Reservation Dogs: recensione del pilot della serie prodotta da Taika Waititi

Dal 13 ottobre su Disney+, il pilot di Reservation Dogs è un mix perfetto tra dramma sociale e comicità waititiana.

Quanto è bello il cambiamento, soprattutto quando con sé porta una notevole biodiversità narrativa. Viviamo un periodo di forti cambiamenti sociali e culturali, che arrivano fino al cinema e alla serialità. Coloro che prima venivano definiti minoranze, ora trovano rappresentazione e voce. È il grido degli sconfitti, degli outsiders relegati ai margini della storia, in una piccola nota a piè di pagina. Ora, molto di questo malsano costrutto si sta inesorabilmente sgretolando. Così possiamo avere uno sguardo reale e lucido sul nostro mondo, sprovvisto com’è della retorica dei vinti. Gli Stati Uniti D’America sono una nazione che non ha mai fatto i conti con i peccati del passato, ripetendo gli stessi errori in forme diverse. Parliamo dello sterminio delle popolazioni indigene e il conseguente confinamento in riserve, parliamo degli schiavi africani i cui discendenti devono ancora lottare per la propria libertà. Ed in questo dibattitto, ora forte, che si colloca Reservation Dogs, la serie prodotta da Sterlin Harjo e Taika Waititi.

La serie ha il pregio di portare il dibattito nella grossa industria audiovisiva, non rimanendo così vincolata ai limiti dei circoli ristretti e delle opere d’autore. No, Reservation Dogs è prodotta da FX Productions, e arriverà in Italia su Disney+ il 13 ottobre. La questione distributiva è di grossa rilevanza, perché dimostra il fatto che racconti di questo genere meritano la visione del grande pubblico. In tal senso, la serie presenta una delle poche rappresentazioni del popolo nativo americano in questa formula. Il cast artistico e tecnico è composto interamente da nativi, dalla regista Sydney Freeland agli sceneggiatori Bobby Wilson, Tommy Pico, Migizi Pensoneau e il già citato Harjo. Il problema è parlarne come se fosse un’eccezione, un miracolo, invece di discuterne come se fosse la normalità. Ma i mutamenti richiedono tempo, questo lo sappiamo. Detto ciò, Reservation Dogs non è solo un prodotto di rilevanza sociale, ma un’ottima serie televisiva. Ciò che ci ha mostrato il pilot è un racconto intimo e ruvido, intelligentemente avvolto nella caratteristica comicità di Waititi.

Reservation Dogs e la lotta dei giovani in una piccola riserva dell’Oklahoma

Reservation Dogs - Cinematographe.it

I protagonisti di Reservation Dogs sono Bear (D’Pharaoh Woon-A-Tai), Elora (Devery Jacobs), Willie Jack (Paulina Alexis) e Cheese (Lane Factor). Insieme formano i Rez Dogs, dei giovani ladruncoli di una piccola riserva situata nell’Oklahoma rurale. Vivono di espedienti e piccoli furti, il cui ricavato gli serve per lasciare la città e trasferirsi in California. Tutto cambia dopo il furto di un furgone che trasportava patatine. I ragazzi finiscono nel mirino della NDN Mafia, una nuova banda rivale. Nel frattempo, Bear ha una visione di un suo antenato che gli indica un percorso differente. Così il ragazzo ripensa al suo stile di vita e a quello dei suoi amici, a cui propone di reinventarsi. Da ladri a “vigilanti fighi”.

Un plot semplice, eppure nella sua messa in scena così complesso. L’episodio, in soli trenta minuti, riesce a presentarci i personaggi, l’ambiente che li circonda e la tematica sociale. In poco tempo riusciamo ad affezionarci ai Reservation Dogs, a tal punto da voler subito andare avanti con la storia. Questo non è da poco, considerando anche la giovane età dei protagonisti. La serie è un mix perfetto tra dramma sociale e commedia, e denota un’ottima intesa tra i due ideatori. Da una parte abbiamo il neozelandese Taika Waititi (What We do in the Shadows, Thor: Ragnarok, Jojo Rabbit), legato alle proprie origine e alla propria terra. Dall’altra Sterlin Harjo, autore che ha fatto della propria carriera una battaglia per la rappresentazione dei nativi americani al cinema. Due mondi differenti che si incontrano in terreno condiviso. Ne uno e né l’altro sembrano mai andare in contrasto, comicità e ritratto sociale viaggiano a braccetto in modo armonioso. Dal chiaro riferimento a Le Iene (Reservoir Dogs) di Quentin Tarantino passiamo al mondo circostante del gruppo di amici. Criminalità, degrado, disoccupazione e un alto tasso di mortalità. Ovviamente tutto ci viene mostrato con ironia, ma fino a un certo punto. Un modo differente di raccontare queste realtà, e che si discosta da film come I segreti di Wind River di Taylor Sheridan.

La piacevole alba della biodiversità narrativa

Reservation Dogs - Cinematographe.it

 

I personaggi, quanto la loro avventura, sono strutturati su quella comicità stralunata da sit-com; un po’ come My Name is Earl, per intenderci. Ma da questo si apre un spaccato profondo su una realtà molto spesso non raccontata. È una risata amara, quella di Reservation Dogs. Nel passato dei ragazzi troviamo la morte di un amico, “ucciso da questo posto”, genitori assenti e autorità negligenti. Il disagio sociale, la dipendenza da droghe e la depressione sono un’ombra oscura che si abbatte su molti nativi americani. L’occhio scrutatore è quello dei giovani, ma sono loro a subire per primi il peso della società. La fuga non è sempre la via giusta, è questo che l’antenato di Bear gli insegna durante la visione. Questa è una scena in formato 1:1 davvero divertente e allo stesso tempo demistificatoria.

Sterlin Harjo viene aiutato da un ottimo cast, in grado di incanalare la visione degli autori e darne una propria forma. Il gruppo dei Rez Dogs è eterogeneo e compatto, ognuno con il proprio stile e il proprio carattere. Anche i comprimari servono a rappresentare ognuno una sfaccettatura della riserva. Dal poliziotto interpretato da Zahn McClarnon alla banda criminale di Kenny Boy (Kirk Fox) e Ansel (Matty Cardarople). Ogni elemento ha la sua ragion d’essere, il suo scopo in un dipinto più grande. Niente viene lasciato al caso dagli ideatori di Reservation Dogs, che ora guardano alla già confermata seconda stagione. La serie ci insegna come non servano reboot o sequel per dare forma e spazio alle minoranze. Semplicemente aprirsi a narrazioni originali e personali, senza piegarsi al mercato del riciclaggio. È la piacevolezza delle biodiversità di cui parlavamo prima, che spezza ogni uniformazione dello spettacolo seriale. Il pilot ci mostra tutte le potenzialità di Reservation Dogs con una storia matura e a tratti sperimentale.

Regia - 4.5
Sceneggiatura - 4.5
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

4.2