La Settima Onda: recensione del film di Massimo Bonetti

Massimo Bonetti firma la sua opera prima, La settima onda, un racconto radicato nella realtà con protagonista un giovane pescatore pronto a tutto pur di realizzare il suo sogno. Ma sarà un incontro speciale a cambiare per sempre la sua vita.

Il mare, il sole, il sud e un sogno da inseguire: pochi ma concreti elementi, quelli che popolano La settima onda, il film diretto da Massimo Bonetti, per la prima volta dietro la macchina da presa. Un film che vuole essere quasi il racconto della realtà, semplice e a volte cruda come solo l’esistenza dell’uomo comune può essere, costretto a combattere ogni giorno con le piccole difficoltà della vita.

Un film che tuttavia, non fa della semplicità il suo punto di forza, risultando in alcuni punti quasi elementare e lasciando lo spettatore in attesa di una scossa, che forse arriva troppo tardi.

La settima onda: una storia semplice

La settima onda Cinematographe.it

Protagonista del film è Tanino (interpretato da Francesco Montanari), giovane pescatore, con il sogno di avere una pescheria tutta sua ma che, dati i pochi risparmi e la scarsità di lavoro, si ritrova coperto di debiti e con il futuro incerto. Accanto a lui la moglie Sara (Valeria Solarino), psicologa infantile che cerca in qualche modo di aiutarlo, nonostante anche il suo lavoro sia piuttosto precario. Oltre che con la banca poi, Tanino dovrà vedersela con la suocera Lavinia (Imma Piro), che in lui non ha mai creduto e che non perde occasione per ricordargli i suoi fallimenti.

Una vita difficile e un sogno da realizzare: l’esistenza di Tanino si divide tra questi due poli, mentre sullo sfondo il blu del mare e le stupende atmosfere pugliesi riempiono lo schermo, diventando quasi veri e propri personaggi, accanto ai protagonisti. Il mare è l’unica via di salvezza per Tanino che, insieme al suo amico Vittorio (Antonino Iuorio), ogni notte esce in cerca del miglior pesce da vendere. Ma la fortuna non li assiste quasi mai.

La svolta per il giovane pescatore arriva quando, per caso, si imbatte in Saverio (interpretato da Alessandro Haber), regista un tempo molto noto, dal tragico passato. Tra i due uomini si crea immediatamente un rapporto speciale: diversi, ma allo stesso tempo simili, entrambi cercano di trovare un senso alla propria vita, nonostante i loro destini siano completamente opposti. In un modo o nell’altro infatti, tutti i protagonisti de La settima onda sono alla ricerca del riscatto: Tanino vuole realizzare il suo sogno a tutti i costi, per offrire alla moglie quella famosa vita da principessa che un tempo le aveva promesso; nello stesso tempo anche Sara non si sente realizzata completamente, in nessun ambito, che sia quello lavorativo o di moglie; Saverio invece vuole riuscire a far pace con il passato, ma soprattutto con se stesso, anche se ancora non ha trovato il coraggio per affrontare i propri fantasmi.

Su uno sfondo stupendo, i vari protagonisti si muovono, in un scenario non bene identificato ma che comunque porta sul grande schermo i problemi e le difficoltà che la maggior parte degli individui di oggi deve affrontare: la famiglia, la precarietà del lavoro, l’amore, il passato, il futuro.

La settima onda: un racconto senza spazio o tempo

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Proprio il luogo e il tempo indefinito sono la caratteristica principale del film di Bonetti. La storia di Tanino e di tutte le persone che sono con lui è ambientata in uno spazio indefinito, probabilmente in Puglia, anche se lo spettatore non ne è mai sicuro. Per disorientare ulteriormente il pubblico, il regista fa parlare ai suoi protagonisti dialetti tutti diversi: se il capo al porto parla milanese, Michele Manni, il perfido personaggio interpretato da Tony Sperandeo, parla siciliano. Lo stesso Tanino si esprime con un modo di parlare all’apparenza pugliese, ma dove ogni tanto riesce a infilarsi una parola tagliata o una doppia sbagliata, tipico del dialetto romano.

Guardando La settima onda lo spettatore non sa esattamente dove si trova, né quando. All’interno del film, Bonetti non ha voluto inserire nessun elemento tecnologico tipico dei nostri giorni. Nella realtà di Tanino non esistono smartphone, tablet, computer o social network anzi, la svolta finale viene affidata ad una lettera, scritta a mano e imbucata nell’apposita cassetta. L’intento del regista è sicuramente quello di raccontare una storia vera, reale, quotidiana: una storia che non si inserisce in un contesto preciso ma che forse, proprio per questo, può essere apprezzata e interpretata da tutti.

È vero, alla fine del film, durante la festa del paese, tutti gli abitanti ballano una tarantella, ma anche questo non basta. Lo spettatore spaesato continua a chiedersi dove viva Tanino (del quale non conosciamo nemmeno il cognome) e addirittura non è sicuro di aver capito esattamente in che epoca si svolga la vicenda: siamo in Italia, in un presente non ben definito e quel pescatore o sua moglie, potrebbero essere chiunque di noi.

La forza del film di Bonetti sta in questo aspetto, nell’intuizione del regista di creare una realtà che intrighi lo spettatore. Ma purtroppo non è abbastanza. La settima onda si basa su una storia semplice e probabilmente è proprio l’eccessiva semplicità il suo punto debole. Nonostante nel corso del film impariamo a conoscere i personaggi, le loro vicende alla fine non coinvolgono profondamente. Solo sul finale il film riesce a dare una scossa, a far capire per la prima volta cosa Tanino riesca a provare, quanto sia grande la sua felicità. Tanto grande da spingerlo in una corsa a braccia aperte verso il suo amato mare.

Il film è al cinema dal 24 maggio prodotto dalla Totem Film e distribuito da Giuseppe Milazzo Andreani e Alberto de Venezia per conto della Ipnotica Produzioni e di Saturnia Pictures.

Regia - 3
Sceneggiatura - 2.5
Fotografia - 3
Recitazione - 3
Sonoro - 3
Emozione - 2.5

2.8