Yara: così Roberto Zibetti si è trasformato in Massimo Bossetti nel film Netflix. Intervista

La nostra intervista a Roberto Zibetti, l'attore che interpreta Massimo Bossetti nel film Netflix basato sulla vicenda di Yara Gambirasio.

Da leggere

Stephen Sondheim – amici e colleghi lo ricordano con affetto: “É la fine di un’era”

Da Hugh Jackman a Steven Spielberg, i tweet più commoventi sulla morte di Stephen Sondheim Stephen Sondheim, leggendario compositore di...

Ho tutto il tempo che vuoi: in esclusiva su RaiPlay il corto sul fenomeno Hikikomori

Ho tutto il tempo che vuoi è diretto da Francesco Falaschi in collaborazione con gli allievi della Scuola di...

Zerocalcare consiglia le sue serie preferite su Netflix descrivendo le trame… a modo suo!

È senza dubbio la serie del momento, e stavolta è tutta made in Italy. Strappare lungo i bordi, la...

Block title

Yara continua a dominare su Netflix. Il film diretto da Marco Tullio Giordana, inerente il tristemente noto omicidio della giovanissima Yara Gambirasio, ha conosciuto in Italia un successo travolgente, accompagnato naturalmente da polemiche, critiche, osservazioni tra le più varie. Davvero è giusto ritornare a soli dieci anni di distanza su quei strazianti giorni di febbraio? Siamo pronti? Checché se ne pensi sulla riuscita o meno dell’operazione, non si può negare che il Massimo Bossetti interpretato da Roberto Zibetti non sia stato un personaggio incredibilmente riuscito. Inquietante, animato da una ambiguità profondissima, ritratto di quella provincia dove negli ultimi anni anche registi come i Fratelli d’Innocenzo ci hanno mostrato la giungla più feroce e banale della nostra società, è stato senza ombra di dubbio il personaggio più complesso del film, il più affascinante.
Di tutto questo abbiamo parlato proprio con lui, con Roberto Zibetti, classe ’71, una carriera lunga e complessa tra grande e piccolo schermo, che lo ha portato a collaborare con nomi del calibro di Dario Argento, Bertolucci, Ligabue, Ferrara, Bava e Noce.

Roberto Zibetti è Massimo Bossetti in Yara, il film Netflix basato sulla tragedia di Yara Gambirasio

 

Cosa ti ha spinto ad interpretare Massimo Bossetti? Qual è stato il processo creativo?
“Mi affascinava prendere parte ad un progetto così complesso, diretto da Marco Tullio Giordana con cui avevo già collaborato, un regista che stimo molto. Per il personaggio di Bossetti c’erano molte informazioni reperibili sul web, come file audio e foto, che ci hanno permesso di farci un’idea non solo su di lui, ma anche sul suo contesto, qualcosa da cui partire per costruire il personaggio, per immaginarselo.
Si è partiti da un lavoro di scrittura, tenendo sempre presente la necessità naturalmente di sospendere il giudizio sul personaggio. Il nostro obiettivo era quello di raccontarne le contraddizioni, attraverso il suo iter, immaginandosi la sua vicenda, la sua evoluzione. Si è trattato di fare anche delle ipotesi per quello che riguardava il punto di vista emotivo. Tullio Giordana mi ha chiesto di concentrarmi soprattutto sul concetto di ambiguità per questo personaggio. Di conseguenza, è stato molto importante lavorare sull’aspetto fisico, così come sulla lingua. Sono molto soddisfatto di ciò che abbiamo ottenuto con Yara, un racconto il più possibile attinente al reale.”

Qual è stata la più grande difficoltà che hai dovuto affrontare?
“Sicuramente il far fronte ad un importante lavoro sulla fisicità. In questo mi sono stati d’aiuto Fernanda Perez e Giorgio Gregorini, la make up artist e l’hair stylist, per andare a ricercare una precisa componente visiva. In generale posso dire che si è trattato di un lavoro molto tecnico. Quando ci si confronta con dei personaggi, bisogna in parte essere anche artigiani, rimanendo coerenti con lo script ma dovendo sempre fare i conti con dei ritmi di lavoro molto veloci.”

