Il Commissario Ricciardi cinematographe.it

In una pausa dal set partenopeo, mentre le riprese sono ancora in corso da diverse settimane tra Napoli e Taranto, il regista Alessandro D’Alatri e l’interprete principale Lino Guanciale hanno trovato del tempo di incontrare il pubblico della seconda edizione di FeST – Il Festival delle Serie Tv di Milano per parlare de Il Commissario Ricciardi, la nuova serie Rai Fiction tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni, qui autore della sceneggiatura insieme a Salvatore Basile, Viola Rispoli e Doriana Leondeff. Nel panel organizzato nel corso della kermesse meneghina, al quale ha preso parte anche la direttrice di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, sono emerse le prime anticipazioni su ciò che vedremo prossimamente sul piccolo schermo il prossimo anno. Al momento, dunque, non c’è una data precisa di messa in onda, ma si ipotizza tra la primavera e l’autunno del 2020.

Il Commissario Ricciardi cinematographe.it

Ciò che si sa è che la serie in questione, composta da sei episodi da cento minuti cadauno è basata su altrettanti romanzi (tra cui La condanna del sangue, Vipera e Il giorno dei morti) della popolare saga dello scrittore napoletano ambientata negli anni Trenta. Protagonista della serie sarà proprio l’attore abruzzese nei panni di Luigi Alfredo Ricciardi, un commissario della Mobile di Napoli dotato di poteri paranormali: è infatti in grado di vedere i fantasmi delle persone morte in maniera violenta. Anche se gli mancano gli strumenti tecnologicamente avanzati di oggi, l’intuito e la tenacia lo guidano verso la risoluzione dei casi più complessi.   

Il Commissario Ricciardi: un period-drama in salsa crime con una forte componente soprannaturale

Chi ha avuto modo di leggere i libri, editorialmente un successo poiché tradotti in moltissimi Paesi all’estero e fonte d’ispirazione per fumetti e audiolibri, già saprà che si tratta di un period-drama con una forte componente soprannaturale. Il che ha richiesto un doppio sforzo produttivo per mettere insieme in maniera credibile e qualitativamente degna di nota la messa in scena. Ed è la Andreatta a rompere il ghiaccio riassumendo il percorso produttivo della serie, della quale gli spettatori presenti al panel hanno potuto vedere un promo con le primissime immagini giunte dal set:

Sicuramente è un progetto molto ambizioso, che rientra per tipologia tanto nella linea di Rai Fiction quanto in quella del crime d’autore. Quindi una direzione editoriale che abbiamo voluto dare al nostro prodotto, alimentata dal grande serbatoio che è il giallo italiano e del quale Montalbano, sulle reti Rai, è un importantissimo antesignano che ha già visto altri titoli significativi come Rocco Schiavone o I bastardi di Pizzofalcone. E sempre su questa linea si muove una serie che è attualmente in onda e che ha come protagonista un personaggio femminile, ossia Imma Tataranni – Sostituto procuratore, liberamente tratta dai romanzi di Mariolina Venezia. Ma non c’è dubbio che all’interno di una linea editoriale come questa, una serie dal DNA come quello de Il Commissario Ricciardi sia un prodotto che si distingue per ambizione. Si distingue perché è un crime ibridato con il soprannaturale, fondato sulla costruzione di un mondo, quello della Napoli degli anni Trenta, che comporta chiaramente in termini produttivi e visivi uno sforzo assai complesso dal punto di vista della messa in scena.

E poi è ambizioso perché come tutti gli adattamenti da uno o più romanzi che godono di un largo seguito di lettori, già di suo il tentativo rappresenta una grande sfida nel provare a dare una visione di un personaggio come quello del Commissario Ricciardi. Un personaggio estremamente ricco e sfaccettato che si porta dentro una lacerazione e ci permette di vivere il crime in un senso particolare: ogni storia criminale pone una ferita della Società rispetto alla quale si indaga per riportare un ordine. E l’ordine che riporta Ricciardi, reclamato dalle vittime dei delitti, permette un percorso di catarsi assai elevato.     

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Sulla carta è dunque un progetto che ha delle caratteristiche che possono facilitarne l’esportazione all’estero, a cominciare dalla complessità psicologica del testo e del personaggio che rende il mondo chiamato in causa particolarmente interessante. Poi c’è l’elemento della forte identità, dislocata in questo caso in un luogo e in un tempo specifico, ossia la Napoli degli anni Trenta. E infine il linguaggio, ossia avere a disposizione un valore produttivo, registico e attoriale in grado di competere con il meglio della serialità mondiale. In questo il made in Italy ha fatto negli ultimi anni dei passi da gigante.

