La Casa di Carta: perché Nairobi e Berlino sono il cuore della banda

Attenzione: l'articolo che segue contiene spoiler su La casa di carta

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Che piaccia o meno, che sia considerata, come molti scrivono ironicamente sui social in questi giorni, un Paso Adelante con le pistole o un guilty pleasure, La casa di carta, serie tv spagnola ideata da Álex Pina arrivata alla quarta stagione, è uno dei maggiori successi seriali degli ultimi anni.
Trasmessa inizialmente senza molta fortuna nel 2017 sulla rete generalista spagnola Antena 3, la serie viene “riabilitata” da Netflix che ne intuisce da subito il potenziale e dopo aver apportato qualche cambiamento al montaggio degli episodi ne ha fatto un prodotto che è ormai entrato nell’immaginario collettivo. La banda di criminali in tuta rossa e maschere di Salvator Dalì capitanata dal Professore (Álvaro Morte) ormai è un fenomeno mondiale che mescola adrenalina alla Point Break, ingegno alla Inside Man, romanticismo e ribellione all’autorità e al capitalismo alla V per Vendetta.
E a racchiudere tutte queste caratteristiche in particolare sono due personaggi molto amati e che mettono d’accordo tutti: Berlino (Pedro Alonso) e Nairobi (Alba Flores). Al secolo Andrés de Fonollosa e Ágata Jiménez sono forse i due della banda più distanti per origini, stile di vita e convinzioni ma hanno in comune il fatto di essere i più caleidoscopici e complessi, liberi dalle convenzioni, capaci di vivere, più dei loro compagni di rapine, al massimo, senza freni. L’uno un elegante misogino (apparentemente) l’altra una combattiva zingara femminista. Dioniso e Atena, il dio dell’ebbrezza e la dea della guerra.

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Berlino è la mente, insieme al Professore, suo fratello, dei colpi alla Zecca di Stato e alla Banca di Spagna; Nairobi un’esperta falsaria festaiola e imprevedibile. Entrambi sono diventati dei veri e propri miti per il pubblico de La casa di carta tanto che la loro morte, rispettivamente nella seconda e quarta stagione, ha destato non poche critiche. Questo, forse, ha portato Álex Pina a continuare a “tenere in vita” Berlino per tutte le stagioni successive attraverso dei flashback che hanno svelato nuovi aspetti del suo carattere e chissà se non verrà fatta la stessa cosa per Nairobi. Quello che sembra più plausibile (o almeno quello che molti sperano) sono degli spin off che li vedranno protagonisti assoluti.

La Casa di Carta 4 e le lacrime di Nairobi sul set [VIDEO]

Perché Berlino e Nairobi sono il cuore pulsante della banda del Professore?

La casa di carta, cinematographe.it

Berlino è il classico eroe romantico tormentato che, quando lo conosciamo, non ha più nulla da perdere: è infatti malato terminale (ha una malattia degenerativa, la miopatia) e il colpo alla Zecca di Stato di Spagna sarà la sua ultima infusione di adrenalina prima di morire in un posto esotico spendendo tutti i soldi ricavati dalla rapina. Almeno nei suoi programmi. Come il Professore, è un genio, mente insieme a lui dei due colpi della banda, anche di quello alla Banca di Spagna al quale non potrà prendere parte. Quando non lo vediamo nei panni del rapinatore con tuta rossa ha l’aspetto di un vero gentleman sofisticato: vestaglie di seta, papillon, giacca, cravatta, gilet, Borsalino alla Humprey Bogart, sorriso sornione, aspetto curato nei minimi particolari e un aplomb da sciupafemmine. Sa essere spietato e cinico tanto da provocare disgusto come quando nelle prime due parti de La casa di carta intrattiene una relazione sessuale con una ragazza ostaggio o quando fa discorsi allucinanti e misogini come la sua “teoria delle vergini ribelli” o del desiderio che svanisce in una coppia dopo aver avuto un figlio perché l’uomo ha raggiunto il suo obiettivo e la donna perde ai suoi occhi di interesse.

