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L’Arte per natura tra le sue mission è chiamata a riflettere e rappresentare l’epoca che stiamo vivendo. Viene da sé che il cinema e l’audiovisivo in generale non potranno esimersi dal pronunciarsi sulla questione Covid-19 e sulle conseguenze devastanti per la salute, lo stile di vita e l’economia, provocate a livello globale. A pensarci bene qualcosa che potesse dare un’idea di ciò che sarebbe potuto accadere lo avevamo visto nove anni fa in Contagion di Steven Soderbergh, in un certo senso profetico se si pensa alla situazione attuale e all’emergenza che stiamo affrontando alle diverse latitudini. Dunque, bisogna abituarsi al fatto che da qui ai prossimi anni il piccolo e il grande schermo, così come le piattaforme, verranno letteralmente invasi da un quantitativo imprecisato di progetti di ogni sorta incentrati sulla pandemia e sui suoi effetti. In tal senso più di un‘operazione è stata annunciata, altre sono in lavorazione (vedi il docufilm partecipato Viaggio in Italia di Gabriele Salvatores o il film in remoto Il giorno e la notte di Daniele Vicari) e altre ancora hanno già visto la luce nel corso delle settimane di quarantena, come ad esempio Dieci giorni almeno. Quando si dice stare sul pezzo.

Dieci giorni almeno: la prima web serie realizzata ai tempi del Coronavirus

Dieci giorni almeno - Cinematographe.it

Prima dell’entrata ufficiale nella Fase 2, per ingannare l’attesa del ritorno sul set de Il Paradiso delle Signore, Emanuel Caserio ha svestito momentaneamente i panni di Salvatore Amato e chiamato all’appello alcuni dei colleghi della popolare soap per dirigere e interpretare la prima web serie realizzata ai tempi del Coronavirus. Dirigere si fa per dire date le misure di contenimento che per 57 lunghissimi giorni hanno imposto agli italiani il rispetto del distanziamento sociale, la quarantena domiciliare e lo spegnimento dei motori del Paese con il lockdown.

Motori che evidentemente l’attore siculo non ha voluto spegnere completamente, ricorrendo allo smart-working laddove tale procedura sembrava impossibile. Ma le vie della rete e dell’ingegno umano si sa sono infinite e il risultato è una serie di 7 episodi da 7 minuti cadauno, in cui un gruppo di professionisti, per la maggior parte nel cast artistico e tecnico della serie del daytime di Rai 1, ha deciso di fare squadra e dare via libera alla creatività durante la quarantena con un progetto a budget e km zero. Interamente girata con gli smartphone, in solo due settimane, avvalendosi solo della regia via Skype, Dieci giorni almeno ha debuttato il 26 aprile per poi chiudersi lo scorso 8 maggio con la pubblicazione dell’ultimo episodio dal titolo Broadway.

Dieci personaggi per una tragicomica impresa in smart-working

Dieci giorni almeno - Cinematographe.it

La storia ruota intorno a dieci personaggi che cercano di realizzare un cortometraggio con tutte le difficoltà causate dalla quarantena. La sfida più grande è quella di riuscire a confezionare un prodotto di qualità con uno strampalato e tragicomico cast. In questo figurano Marco (Emanuel Caserio) è un attore insicuro che non distingue più se stesso dalla maschera che indossa; Fabio (Giulio Corso), cinefilo di lungo corso in conflitto con il cinema italiano e la sua coinquilina Eleonora (Federica De Benedittis) la casting director del progetto che sogna di fare l’attrice; Daniela (Francesca Del Fa), la regista a cui è affidato il compito di unire i vari personaggi; Kim (Neva Leoni), truccatrice che desidera diventare una star dei social protetta dal suo mecenate Franco (Giorgio Lupano), produttore avido e chiamato a quadrare i conti; Bob (Francesco Maccarinelli) uno sfaticato direttore della fotografia; Aurora (Giulia Petrungaro) costumista improvvisata che si finge sua madre pur di lavorare; Chiara (Enrica Pintore) sceneggiatrice col complesso di Biancaneve e infine Cloe (Ilaria Rossi) la strampalata e ricca scenografa.

Uno humour costantemente sopra le righe a caratterizzare le dinamiche e l’impianto dialogico

Dieci giorni almeno - Cinematographe.it

L’incontro/scontro tra questa ricca galleria di personaggi genera una sorta di incrocio tra la sitcom Camera Café e Boris, ma con tutte le distanze del caso rispetto alla celeberrima fuoriserie cult che viaggia su ben altri livelli. Lo spirito e il registro che hanno guidato Caserio e la sua allegra brigata sono gli stessi, con uno humour costantemente sopra le righe a caratterizzare le dinamiche e l’impianto dialogico. Sullo schermo si sussegue un palleggio continuo tra uno sketch e l’altro in remoto che vanno ad alimentare e a comporre al contempo la struttura verticale e orizzontale della serie.

Vediamo il gruppo fare i conti con tutte le difficoltà logistiche e organizzative del cortometraggio, accentuate in maniera esponenziali dalle fasi di pre-produzione da affrontare a distanza a causa della quarantena, ma anche con la routine quotidiana delle rispettive vite tra le quattro mura: attività fisica, pranzi e cene, pulizie e faccende domestiche, hobbies, lavoro, mascherine e tanto altro. Nell’architettura generale i due piani si confondono senza soluzione di continuità, ma si assiste al fisiologico sali e scendi di episodi più riusciti rispetto ad altri, con il coefficiente di divertimento che si alza quando il testimone del racconto passa nelle mani di Lupano e della Rossi, ai quali sono stati affidati i personaggi più riusciti e meglio caratterizzati della serie.       

Dieci giorni almeno - Cinematographe.it

Dieci giorni almeno è una serie ideata e diretta da Emanuel Caserio, la trama e la scrittura sono di Massimiliano Mattiello, il montaggio di Vittorio Torre, con la collaborazione di Santina Cardile per i costumi e Matteo Iacobis e Marco Di Nella per le musiche. Le grafiche sono di Marco Terenziani. Tutti gli episodi sono disponibili su YouTube e i canali social di Instagram e Facebook dedicati.   

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