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Siamo arrivati alla resa dei conti. Dopo il caos che ha coinvolto Kevin Spacey e le accuse di molestie, unite ai comportamenti poco professionali sul set che hanno allontanato l’attore dalla recitazione, ecco che l’ultima stagione di House of Cards (monca del suo protagonista) viene rilasciata da Netflix, e trasmessa in Italia da Sky, con una scia di attese e polemiche senza precedenti.

Claire Underwood è la protagonista assoluta di questa sesta stagione di House of Cards. Ma l’assenza di Frank Underwood è più ingombrante che mai

House of Cards – Stagione 6: ecco il nuovo trailer

Protagonista assoluta di tutta la serie è Claire Underwood (interpretata da una Robin Wright ormai pronta per reggere su di sé tutto il peso del telefilm). Il primo episodio della sesta stagione si apre infatti con Claire arrivata al suo centesimo giorno da Presidente degli Stati Uniti. Ma su di lei pesa fortemente l’assenza di Frank Underwood, morto improvvisamente, e del quale sono in molti a doverne ancora elaborare il lutto. Claire si ritrova così a dover reggere sulle proprie spalle l’assenza del marito e le sue vecchie promesse. Avviene così che un incontro a casa di Bill e Annette Shepherd diventa un confronto acceso tra coloro che sostenevano e avevano ricevuto garanzie di appoggio da Frank Underwood, ed una Claire più decisa che mai a tagliare i ponti col passato e coi fili tessuti dal marito.

House of Cards Cinematographe

Nel frattempo Claire deve vedersela anche con una diffidenza dilagante, anche da parte del sesso femminile: su tutte la giornalista Melody Cruz, la quale sembra poter ricalcare un ruolo molto importante all’interno di questa ultima stagione.

L’assenza di Frank Underwood è una sorta di ombra, che angoscia e pesa su tutti. Il fatto che Kevin Spacey sia stato cacciato dal set ha messo ancora più al centro di House of Cards il suo protagonista. Frank è una presenza fortissima all’interno della sala ovale e la sua assenza fisica ha dato anche spunto per creare dei momenti “onirici” e metaforici. Claire recita il ruolo dell’alter-ego del marito in tutto e per tutto, rivolgendosi direttamente alla telecamera (così come faceva Frank),  e parlando con il pubblico che sa e che tutto ha visto in queste sei stagioni.

L’assenza di Frank Underwood ha messo ancora di più al centro dell’azione i personaggi di Claire e Doug Stamper

La puntata riprende anche il filone narrativo di uno dei più importanti protagonisti di queste sei stagioni: Doug Stamper (interpretato da un ispirato Michael Kelly). Lui è la persona che sente più di tutti l’assenza di Frank Underwood: è stato rinchiuso in un centro di cura psichiatrica, si è addossato la colpa dell’omicidio di Zoe Barnes, e continua ad essergli devoto, anche dopo la morte. Doug dubita di Claire. Il clima di diffidenza reciproca tra i protagonisti si alimenta in continuazione e si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una bomba pronta ad esplodere, ad una recita di teatranti: sei personaggi in cerca di attore (quello che non è più protagonista sulla scena).

Infatti, Robin Wright e Michael Kelly sono messi al centro dell’azione, e si esaltano, esaltando le scene nelle quali alternano tensione ed un senso d’introspezione molto più profondo che nelle precedenti stagioni. La morte di Frank Underwood (provocata dall’assenza forzata di Kevin Spacey) è stata una sorta di bomba atomica che ha distrutto, lasciato macerie intorno, ma allo stesso tempo ha dato potere e responsabilità a chi è sopravvissuto al devasto: ogni personaggio sta raccogliendo ciò che è rimasto di sé stesso, e di quelle parti della propria esistenza offuscate in passato dalla forte, ingombrante presenza dell’ex Presidente degli Stati Uniti.

House of Cards – Stagione 6: dal 2 novembre su Sky Atlantic

Le cause della morte di Frank Underwood sono ancora sconosciute, tutto ciò che è avvenuto durante e dopo la sua scomparsa si andrà ad approfondire nel corso delle puntate. Ciò che questo primo episodio è capace di rivelare è che dietro alla scomparsa dell’ex Presidente c’è qualcosa di oscuro, che si andrà a svelare probabilmente solo alla fine.

House of Cards, Cinematographe.it

La narrazione scorre serrata, i ritmi sono quelli che appartengono ormai da sei stagioni ad House of Cards. Quelle atmosfere thriller che Netflix ha provato a far respirare anche in telefilm più mainstream (come Daredevil) qui vengono veramente esaltate da una sceneggiatura impeccabile, realizzata da Melissa James Gibson e Frank Pugliese.

La regia di Alik Sakharov segue il canovaccio solito della serie: non va a cercare manierismi, risulta abbastanza quadrata, e si concentra molto sui primi piani nei momenti cruciali e più intimisti per i protagonisti. Ciò che c’è di più originale in questa prima puntata, a livello di regia, è un particolare momento di sospensione della realtà che si svolge durante una scena ambientata all’interno della sala ovale, nella quale Claire sembra avvertire una sorta di presenza, come se il fantasma di Frank si aggirasse per la Casa Bianca (e per un attimo sembrerà di trovarsi nella Hill House).

Tensione, emozione, intimismo e mistero la fanno da padrone. I ritmi sono serrati, ed una volta iniziata a vedere la prima puntata lo spettatore ha voglia di proseguire fino alla fine della stagione, godendosela tutta d’un fiato.

Insomma, l’ultima stagione di House of Cards si apre nella maniera migliore per tutti coloro che amano il personaggio interpretato da Robin Wright, ed anche per coloro i quali avrebbero voluto vedere ancora Kevin Spacey al centro dell’azione. L’assenza di Frank Underwood diventa una presenza ingombrante per chiunque, ma allo stesso tempo esaltante. I misteri attorno alla sua morte diventano il motivo di base attorno al quale girerà tutta la stagione, e che forse (in maniera inaspettata anche per gli stessi autori) può concludere al meglio la prima grande serie lanciata sulla piattaforma di Netflix, e che ha portato i telefilm, ed un certo modo di fare serie televisive, ad un livello superiore.

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