La casa di carta – Berlino un villain/non villain

La casa di carta, cinematographe.it

La sua “platea” ideale sono però sempre loro, le donne, sia che le traumatizzi sia che cerchi di ammaliarle perché, pur volendo dimostrare il contrario, man mano si scoprirà che ne è sinceramente affascinato soprattutto da quelle come Nairobi che sanno tenergli testa. I due avranno dei duri scontri soprattutto quando Nairobi scoprirà attraverso i media, con una mossa spregevole da parte della polizia, che Berlino era un protettore, uno sfruttatore di prostitute minorenni: niente di più lontano dalla verità. Ed è qui che Berlino comincia a rivelare tutta la sua umanità e il pubblico comincia ad amarlo davvero: Berlino può essere cinico, può anche, per vendetta, spingere fuori dalla Zecca di Stato Tokyo (Úrsula Corberó) legata a una barella e consegnarla così alla polizia, uno dei primi spiazzanti colpi di scena de La casa di carta, ma non è un uomo spregevole. Gli si può anche “perdonare” il tentativo di uccidere Monica (interpretata da Esther Acebo e che poi si unirà alla banda col nome di Stoccolma) perché aveva tentato di comunicare con l’esterno con un cellulare e le varie crudeltà di cui si è macchiato – come aggredire violentemente uno sconosciuto perché ha riso del suo papillon – ma quando vengono diffuse queste notizie false Berlino si sente minato nella sua integrità:

Io sono un ladro, lo sono stato per tutta la vita: ho rapinato banche, ho svaligiato gioiellerie, ho rapinato appartamenti però non ho mai venduto nessuno! Non ho mai venduto una donna! Non sono un protettore che traffica e violenta minorenni, non lo sono!

Da qui in poi la sua natura glaciale lascerà il posto alla bellezza di questo personaggio: fiero e coraggioso nello straziante finale della seconda stagione, quando gli agenti speciali fanno irruzione nella Zecca, Berlino decide di rimanere indietro rispetto ai suoi compagni e di fare da scudo a Rio, Tokyo, Helsinki e Nairobi.

Ho passato la vita facendo un po’ il figlio di puttana ma oggi credo di voler morire con dignità

Dice al fratello collegato via radio lanciandosi a mitra spianato contro i militari e morendo crivellato di colpi sulle note della sua canzone simbolo Bella Ciao.

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Un villain/non villain dalla grande coerenza e capace di poesia, di passione, di grandi slanci: come ormai la scena cult della quarta stagione quando in un flashback lo troviamo al suo matrimonio che intona Ti amo di Umberto Tozzi accompagnato da un coro di frati come appassionata dedica alla sua bellissima e giovane sposa. “La cosa che conta di più è la vita” – dice al fratello – “e poi ci sono io che sto morendo e comunque mi sposo”. Il suo quinto matrimonio e ogni volta ha creduto veramente nell’amore.

Un amore che prova anche verso il suo migliore amico Palermo (Rodrigo de la Serna), con il quale si scambiano il bacio più appassionato di tutta la serie: “Io e te siamo anime gemelle ma al 99%. Lo sai, a me piacciono troppo le donne e a te piaccio troppo io. Quell’ 1% è un piccolo mitocondrio ma indica il desiderio e darei qualsiasi cosa per poterlo sentire ma è impossibile. Ti amo ma devo lasciarti per la fratellanza, per il legame che sento per te”. I suoi discorsi riescono a colpire nel segno, Berlino riesce sempre a trovare le parole giuste per ferire o emozionare, dicendo ogni volta la verità, come un filosofo. Quando confessa a suo fratello che sta per morire il Professore vorrebbe interrompere tutto e non fare il colpo alla Zecca, la risposta di Berlino è ancora una volta epica e dimostra quanto sia votato alla rapina e a tutto quello che rappresenta:

Mi divertirò molto di più rubando. Se un pittore ti dicesse che gli mancano tre anni di vita gli diresti di smettere di dipingere? Avresti chiesto a Michelangelo di smettere di scolpire il suo David? No, gli avresti detto: “Forza Michelangelo, continua a fare quello che ti appassiona!”. A un pittore, a un poeta lo stesso. Signori continuate a coltivare la bellezza e questo colpo è un’apologia della bellezza!

La casa di carta – Nairobi è il matriarcato

La casa di carta, cinematographe.it

Nairobi, invece, è il matriarcato, come esclama nella terza puntata della seconda stagione dopo aver spodestato Berlino dalla sua posizione di comando. Una pasionaria che non perde occasione di ribadire il diritto delle donne e di quelli che sono considerati più deboli di farsi valere e di ribellarsi a delle situazioni di sottomissione. Per questo motivo rappresenta in pieno lo spirito rivoluzionario della banda che colpisce proprio al cuore delle autorità che spesso sono più crudeli e scorrette di una banda di criminali e Nairobi vive questo assunto sulla sua pelle.

