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“Rimarreste allibiti nel sapere tutto quello che non so, non ho letto e non ho visto” confessa Woody Allen nel suo libro autobiografico A proposito di niente pubblicato in Italia da La nave di Teseo. Un libro che ripercorre con la sua inconfondibile ironia, con cinismo e onestà il suo percorso artistico e personale e che nasconde delle curiosità sorprendenti, delle mancanze che non ci si aspetterebbe mai da un Maestro del Cinema. Non solo tanti libri non letti considerati un passaggio obbligato per degli autori ma anche film pilastri della storia del cinema.

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Ma andiamo per ordine: da giovane, confessa Allen, per avere argomenti di conversazione adeguati per tentare la non facile impresa di conquistare le ragazze più belle e brillanti mise nel cassetto i suoi amatissimi fumetti e i libri gialli che divorava per letture più colte come quelle di Stendhal e Dostoevskij: “Avevo paura di essere emarginato socialmente se le mie conoscenze si limitavano al nome dell’assassino della Scala a chiocciola o ai testi delle canzoni degli Ames Brothers. Leggevo romanzieri, poeti, filosofi; avevo i miei problemi con Faulkner e Kafka, me la passavo peggio con Eliot e ovviamente con Joyce, ma amavo Hemingway e Camus perché erano più semplici e mi davano qualcosa; quanto a Henry James, non arrivai mai alla fine di un suo libro, per quanto mi sforzassi”.

Woody Allen –  Le sue lacune letterarie e cinematografiche

In compenso, però, non ha mai visto in teatro l’Amleto, né letto nulla di Virginia Woolf, né Don Chisciotte, Lolita e 1984 di George Orwell e, assurdo ma vero, ha letto l’unico romanzo di Joseph Goebbels, ministro alla propaganda del Terzo Reich: “Sì, il vermiciattolo zoppo che teneva le pubbliche relazioni per il Führer fece un tentativo letterario intitolato Michael, il cui protagonista, a scanso di equivoci, non era un giovanotto nevrotico che voleva a tutti i costi piacere alle ragazze”, scrive ironicamente Allen.

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Ma veniamo alle lacune cinematografiche e alle sue considerazioni a riguardo: pur preferendo di gran lunga Chaplin a Buster Keaton“La maggior parte dei critici e degli studiosi non sarebbe d’accordo con me, ma io lo trovo più divertente, anche se Keaton era migliore come regista” – non ha mai visto Charlot soldato o Il circo e di “faccia di pietra” Il navigatore. Tra gli altri “non pervenuti”: nessuna delle versioni di È nata una stella, Com’era verde la mia valle, Cime tempestose, Margherita Gauthier, Perdutamente tua, Ben-Hur (kolossal tra i più premiati e di successo della storia del cinema), Strada maestra, La casa sulla scogliera, La moglie di Frankenstein. E con la sua solita sincerità si “giustifica” scrivendo: “Non lo dico per snobismo: sto parlando della mia ignoranza e del fatto che un paio di occhiali non bastano a rendere colta una persona, e tanto meno intellettuale”.

Woody Allen: “A qualcuno piace caldo non mi ha divertito, Stanlio e Ollio non mi hanno mai fatto ridere”

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Tra le opere invece viste ma che non hanno incontrato il suo gusto ci sono dei film che generazioni di spettatori, registi e critici hanno trovato sorprendenti, appassionanti, che hanno scolpito nel loro cuore, pilastri imprescindibili della storia del Cinema, tra questi: A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, considerato una delle migliori commedie della storia del cinema, e Susanna! di Howard Hawks: “Non mi hanno mai divertito”La vita è meravigliosa  di Frank Capra, uno dei film più amati del cinema americano: “Mi fa venire voglia di strozzare quel melenso angelo di seconda classe” e Un americano a Parigi di Vincente Minnelli ; e ancora Ho adorato Hitchcock, ma non La donna che visse due volte. Lubitsch mi fa impazzire, ma Vogliamo vivere! non mi ha mai fatto ridere”.

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Tra le icone che non hanno mai colpito Woody Allen l’attrice Katharine Hepburn, Stanlio e Ollio“non mi hanno mai fatto ridere” – e anche uno dei capolavori di Charlie Chaplin Il grande dittatore del quale smonta anche una delle scene più amate e significative: “Di certo Chaplin che gioca con il mappamondo-palloncino non mi sembra un esempio di genio comico”.

Di contro Woody Allen confessa di amare i musical come Cantando sotto la pioggia, Gigi, Incontriamoci a Saint Louis, Spettacolo di varietà, My Fair Lady e per quanto riguarda i comici ovviamente i fratelli Marx dei quali parla copiosamente nel libro. Ma è un’opera in particolare che secondo Allen è l’apice della perfezione artistica e che per lui è una vera e propria ossessione: il dramma di Tennessee Williams diretto da Elia Kazan nel 1951, e interpretato da due magistrali Vivien Leigh e Marlon Brando, vincitore di quattro premi Oscar. “Se devo dire qual e l’opera d’arte della mia vita, rispondo che è Un tram che si chiama desiderio. Il problema e che la versione cinematografica è cosi definitiva che in confronto tutte le versioni teatrali scoloriscono”.

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Ammissioni inconfessabili da qualsiasi altro autore, regista o semplice cinefilo, ma anche passioni inaspettate per il regista di Manhattan e Io e Annie. Se si conosce un minimo l’estrosità di Woody Allen, però, tutto questo non può apparire poi così assurdo e poi è sempre una questione di preferenze: “Ma chi se ne importa di quello che penso io, sono gusti. Voi potete trovare sexy le esili modelle di biancheria intima e io no. Non ci posso fare niente”.