Berlinale 2019 – L’Adieu à la nuit: recensione film con Catherine Deneuve

Un'analisi superficiale della cosiddetta invasione islamica: è L'Adieu à la nuit, il film presentato alla Berlinale 2019 con protagonista Catherine Deneuve.

Ogni giorno si impara qualcosa di nuovo e grazie a L’Adieu à la nuit impariamo che un film può essere moralista, giudicante e critico senza esserne completamente consapevole. Il film, presentato fuori concorso alla Berlinale 2019, diretto da André Téchiné (Quando hai 17 anni) e con protagonista Catherine Deneuve, è un trattato sulla pericolosità dell’Islam per l’occidente e sul cambiamento dei tempi, con un approccio che più antico di così non si può.

La protagonista di Deneuve, una ricca proprietaria terriera francese con tanto di cavalli e distese di ciliegi in fiore, scopre che il nipote Alex si è convertito all’Islam e vuole partire verso il Medio Oriente per diventare un foreign fighter. A convincerlo è stata un’amica d’infanzia, musulmana radicale, con l’aiuto delle cellule estremiste che agiscono online a discapito di menti deboli e influenzabili.

L’Adieu à la nuit è un racconto antico e superficiale sull’invasione islamica dell’occidente

L’aspettativa iniziale quando ci approcciamo a L’Adieu à la nuit è quella di un dramma che apra potenzialmente un discorso crudo, ma sincero e onesto su un argomento che oggi più che mai ci riguarda. Infatti, il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center stima che sul numero totale delle formazioni jihadiste più importanti, il Fronte al-Nusra e lo Stato Islamico dell’Iraq e Levante, il 20% siano volontari stranieri. Al contrario il film si boicotta da solo e con superficialità e una pericolosa mancanza di buon senso diventa un’opera che vorremmo dimenticare il prima possibile.

L'Adieu à la nuit cinematographe

L’Adieu à la nuit si apre con la tristissima metafora di un’eclissi solare come specchio simbolico di ciò che sta accadendo ad Alex. Un’ombra nera che si allarga e ricopre completamente quello che era. Il ragazzo ha un terribile rapporto con il padre – si considera un orfano – che incolpa per la morte prematura della madre in un incidente. Si fa riferimento a un suo recente periodo problematico a Tolosa, dove Alex ha abbandonato la facoltà di medicina ed è stato sottoposto a cure con psicofarmaci. Nulla di tutto questo è mai spiegato come si deve e del ragazzo sappiamo solo quanto sia fragile. Alex attribuisce la sua guarigione da qualunque problematica psicologica avesse, alla conversione all’Islam e collega la sua ritrovata identità alla battaglia jihadista.

L’Adieu à la nuit fallisce nel mandare il messaggio giusto con la giusta intenzione

La progressione di L’Adieu à la nuit manca completamente di fluidità. Ogni scena segue in maniera scattosa quella precedente e verrà sostituita presto nello stesso modo dalla successiva. Spesso pare quasi che la volontà sia quella di alternare momenti di borghesia e gioia alle losche azioni dei radicali musulmani, ma nemmeno per un secondo questo paragone viene realizzato nel modo giusto e con il corretto intento. Non aiuta di certo il fatto che quasi ogni componente del cast appaia legnoso e decisamente poco convinto di quello che sta accadendo.

In un momento storico caratterizzato dalla paura e dalla diffidenza nei confronti della religione musulmana, dove la battaglia per dimostrare che l’estremismo è una minoranza, realizzare un film come L’Adieu à la nuit è offensivo per tutti. È offensivo per gli occidentali, che appaiono come esseri che si ritengono superiori, scandalizzati dalla diversità, spaventati all’idea che il proprio vicino di casa, l’amico, il nipote, possa unirsi all’ISIS e compiere attentati. È offensivo anche e soprattutto per la religione islamica che qui viene dipinta solo nella sua natura violenta, senza che venga fornita in alcun modo una controparte che bilanci questa caratterizzazione.

La situazione descritta da L’Adieu à la nuit esiste. Non prendiamoci in giro. Come abbiamo già accennato, secondo alcuni dati, il numero d’individui deboli e problematici che riconoscono in una causa come quella della jihad una speranza per avere una vita migliore e per risolvere i propri problemi è cospicuo e non accenna a diminuire. Di certo, però, questo non è l’atteggiamento giusto. Non si può combattere la violenza con l’ignoranza e il terrore con superficialità. La guerra è guerra, ma noi possiamo essere migliori di così.

Regia - 1.5
Sceneggiatura - 1.5
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 1

1.7

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