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Alcuni eventi di cronaca nera sono circondati da un’aura sacra, quasi che il solo parlarne possa risvegliare antichi demoni mai del tutto esorcizzati. Sicuramente la strage di Cielo Drive è uno di questi. 10050 Cielo Drive è l’indirizzo esatto in cui Sharon Tate, Jay Sebring, Wojciech Frykowski, Abigail Folger e Steven Earl Parent furono barbaramente uccisi da tre membri della Manson Family, ma anche il film che ne racconta le ultime ore. Diretto da John R. Leonetti e scritto da Gary Dauberman, il film del 2016 fu massacrato dalla critica americana, che lo accusò di oltrepassare il limite di ciò che poteva essere mostrato e raccontato. In realtà, 10050 Cielo Drive è un film piuttosto mediocre che di “scorretto” ha solo l’uso reiterato di alcuni cliché del genere, al solo scopo di allungare un brodo altrimenti troppo ristretto.

10050 Cielo Drive: un film che gioca col fuoco

10050 cielo drive cinematographe.it

Annunciato come un film che si ispirava “solo vagamente” all’eccidio di Cielo Drive, quello di Leonetti, in realtà sembrerebbe una riproduzione abbastanza fedele della dinamica che nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1969 tolse la vita a cinque persone, più il figlio ancora in grembo di Sharon Tate. I nomi dei personaggi sono esattamente quelli delle vere vittime, così come è accurata la presenza del 18enne Steven Earl Parent, morto per caso, perché stava lasciando la tenuta Tate-Polanski esattamente nel momento in cui Tex Watson, Susan Atkins e Patricia Krenwinkel erano arrivati per compiere la loro missione omicida. Di romanzato c’è la ricostruzione delle personalità delle vittime, dei dialoghi fra loro, del fatto che Abigail (qui interpretata da Elizabeth Henstridge) era in procinto di partire e lasciare il fidanzato Wojciech (Adam Campbell). Un po’ di ricordi e un po’ di proiezioni nel futuro: il giusto per accresce il pathos nel momento della morte dei due innamorati.

L’errore di Leonetti e Daubermann è nell’aver fatto un film non all’altezza del grande trauma legato alla strage che lo ha ispirato. Il pubblico americano non avrebbe mai accettato che una delle ferite più grandi della loro storia recente fosse trattata alla stregua di uno slasher qualsiasi. In effetti, la sensazione che si ha è quella di assistere a un horror già visto, dove – però – al posto di Freddy Krueger o Jason Voorhees ci sono i tre seguaci di Manson. Il successo dello slasher, anche quando vagamente ispirato a fatti reali, nasce nell’agire sopra le righe, ricreando uno spazio onirico dove le paure più profonde possono prendere vita, terribili ma inoffensive. La strage di Cielo Drive, però, è reale, tremendamente reale e ci sarà un motivo se persino un autore come Quentin Tarantino non se l’è sentita di rimetterla in scena.

La banalità del male

Anche considerato semplicemente come uno slasher, 10050 Cielo Drive è un film che avrebbe potuto dare di più. Di positivo ha il buon uso della location unica della casa dei Tate, che perde l’allure glamour per diventare trappola mortale. In più, il film gioca con la consapevolezza del pubblico, che sa perfettamente come andrà a finire, accentuando il senso di sospensione e di terrore con una fotografia buia, in cui per lunghe sequenze non è semplice distinguere persone e ambienti. Va sottolineato che Leonetti, più che come regista, ha esperienza proprio come direttore della fotografia, avendo lavorato su decine e decine di blockbuster.

Tuttavia, il regista si serve con una ripetitività esasperante dell’espediente del falso allarme, con cui carica una scena di tensione, per poi sgonfiarla – appunto – in uno scampato pericolo. Intelligente servirsi di questo escamotage horror una volta, ma abusarne è segnale di poche idee e poca fantasia nella scrittura. Inoltre, forse per accentuare l’umanità delle vittime, i killer sono resi come anonimi, amorfi, muti zombie le cui azioni sono gesti meccanici liberi da esitazioni o da qualsivoglia emozione. Per quanto l’intenzione possa essere anche comprensibile (anche se non necessariamente condivisibile), il risultato sfiora il limite del ridicolo – anche quando, di ridicolo, non ci dovrebbe essere proprio niente.

Si vola basso anche per quel che riguarda l’interpretazione degli attori. Katie Cassidy è un volto noto per il pubblico delle serie tv e degli horror, con la partecipazione al remake del 2010 di Nightmare e all’Arrowverse, nel ruolo di Laurel Lance. Qui, nei panni di Sharon Tate, non riesce a rendere giustizia a un personaggio difficilissimo, proprio in virtù dell’aura di sacralità che investe la sua morte. La Tate di Cassidy è poco più del personaggio della cheerleader di uno slasher, tanto frivola e frizzante prima, quanto vittima sacrificale inerme dopo. Altro errore di valutazione da parte dello sceneggiatore è stato rendere il personaggio di Abigail la vera protagonista del film: tutto, infatti, sembra spingere lo spettatore a empatizzare con lei e a partecipare emotivamente alla sua lotta per la sopravvivenza. Eppure, la sua backstory non è minimamente all’altezza di quella della sua illustre amica: volendo dare spazio a una vittima oscurata dalla fama di Sharon Tate, gli autori hanno solo provocato il pubblico e la critica, neutralizzando l’interesse verso entrambi i personaggi.

10050 Cielo Drive: in conclusione

10050 Cielo Drive è un film che osa troppo e stringe molto poco. In sé non è uno slasher peggiore di tanti altri, ma è andato a toccare un tema troppo delicato per potersi permettere di essere appena sufficiente. Ciò detto, si può vedere senza grandi aspettative e ci si godrà la tensione costante, dilatata per una durata tutto sommato poco impegnativa. Un’ombra di disperazione attraversa tutto il film, quella di un finale già scritto dove si sa perfettamente che non c’è nessuna pietà e nessuno scampo per nessuno: perché, come dimostrano le ultime sequenze, la cosa più spaventosa di 10050 Cielo Drive è proprio la storia vera da cui è tratto.

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