Lino Guanciale su Il Commissario Ricciardi: “abbiamo provato a raccontare la diversità

Sul primo punto si è soffermato Lino Guanciale che ha raccontato il lavoro di costruzione del suo personaggio:

In realtà non sono un assiduo frequentatore della letteratura mistery, quindi ho iniziato a conoscere il personaggio leggendo prima i racconti e poi i romanzi dedicati al Commissario Ricciardi. Quindi ci sono arrivato attraverso un’esperienza immersiva, che a mio avviso per un attore è forse il percorso migliore da compiere in questi casi per farsi prima un’idea intuitiva e poi più strutturata del personaggio. La vera forza nella scrittura di Maurizio de Giovanni in Ricciardi è nuclearmente legata a questo inconfessabile segreto, che sia dono o maledizione per il personaggio. Solo che non poteva essere il dato da cui partire, perché non era possibile costruire qualcosa di concreto da un uomo che vede i fantasmi delle vittime di morte violenta.

Per quanto mi riguarda sono partito dai silenzi di un ex bambino spensierato, che sono assai esplicitati nelle pagine dei romanzi. Perché il ritratto che si fa di Ricciardi sin dal primissimo istante in cui prende coscienza del fatto, questo dono o maledizione per l’appunto, è quello di un bambino irrequieto, simpatico e allegro, che in virtù di questa cicatrice cambia il proprio comportamento esteriore, ma non il suo mondo interiore. Ecco, io ho cercato di partire da questo, dalla distanza fortissima tra il desiderio di empatia e l’auto-censura che la figura si pone semplicemente per non gravare gli altri di qualcosa che avverte in se stesso come mostruoso. Con il regista Alessandro D’Alatri siamo stati subito concordi sul rendere questa autisticità del personaggio la sua forza, in modo che l’isolamento volontario dal mondo che ne deriva e lo fa sembrare una sorta di sociopatico, il che apre un discorso più vasto sulla diversità e la marginalità, deve essere smentito dagli occhi che, come dice l’autore del romanzo, sono vivi di qualsiasi tipo di sentimento. Quindi ho cercato di partire proprio da questo conflitto tra qualcosa di apparentemente murato e degli occhi vivissimi. Da attore si tratta di qualcosa che fa crescere tanto.

Eleonora Andreatta: “Ricciardi è in qualche modo un personaggio emarginato, proprio perché diverso dagli altri per via del peso di questo dono o maledizione che si porta dietro” 

La direttrice di Rai Fiction si ricollega alle parole dell’attore abruzzese per dire la sua su come il tema dell’emarginazione viene affrontato nei libri prima e nella serie poi:

Ricciardi è in qualche modo un personaggio emarginato, proprio perché diverso dagli altri per via del peso di questo dono o maledizione che si porta dietro. Ma allo stesso tempo è vicino a chi è ferito, più debole e fragile. Poi c’è l’elemento valoriale che fa del protagonista un personaggio etico, con questo dono che lo porta a capire profondamente la natura umana grazie a un senso della giustizia accentuato e particolare. E infine c’è la straordinaria opportunità di parlare attraverso le sue storie degli anni Trenta come specchio dell’oggi, poiché il racconto storico altro non è che un gioco di specchi in cui certi contrasti e sentimenti dal passato si riflettono nel presente.

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Ma in che modo una serie come questa, ambientata in un passato a noi lontano, può combattere certi stereotipi è Guanciale a dircelo:

Credo che questa storia consenta proprio di affrontare il modo in cui ci si relaziona con determinati luoghi comuni che finiscono per essere pietra discriminatoria da un punto di vista sociale e culturale. Il tutto senza essere mai dichiaratamente d’opinione ma comportamentale, nel senso che Ricciardi è a tutti gli effetti un problema per la società dell’epoca, perché agli occhi della gente appare come un uomo chiuso, sociopatico, senza una vita privata, accusato di portare sfortuna e in quanto celibe visto dal regime come un potenziale invertito, quando in realtà è una figura fortemente empatica che si batte per un’idea di giustizia che è allo stesso tempo liberazione per se stesso e per le vittime che incontra di volta in volta sul suo cammino. Ed ecco lì che per il pubblico empatizzare con lui e con le sue storie diventa di fatto un’occasione per ridiscutere i propri stereotipi, andando ben oltre il comportamento alienato che si sta osservando nel personaggio di turno. Se supero questo qualcos’altro allora posso trovare qualcosa di molto simile a me e forse di superiore prestandoci molta attenzione. Ricciardi dunque altro non è che lo strano o il diverso della porta accanto. A me piacerebbe che lo spettatore lo guardasse così e attraverso di lui abbattere gli stereotipi.   

