Vera Dragone oltre L’Altra Via: recitando “capisci cose di te”

L'attrice è al cinema con L'Altra Via, a teatro con Diego Dalla Palma e alle prese con le celebrazioni del centenario dalla nascita del nonno, Vittorio De Seta.

La ricchezza interpretativa che si dipana tra il cinema e il teatro, i progetti sospinti da una passione irrefrenabile, le origini da ricordare nell’anno di un’importante commemorazione; Vera Dragone è stata protagonista di un’interessante intervista che ha toccato moltissimi punti e ci ha permesso di conoscere meglio un’artista poliedrica, oggi alle prese con moltissimi progetti. L’attrice e cantante nata nel 1987 a Catanzaro è oggi al cinema con L’Altra Via, opera prima di Saverio Cappiello, in cui interpreta la madre del giovane protagonista Marcello, e sarà presto partecipe, al Torino Film Festival, del docufilm targato Mimmo Calopresti, Gianni Versace – L’imperatore dei sogni. Ella è inoltre in tour con Diego Dalla Palma e lo spettacolo Bellezza imperfetta e sta seguendo moltissime iniziative dedicate a suo nonno, Vittorio De Seta, regista che, negli anni ’60, fu fondamentale soprattutto per il suo lavoro in ambito documentaristico e che viene quest’anno ricordato, in occasione dei 100 anni dalla sua nascita.

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Vera Dragone cinematographe.it

Partiamo dai diversi ruoli cinematografici e specificatamente da L’Altra Via, opera prima di Saverio Cappiello, in uscita il 16 novembre. Un film ampiamente sviluppato sui rapporti e sull’emotività dei personaggi, in cui tu interpreti Tereza, madre del protagonista Marcello; come ti sei trovata nei suoi panni?
“Sicuramente quello di Tereza è stato uno dei personaggi più complessi che mi sia capitato di interpretare al cinema; è una storia che parte da una grande difficoltà di vita: lei è vedova, si occupa da sola della crescita di suo figlio, vive in un quartiere che ha tutta una serie di problematiche e cerca di fare del suo meglio per togliere lui da un destino che sembra già segnato. L’approccio è stato diverso, non credo lei mi somigli: anche io sono madre di un bambino che ha circa l’età di Marcello ma non vivo assolutamente quella situazione di disagio. Personalmente, però, mi sono ritrovata in situazioni simili: ho avuto un rapporto difficile con mia madre, purtroppo non a causa sua, ed è stato complicato recuperare con lei negli anni. Interpretare Tereza, in questo senso, è stato catartico perché è come se avessi capito determinate difficoltà, che da bambina non potevo capire. Interpretando un personaggio, finisci sempre per capire cose di te. Per me è stato abbastanza doloroso e durante le riprese ho, infatti, deciso di stare da sola per concentrarmi meglio e vivere quella solitudine”.

Com’è stato lavorare con un regista al suo primo lungometraggio?
“Saverio è un regista con una grandissima sensibilità: mi ha dato tutti gli spazi, tutti i tempi che a me servivano. C’era un clima di grandissimo rispetto, da parte sua come da parte di tutta la troupe. Ricordo il set con grande piacere, c’è stata grande cooperazione, un lavoro di gruppo sentito, pur con i tempi stretti di una piccola produzione”.

Successivamente sarà presentato al Torino Film Festival il docufilm Gianni Versace – L’imperatore dei sogni, di Mimmo Calopresti, in cui tu interpreti Franca Versace; quali sono le grosse differenze nell’interpretare un personaggio reale rispetto ad uno di finzione? In quale dei due casi ti trovi più a tuo agio?
“Qua siamo molto lontani da Tereza: si parla di una donna imprenditrice, che riesce ad intuire l’estro e la genialità di suo figlio. Non è la prima volta che mi capita di interpretare un personaggio realmente esistito ed è sicuramente una responsabilità molto grande: c’è una tua proposta che deve fondersi con l’idea del regista e poi c’è una resa che deve essere quanto più verosimile rispetto al personaggio. Poi i personaggi di per sé non esistono, sei tu che li crei, che presti il tuo corpo, la tua voce, il tuo sguardo, le tue ferite, e quindi il lavoro emotivo alla fine è uguale e io sono una a cui piace scavare i personaggi in profondità, diventa per me un lavoro dopante”.

