La Dea Fortuna, cinematographe.it

Per riuscire a catturare lo spettatore e a trasportarlo anima e corpo all’interno di un immaginario specifico, ogni in cui la storia prende vita diventa di importanza fondamentale. Lo sa molto bene Ferzan Özpetek, che ha sempre fatto delle location il suo punto di forza. Anche nell’ultimo film, al cinema dal 19 dicembre 2019 con Warner Bros., il regista turco ci regala delle ambientazioni indimenticabili!

La Dea Fortuna: recensione del film di Ferzan Ozpetek

Certamente una delle chiavi della riuscita de La Dea Fortuna può essere identificata proprio nella felice scelta scenografica, in cui è rintracciabile una ricerca certosina per i dettagli e una cura maniacale nei modi e nei tempi in cui essi vengono rivelati durante il film.
In questo caso il regista di origine ha in qualche modo giocato in casa: l’atmosfera che ha deciso di rievocare è infatti non solo molto personale, ma è anche già stata “testata” all’interno della sua filmografia. Non è comunque mai scontato riuscire a portare sullo schermo un mondo talmente vivo da riuscire quasi a far sentire allo spettatore l’odore dei luoghi che lo compongono o trasmettere le sensazioni di come potrebbe essere crescere in una certa casa oppure svegliarsi la mattina in un determinato quartiere.

Il film trova il suo svolgimento prettamente all’interno di due ambienti casalinghi, uno a Roma e un altro nella zona Vergine Maria di Palermo. Essi sono, come e più degli attori, i fautori della sua riuscita, motivo per il quale meritano di essere scoperti.

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Dove si trova la casa di Alessandro e Arturo, i protagonisti de La Dea Fortuna?

La Dea Fortuna, cinematographe.it

Uno dei principali responsabili dell’accostamento di atmosfere tra Le Fate Ignoranti e La Dea Fortuna è assolutamente il palazzo di via della Lega Lombarda a Roma, davanti al cinema Jolly.
Una struttura straordinaria per la sua valenza architettonica, ma anche importante per l’elemento conviviale tipico di un ambiente romano ormai dimenticato, caratterizzato in primis dalla dimensione comunitaria che garantisce il sistema di terrazze a spiovenza, in grado di collegare case e famiglie vicine e rievocare quel sentimento di famiglia allargata tanto caro a Özpetek.

Non è un caso che il film segni il debutto come scenografa della bravissima Giulia Busnengo, diventata un’arredatrice per cinema di importanza internazionale (ha lavorato con tante produzioni americane, ma anche per il nostro Sorrentino), la quale ha iniziato il suo percorso professionale come assistente volontaria di Bruno Cesari nella scenografia proprio de Le Fate Ignoranti.
L’abilità della Busnengo, fusa con la conoscenza dei desideri e del lavoro del regista e anche, perché no, con l’appartenenza di quest’ultimo alla dimensione scelta (Özpetek vive da 43 anni nella casa dove ha girato il suo secondo film) ha permesso alla location di comunicare quel senso di vero, reale e autentico vissuto che investe in pieno lo spettatore, facendolo sentire subito “di casa”.

Il santuario della Fortuna Primigenia, la Dea del film di Özpetek

Santuario della Fortuna Primigenia, cinematographe.it

In La Dea Fortuna c’è un luogo accennato, che si vede appena nel suo interno e che viene descritto come teatro di un’epoca importante per la vita dei protagonisti, ma che ora è solo un elemento di malinconia.

Il luogo è il santuario della Fortuna Primigenia, a Palestrina, dove lavora Annamaria, il personaggio di Jasmine Trinca. Non a caso il luogo ci viene introdotto da una preghiera rivolta alla dea da cui prende il titolo la pellicola da Sandro, uno dei figli di Annamaria, il quale, insieme alla sorella Martina, è l’unico ad avere un rapporto con la statua della Fortuna.

È però nella cavea teatrale in prossimità del palazzo Colonna Barberini del XII secolo (dal 1956 trasformato nella sede del Museo Archeologico Prenestino), che si svolge la scena più importante del film nella location di Palestrina. Nel visitare quella parte del santuario, torna nella mente dei due protagonisti il loro primo incontro, causato proprio da Annamaria all’epoca in cui Arturo lavorava come guida turistica.

La riproposizione di quei ricordi vive nella pellicola solo attraverso le riprese che mostrano la bellezza del complesso della terrazza dove è stata edificata la cavea, confermando una volta di più come luoghi del genere possano parlare da soli.

[Curiosità: Il santuario della Fortuna Primigenia costituisce il “massimo complesso di architetture tardo-repubblicane dell’Italia antica”. La struttura è articolata in sei terrazzamenti ed è stata fonte di ispirazione per la composizione architettonica di numerosi edifici. Tra questi il Belvedere Vaticano (1504) progettato da Bramante, villa Sacchetti del Pigneto (1635) di Pietro da Cortona e il Vittoriano (1884-1911) di Giuseppe Sacconi.]

La dea Fortuna è stato girato anche a Palermo! Villa Valnaguera-Gangi, il gioiello di Bagheria

Villla Valguarnera, cinematographe.it

Ed ecco che, dopo avere camminato per un altro centinaio di metri, alzando gli occhi ci si trova davanti la villa Valguarnera in tutta la sua bellezza. Un corpo centrale a due piani, con un seguito di finestre, vere e finte, che scorrono seguendo un ritmo giocoso e severo. Dal corpo centrale partono due ali piegate in modo da formare un semicerchio perfetto.

Dacia Maraini, Bagheria

Arriviamo alla meravigliosa location di Villa Valnaguera a Bagheria, in provincia di Palermo, una delle ville settecentesche italiane di maggiore interesse artistico e storico. Essa fu edificata dai Principi Valguarnera ed ancora oggi è di proprietà dei loro eredi, i Principi Alliata di Villafranca.

La Dea Fortuna si apre proprio con un carrello che parte dagli affreschi dell’interno della villa, allo stesso tempo bellissimi e inquietanti, i due sentimenti che caratterizzano il cuore di quello che la villa rappresenta nella pellicola.
Essa è infatti un luogo dalla bellezza mozzafiato, ma teatro di una drammatica vicenda esistenziale che ha per protagonista la famiglia di Annamaria.

Come tutte le altre location, anche questa è strettamente legata ai protagonisti che la abitano, come se essi fossero una loro estensione. In questo caso c’è forse l’esempio più riuscito della pellicola, dove la connessione è tra la casa, regno della luce del Mezzogiorno, la cui bellezza accieca fin dal primo sguardo delle scalinate esterne, ed Elena Muscarà (una splendida Barbara Alberti), l’oscura vedova che si aggira tra le sue tante stanze, portatrice del drammatico segreto che ha segnato i suoi figli e che potrebbe inghiottire anche i suoi nipoti.

Un’atmosfera originalmente ossimorica che coglie impreparato lo spettatore, lasciandolo suggestionato come ci si può trovare di fronte alla prigione più lussuosa, ma solitaria, del mondo. La cornice di Bagheria fa il resto, un luogo sperduto e mozzafiato, ai margini del mondo e teatro di una bellezza senza tempo.

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