Alessandro D’Alatri: “Stiamo cercando di dare una forma all’intangibile”

Chiamato in causa, il regista Alessandro D’Alatri ha parlato della sua visione del personaggio e su come ha lavorato sulla componente soprannaturale:

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In America un personaggio come Ricciardi sarebbe stato disegnato sicuramente come un supereroe. In effetti ha un superpotere che gli permette di vedere quello che gli altri non vedono, ma sono sicuro che oltreoceano avrebbero focalizzato tutto su questo aspetto. In realtà la letteratura di de Giovanni mette a contrasto questo elemento con i vizi e le virtù degli esseri umani. In effetti, il commissario va a indagare proprio in quei crimini legati più alla Società che alla malavita. Quindi si parla di debolezze umane. Dal punto di vista visivo anche gli effetti speciali che stiamo costruendo vanno in questa direzione. Stiamo cercando di dare una forma all’intangibile, mettendo in scena eventi strani, coincidenze, incontri o pensieri fatti che maturano dopo pochi secondi. Questo è l’intangibile del quale stiamo provando a parlare. Insomma, siamo molto lontani dall’immaginario del cinecomics o del genere soprannaturale al quale siamo abituati. Si tratta più che altro di una spezia con la quale si condisce il racconto.   

Elemento soprannaturale, quello presente ne Il Commissario Ricciardi, con il quale Guanciale si è confrontato già in passato, ma che qui ha affrontato in una chiave diversa, come lui stesso ha spiegato:

Come attore ho già avuto a che fare con un personaggio legato al soprannaturale, ossia il Leonardo Cagliostro di La porta rossa, ma ne Il Commissario Ricciardi i presupposti sono assolutamente diversi e hanno il fascino del qual quale parlava D’Alatri, ovvero il soprannaturale trattato come un’occasione per focalizzare l’attenzione sulla vita interiore del personaggio e sulla sua socialità. È come se in Spiderman ci si concentrasse unicamente sulla frase da grandi poteri derivano grandi responsabilità e lo vedessimo costantemente dismessi i suoi panni alle prese con le conseguenze del potere che ha, che per lui rappresenta anche un limite. In tal senso, queste percezioni di Ricciardi non facilitano sempre le indagini, anzi il più delle volte sono un ostacolo.

Dunque rappresentano una persecuzione più che un aiuto che consente all’eroe di portare giustizia. Qui sta la grande umanità del personaggio e la possibilità di spostare il fuoco, partendo da quello, sulla vita marginale del protagonista in un’Italia collocata in periodo particolarissimo della sua storia. E qui sta l’altro colpo di genio di de Giovanni: l’ambientare la vicenda in una pagina sanzionatoria, discriminante e persecutoria della nostra storia, che è quella del Fascismo. L’aspetto interessante diventa il vedere come una figura di questo tipo vive e si muove in questo contesto.

Alessandro D’Alatri: “Ricciardi è una sorta di medium che cerca di rimettere a posto i dolori che non sono stati risolti”

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A chiudere il panel ci pensa D’Alatri che torna sull’elemento soprannaturale per spiegare come si sta lavorando visivamente e tecnicamente per trasferirlo sullo schermo:

Siamo partiti dal fatto che la creatività vera di questo progetto sta proprio nella scrittura di Maurizio de Giovanni, ma se fossimo stati in America probabilmente il soprannaturale sarebbe diventato l’epicentro di questa storia. Mentre al contrario nei suoi romanzi il fatto non è determinante al centro della storia quanto lo è l’attenzione e la sensibilità del protagonista. Tutti noi abbiamo trovato in questo aspetto una modernità straordinaria, a maggior ragione in un’epoca nella quale non siamo più abituati a condividere la sofferenza degli altri. Il protagonista, invece, è uno che la sente, vive e partecipa in maniera dolorosa a quella che è la sofferenza di una vittima.

Tutto questo è molto interessante perché consente di lavorare sull’approccio linguistico e sentimentale, di feeling e di racconto narrativo legato all’elemento soprannaturale. Lì risiede la pietas, ossia la pietà che il personaggio porta nei confronti di queste persone. Questo fa di Ricciardi una sorta di medium che cerca di rimettere a posto i dolori che non sono stati risolti. Stiamo seguendo questa linea e la stiamo elaborando in fase di riprese. Poi è anche divertente vedere come i personaggi si sdoppiano, a cominciare dalle vittime che prima sono materia e persone con tutte le passioni e i dolori degli esseri umani, poi diventano altro.

Insomma, a conti fatti qualche stuzzicante anticipazione sull’attesa serie tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni è trapelata. Ora ne sappiamo sicuramente un po’ di più, ma dovremo attendere qualche mese e la fine delle riprese per avere delle informazioni più precise sul possibile periodo di messa in onda. Nel frattempo inganniamo l’attesa scoprendo gli altri interpreti che andranno a completare il cast al fianco di Lino Guanciale: Serena Iansiti (Livia), Maria Vera Ratti (Enrica), Antonio Milo (Maione), Enrico Ianniello (Dottor Bruno Modo), Fabrizia Sacchi (Lucia Maione), Nunzia Schiano (Rosa), Peppe Servillo (Don Pierino), Mario Pirrello (Garzo), Adriano Falivene (Bambinella), Massimo De Matteo (Padre Enrica), Susy Del Giudice (Madre Enrica) e Marco Palvetti (Falco).

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