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Con tre stagioni già in archivio e una quarta in arrivo nel 2021, anche per 9-1-1 è tempo di una ventata d’aria fresca. Ma come? La risposta è semplice: spin-off. Una soluzione, questa, ormai di moda nei prodotti seriali, alla quale anche i creatori del fortunato procedurale statunitense nato dalle penne di Ryan Murphy e Brad Falchuk hanno deciso di ricorre. Ed ecco 9-1-1: Lone Star, costola della serie madre che segue le vicende di Owen Strand (Rob Lowe), un esperto vigile del fuoco di New York che si vede costretto a trasferirsi nella capitale dello Stato del Texas assieme al figlio  T.K. (Ronen Rubinstein), anch’egli pompiere. Una volta arrivato ad Austin, per l’agente hanno inizio delle complicate sfide che lo coinvolgono su tutti i fronti: da una parte il suo lavoro, dall’altra il suo ruolo di padre per il figlio. In questo modo i problemi finiscono inevitabilmente per intrecciarsi, diventando il fulcro principale del plot. Owen deve trovare un equilibrio tra sua vita professionale, che lo mette a contatto con coloro che necessitano soccorso e in una condizione di totale vulnerabilità, e quella personale, che richiede attenzione e soluzioni.

9-1-1: Lone Star – il pilot offre 50 efficaci minuti inaugurali che gettano le basi della narrazione orizzontale

9-1-1: Lone Star - Cinematographe.it

Un gustoso antipasto di quello che andrà in onda su Fox (canale 112 di Sky), ogni lunedì dal 1º al 29 giugno 2020, ce lo offre il pilot dal titolo Una nuova vita. Diretto con mano ferma da Bradley Buecker, il primo dei dieci episodi complessivi di questa prima stagione ha nei 50 minuti inaugurali tutto il carico di ingredienti necessario a gettare le basi della narrazione orizzontale: dalla presentazione dei personaggi all’ambientazione che farà da cornice all’intera vicenda, passando per i macro turning point che caratterizzano la progressione degli eventi. L’episodio in questione ha dunque il compito di dettare le regole d’ingaggio per il potenziale spettatore, che in linea di massima resta quello che frequentava da due anni a questa parte l’originale. Ma non avendo link narrativi e personaggi in comune con la matrice, 9-1-1: Lone Star ha di fatto spalancato le porte a quella fetta di pubblico che con la serie nativa ha avuto pochi o nessun contatto precedente. Scelta per quanto ci riguarda saggia e intelligente, utile ad attirare nuovi fruitori, che potrebbero – se soddisfatti – recuperare le tre stagioni passate di 9-1-1.    

9-1-1: Lone Star: un cast e una location nuovi di zecca che però non rivoluzionano la formula già collaudata dalla serie madre

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In generale, gli autori hanno mantenuto intatta la ricetta originale, riproponendo anche in questa occasione il medesimo cocktail di action-police-procedural-drama. I cambiamenti sostanziali semmai stanno nello spostamento geografico dell’azione da Los Angeles ad Austin e nel nuovo campionario di personaggi che popolano la serie. In tal senso, a differenza di Grey’s Anatomy e Station 19, in questo caso non assisteremo ad alcun trasferimento di un personaggio della serie madre agli spin-off, tantomeno a special guest o a fulminee apparizioni degli agenti Athena Grant (Angela Bassett) e Robert Nash (Peter Krause) su tutti. Dunque cambiano gli addendi ma non il risultato, con un cast e una location nuovi di zecca che però non rivoluzionano la formula già collaudata. Una formula che vuole sfera pubblica e privata cedersi di volta in volta in testimone, con le dinamiche affettive che fanno da collante.

9-1-1: Lone Star – qualche scarica di adrenalina sul fronte action animano il primo episodio

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Ovviamente all’orizzontalità della narrazione spalmata nell’intera stagione non possono mancare i singoli tasselli dettati dalla linea verticale di ciascun episodio. Nel pilot, come nei successivi capitoli, si assiste a una o più missioni che vedono chiamata in causa la neonata squadra di vigili locali capitana da Owen Strand, alla quale si va ad aggiungere il contributo spesso determinante dell’unità paramedica guidata dall’altra new entry di peso Liv Tyler, che veste i panni della dottoressa Michelle Blake. In tal senso, il primo episodio offre già qualche scarica di adrenalina con il drammatico incendio del deposito diserbanti dell’incipit e il successivo salvataggio di una famiglia estratta dalle lamiere di un’auto in fiamme. Sul fronte spettacolare abbiamo sicuramente visto operazioni dal coefficiente di difficoltà superiore, basti pensare a ciò che la serie madre ha mostrato nel corso delle sue stagioni, oppure alle pirotecniche missioni di salvataggio e sopravvivenza che proposte sul grande schermo da film come Fuoco assassino, Out of Inferno o Fire Squad. Tuttavia se ripensiamo al barcollante tentativo nostrano targato Mediaset, ossia Codice Rosso, le suddette sequenze di 9-1-1: Lone Star sono oro colato.

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