.5
Recitazione - 2
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.5