Yara 1

Hai trovato complicato dover interpretare un vero criminale?
“Ho sempre pensato che a fare la differenza sia ogni volta la qualità del progetto. Qui sapevo che ne avrei trovata, mi fidavo dell’autore, si è mirato a fare un film vigoroso, e questo contava per me. Altre domande o dubbi non me li sono posti, in fondo non bisogna mai dimenticarsi che bisogna interpretare un personaggio.”

Per un attore, a tuo modo di vedere, interpretare un villain cosa può donare in più rispetto ad un personaggio positivo?
“Sono certamente degli stimoli diversi, un “cattivo” permette di esprimere contraddizioni più profonde dell’essere umano. Ad ogni modo recitare è un gioco che permette di trovare sempre qualcosa di importante, di interessante per un interprete. Certo, alcuni personaggi sono più interessanti perché più sfaccettati, ma poi dipende sempre dalla finalità ultima, dal progetto. Con Yara, in un racconto incentrato su una tematica delicata, eventi chiaramente drammatici, volevo essere empatico rispetto al personaggio, pur distaccandomi professionalmente.”

Perché in Italia c’è questa riottosità verso film ispirati a fatti anche di cronaca così violenti?
“Da una parte credo che sia assolutamente legittimo esprimere dei dubbi, da parte di chi pensa che sia una vicenda ancora troppo fresca nella memoria collettiva per essere raccontata. Lo trovo un punto di vista più che ammissibile. Però è anche vero che da noi si cerca sempre la polemica, il cercare un conflitto che è quasi sempre fine a se stesso. Yara da questo punto di vista rappresenta un caso tipico, anche se poi in realtà la polemica è stata abbastanza limitata. Il film è oggettivo rispetto ai fatti e alla tragedia che si è consumata.”

Yara 3

Come giudichi oggi lo stato di salute del cinema e televisione italiani? Sta cambiando qualcosa?
“Questo per me è un momento molto positivo per l’Italia. Vi è un aumento delle competenze e dei progetti, ci sono tante idee e volontà di creare qualcosa di nuovo, vedo tante produzioni, poi vi è la realtà delle nuove piattaforme. Per me sono qualcosa di assolutamente centrale, in un certo qual modo riescono a compensare la crisi che ora interessa le sale cinematografiche, si è generato poi un indotto molto ampio e una grande varietà di offerta.”

Qualche progetto per il futuro?
“Sto ultimando le riprese della terza stagione de La Porta Rossa (qui la nostra recensione dell’ultima stagione) scritta sempre da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi.”

Ultima domanda: come vedi la situazione attuale? Come credi che uscirà il mondo del cinema da questa pandemia?
“Credo che una vera ripresa del cinema si avrà quando il discorso pandemico sarà sotto controllo, fino ad allora sarà purtroppo un’esperienza di nicchia ancora più di come già non fosse prima.
Bisognerà accettare che per un certo periodo, andare in sala sarà qualcosa di raro. L’on demand è ovviamente favorito da questa situazione, ma la mia speranza è che si trovi un equilibrio tra questi due mondi, che il mondo televisivo permetta al settore di sopravvivere, fino a quando il cinema potrà riprendere il suo ruolo peculiare. Ma ci vorrà un po’ di tempo, bisognerà stringere i denti.”

Altri articoli che potrebbero interessarti dai siti del nostro Network:

Ultime notizie

Stephen Sondheim – amici e colleghi lo ricordano con affetto: “É la fine di un’era”

Da Hugh Jackman a Steven Spielberg, i tweet più commoventi sulla morte di Stephen Sondheim Stephen Sondheim, leggendario compositore di...

Articoli correlati