The Defenders

L’attendevamo con fibrillazione ed ora la prima stagione di The Defenders sembra averci superato in un battito di ciglia. Composta da soli otto episodi, a fronte dei soliti tredici per le stagioni delle serie matrici – Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist – la prima stagione sui Difensori si è prestata ad un piacevole e rapido binge-watching. Tirando le somme di questo primo incontro tra i quattro eroi di New York, la nostra redazione vuole scendere nel dettaglio della storia raccontata.

ATTENZIONE – Seguono SPOILER sulla trama di The Defenders

Come già detto nella nostra recensione sulla prima metà di stagione, le prime due puntate della serie sono utili a contestualizzare i quattro protagonisti – dove si trovano in quel momento? In che modo vengono messi in contatto? In contemporanea si scoprono pian piano le carte e qual è il filo che lega gli eroi di New York: la Mano. Elemento ponderante di Daredevil ed Iron Fist, l’organizzazione segreta ha in mente un piano distruttivo per la città: il loro obiettivo è impossessarsi del Fist e della sostanza in grado di riportarli a K’un Lun da vincitori immortali.

Il primo incontro fra Matt, Jessica, Luke e Danny avviene nell’edificio Midland Center che, scopriamo poi, sorge sulla grande buca scoperta dal Diavolo di Hell’s Kitchen durante la seconda stagione. Seppur la causa sia maggiormente sentita da Matt Murdoch e Danny Rand, il quartetto unisce le forze contro un male comune. La forte focalizzazione verso Daredevil ed Iron Fist è tangibile e quest’ultimo diventa la chiave della storia: è lui che la Mano vuole ed è lui che il gruppo deve proteggere ad ogni costo.

D’altra parte, questa prima stagione di The Defenders mette in luce le origini di un’organizzazione che sin dalla prima stagione di Daredevil si è insediata nella nostra mente: sono cinque – come le dita di una mano – i pilastri di questa setta e ne fanno parte l’immancabile Madame Gao, il redivivo Bakuto – sconfitto nella prima stagione di Iron Fist – e Alexandra, la novità tanto attesa interpretata da Sigourney Weaver. Nel reparto cattivi non c’è un vero e proprio personaggio che spicca fra tutti. Persino la nuova villain non viene esaltata come dovrebbe e avrebbe potuto, nonostante un avvio potenziale in questo senso. Solo Madame Gao, in fin dei conti, è l’unica a trascinare l’elemento malvagio di tutta la storia. Onnipresente e versatile, sguscia incessantemente tra le mani degli eroi.

Dopo un deciso colpo di scena che vede protagonista la resuscitata Elektra (Elodie Young), ora chiamata Black Sky, i quattro difensori combattono un’epica battaglia nel cuore di New York contro un esercito pronto a morire. Il finale drammatico, che vede l’apparente fine di Devil, apre a mille possibilità future.

the defenders faeturette squadra

Il progetto The Defenders e il cast hanno fatto davvero centro?

Dati i presupposti, non era certo facile mettere assieme quattro show decisamente diversi per temi ed atmosfere registiche. La grande qualità di Daredevil ha dovuto collidere con le altre tre serie madri in un risultato che, tuttavia, non esclude delle qualità. Così come gli Avengers, i Difensori sono chiamati a collaborare mostrando in scena una tavolozza piena di innumerevoli sfumature. Ogni personaggio, infatti, è costituito di una propria forza narrativa: Matt (Charlie Cox) è il leader di tutto l’improbabile gruppo: è il più razionale, sa come muoversi nell’ombra, tuttavia, cerca di reprimere le proprie tentazioni cercando di tener separata la sua doppia vita; Danny (Finn Jones) è il più passionale tra i quattro: fortemente dedito alla causa, esagera nell’esporsi e, spesso, esplode in una grande emotività che fa vacillare gli equilibri; Luke (Mike Colter) come un gigante buono è l’uomo saggio e pacato: entra nella battaglia solo per proteggere i suoi vicini e il suo piccolo mondo, scopre pian piano che, grazie al suo potere, è in grado di far parte di qualcosa di più grande; Jessica (Krysten Ritter), infine, è la calcolatrice del gruppo, quella di classe, colei che studia i minimi dettagli e, tuttavia, fa fatica ad aprirsi con gli altri alzando davanti a sé un muro apparentemente invalicabile.

Ognuno di loro porta con sé la propria storia e la propria psicologia. Proprio per questo non risulta semplice amalgamare quattro protagonisti di questo calibro. Certo, c’è chi spicca più di altri, tuttavia il gruppo risulta di piacevole visione e ci pare che otto episodi siano, in realtà, troppo pochi per mostrarne le reali potenzialità.

I personaggi secondari, qui tutti presenti – parliamo di Colleen, Misty, Claire, Stick, TrishFoggy e Karen – aiutano i protagonisti e la storia ad intrecciarsi nel modo più semplice possibile. Non mancano però, alcuni momenti in cui questi appaiono d’intralcio al racconto, se non quasi completamente fuori luogo.

the defenders

Non facile, come esplicato prima, mettere assieme tante teste diverse e tanti stili diversi. Il progetto The Defenders, in analisi finale, riesce, seppur non completamente, a raggiungere l’obiettivo. La stagione scorre seguendo un ritmo che sale esponenzialmente con l’andare degli episodi ed ottiene una propria forza nel mettere in scena alcuni colpi di scena decisamente notevoli: vedasi la presa di coscienza di Elektra nel sesto episodio, ad esempio. Ma non solo, anche la regia e la fotografia si rapportano fra loro costruendo un ottimo prodotto televisivo. L’azione, grande protagonista in The Defenders, è onnipresente negli immancabili combattimenti coreografici dei quattro eroi di quartiere contro la Mano. La fotografia, prima identificata nei quattro colori chiave per ogni protagonista, si conclude in un’oscurità che esalta un gruppo sempre più compatto e impegnato a salvare l’intera città.

The Defenders risulta infine una buona scommessa vinta. Una rampa di lancio per le prossime stagioni singole dei protagonisti e un’ottima partenza per una reunion futura. Ci sono buoni presupposti per fare di questi quattro eroi la versione urbana degli Avengers.

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