Nell’ultima scioccante puntata della terza stagione, l’insensibile ispettrice Sierra (Najwa Nimri) tende un vero e proprio agguato a Nairobi facendola affacciare da una delle finestre della Banca di Spagna per farle vedere Alex il figlioletto che aveva avuto da giovanissima e che le era stato tolto perché era una spacciatrice. Un momento emozionante per Nairobi e per il pubblico straziato, però, da un colpo di fucile di un cecchino che la ferisce gravemente al torace. Un colpo basso e deplorevole. Lei che, nonostante la sua vitalità, la simpatia coinvolgente e la capacità di prendere la vita con filosofia, nasconde anche un lato sensibile e un profondo senso materno. Nonostante la sua vita al massimo desidera, infatti, avere una famiglia tutta per sé tanto da chiedere e ottenere dal Professore il suo seme per concepire, dopo il colpo alla Banca, un figlio intelligente, brillante e sensibile come lui da crescere da sola con tanto amore: “Questa banda è la cosa più vicina ad una famiglia che abbia mai avuto. La famiglia si aiuta senza fare domande. Tu hai il tuo piano e anche io ne ho uno”.

Il femminismo di Nairobi in una delle frasi più belle della serie Netflix

La casa di carta, cinematographe.it

Questo è uno dei tanti esempi che dimostrano il grande coraggio di Nairobi non solo di mettere in atto rapine impossibili ma anche di non aver paura di manifestare i suoi sentimenti, di battersi in nome dell’amore anche se consapevole di perdere in partenza. Come quando dopo essere stata umiliata da Palermo che la definisce “l’amica sfigata del frocio” confessa teneramente al suo migliore amico omosessuale Helsinki (Darko Perić): “Io ti amo, ti amo così tanto che vorrei una famiglia con te”, dando una grande lezione di dignità e forza all’arrogante Palermo. Una donna dalle mille sfaccettature che ha in sé il coraggio che neanche un esercito di uomini può avere, il coraggio che solo una donna con il mondo sulle spalle può conoscere. Nella quarta stagione quando i suoi compagni sono paralizzati dalla paura di Cesar Gandìa (Josè Manuel Poga), spietato capo della sicurezza della Banca che gira libero e indisturbato nei sotterranei ed è pronto ad uccidere senza remore, Nairobi, ferita e stanca per i suoi continui assalti, dà di nuovo a tutti una lezione di vita e un omaggio all’universo femminile:

Non vi riconosco più. Siete i ragazzi più duri che abbia mai incontrato, non dei cacasotto. Sapete cos’altro fa molta paura? Rientrare di notte da sola. Ma noi donne continuiamo a farlo. Prendiamo la paura per mano e continuiamo a vivere. Perché bisogna vivere, signori! Bisogna vivere fino alla fine!

Ed è quello che fa Nairobi a suo modo fino alla fine: si concede, per esempio, di cominciare ad amare di nuovo quando si accorge del dolce Bogotà (Hovik Keuchkerian) che ha da sempre un debole per lei e che aveva snobbato. È l’ultimo sprazzo di gioia prima della fine, una morte ingiusta e dolorosa per mano del vile Gandìa che le spara un colpo in testa a tradimento dopo averla riconsegnata ai suoi compagni che si sono battuti per lei. Ed è anche per questo motivo che il suo assassinio ha destato scalpore, lei che era sfuggita più di una volta alla morte, sopravvissuta a due pericolose rapine, all’operazione chirurgica per mano di Tokyo e ai tanti (troppi) tentativi di Gandìa di ucciderla. Un disperato attaccamento alla vita dimostrato anche quando prega Tokyo di non operarla e di consegnarla alla polizia perché preferisce finire in prigione piuttosto che morire.

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La casa di carta, cinematographe.it

Nairobi e Berlino incarnano, così, in pieno lo spirito della banda che va incontro a dei colpi impossibili sia per degli alti ideali sia per godersi la vita totalmente, in ricchezza, divertendosi e vivendo come in una festa continua. Pur essendo anche tutti gli altri folli, Nairobi e Berlino non hanno le remore, per esempio, di Rio (Aníbal Cortés) o la razionalità del Professore e di Lisbona (Itziar Ituño) o la freddezza di Marsiglia (Luka Peroš): sono loro stessi l’apologia dei colpi alla Zecca e alla Banca di Spagna, che Berlino stesso aveva definito “apologia della bellezza”, l’esaltazione, quindi, non di due semplici rapine ma della vita che sfida e vince la morte nonostante tutto.

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