Un altro docufilm, che immagino tu abbia particolarmente a cuore, è quello che verrà dedicato alla memoria di tuo nonno, il regista Vittorio De Seta, in occasione del centenario dalla sua nascita, con il supporto della Calabria Film Commission; vuoi parlarci un po’ del progetto? A che punto della sua fase produttiva ci troviamo?
“Il progetto è ancora in fase embrionale, in questi giorni ci stiamo confrontando, stiamo capendo e visionando molto materiale. Il progetto è quello di raccontare mio nonno in una chiave che possa essere giusta anche per il pubblico più giovane; la sua è sicuramente una figura modernissima, contemporanea, ma a volte c’è bisogno di svecchiare un po’. Non posso però dire molto altro, siamo davvero alle primissime fasi”.

Quanto è stato determinante tuo nonno, e con lui tua nonna Vera Gherarducci, attrice e sceneggiatrice, nella scelta di intraprendere questa carriera? Come nasce la tua passione?
“Io mia nonna non l’ho mai conosciuta (e, peraltro, mi dicono che era molto simile a me sia per l’aspetto che per il carattere) e mio nonno non mi ha mai spinto ad intraprendere questa carriera. Da piccola amavo il canto e avevo una passione sfrenata per il disegno, pensavo di diventare costumista o stilista. Successivamente ho incontrato Adele Fulciniti, che poi è diventata la mia prima insegnante di recitazione, proprio in occasione del 80° compleanno di mio nonno. È stata lei a chiedermi se non avessi mai pensato di fare l’attrice e mi ha subito conquistata. Poi ho iniziato a fare i laboratori sulla tragedia greca al liceo ed è sbocciata una passione travolgente per il teatro, che mi ha portato ad iscrivermi all’Accademia”.

Vera Dragone tra teatro, spettacoli e progetti

L'Altra Via cinematographe.it

Vera, per concludere, ha parlato anche dei suoi impegni in ambito teatrale e dei suoi ulteriori progetti, alcuni di coppia, altri memori del suo passato e delle sue origini.

Come anticipato i tuoi impegni non sono solamente al cinema e attualmente sei in tour con Diego Dalla Palma con lo spettacolo Bellezza imperfetta, prossimamente a Roma, Milano e Bologna; di che cosa si tratta?
“È uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Diego Dalla Palma, un monologo. Parla della sua vita e, soprattutto, del suo rapporto con la madre Agnese: è la storia di come lei lo abbia influenzato, un po’ alla Franca Versace. Lei era una donna di origini umili, viveva in un paesino nella provincia di Vicenza, si occupava degli animali della famiglia e non aveva nessuna velleità artistica, eppure si distingueva come estranea a quel mondo; Diego ricorda sempre del rossetto, che era per lei un tratto assolutamente distintivo ed è stato indispensabile per la carriera di lui, oggi icona del make-up mondiale”.

Come riesci a gestire tutti gli impegni che si accavallano l’un l’altro?
“Non sono gli unici impegni che ho, in realtà: con il mio compagno ho deciso di aprire un locale di spettacoli a Roma, che si chiama Ellington Club. Lui è una macchina da guerra e insieme siamo una squadra che funziona molto bene. Abbiamo aperto il locale nel 2019 ma siamo sopravvissuti alla grande, nonostante la pandemia; io sono la direttrice artistica e mi esibisco anche come cantante. Puntiamo molto sulla musica, sul jazz (soprattutto swing) e sul musical theatre; sembra un po’ di entrare in un film di Woody Allen”.

Per concludere ti chiediamo se ci sono altri progetti già in cantiere o collaborazioni che speri di riuscire ad ottenere
“Ce ne sono tante, tra i registi italiani collaborerei con tantissimi: Bellocchio, Gianni Amelio, Garrone, Paolo Sorrentino e tanti altri, ma vedremo.
Poi ho un altro progetto: sto organizzando un evento per il centenario di mio nonno a Roma, al Cinema Aquila, con anche il supporto di Mimmo Calopresti e di tutta la cooperativa dei ragazzi che gestiscono il cinema.
Infine a gennaio uscirà un corto sulla città di Cosenza diretto da Caterina Misasi, regista molto interessante, particolare, con un occhio inedito”
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