The Perfect Candidate Haifaa Al Mansour cinematographe.it

Dopo l’emozionante La Bicicletta Verde e il suggestivo Mary Shelley, la regista e sceneggiatrice saudita Haifaa Al Mansour è tornata a Venezia con The Perfect Candidate. In concorso alla 76° edizione della Mostra d’Arte Cinematografica e atteso al cinema il 29 agosto 2019 con Academy Two, questo film racconta la storia di una giovane donna ambiziosa che sogna di realizzare i propri sogni sfidando la realtà ottusa e retrograda del suo paese.

Venezia 76 – The Perfect Candidate: recensione del film di Haifaa Al-Mansour

Maryam è una giovane e ambiziosa dottoressa che lavora in una piccola clinica in Arabia Saudita. Nonostante le sue qualifiche, deve guadagnarsi giorno dopo giorno il rispetto dei colleghi maschi e l’accettazione dei pazienti. Quando, per un problema con i documenti, le viene impedito di volare a Dubai per un convegno ed è costretta a misurarsi con la burocrazia, si imbatte per caso nel modulo di candidatura alle elezioni cittadine e decide di parteciparvi. Mentre il padre musicista è in tour lontano da casa per la prima serie di concerti pubblici autorizzati nel Regno da decenni, Maryam arruola le due sorelle più giovani per gestire la raccolta fondi e organizzare la sua campagna elettorale. In ogni momento le tre sorelle si troveranno ad affrontare le restrizioni imposte dal ruolo tradizionalmente riservato alle donne nel Paese, ma l’audace candidatura di Maryam prende slancio e sfida la comunità conservatrice.

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È un testa a testa all’ultimo volto fra lei e il suo sfidante maschio: Maryam e la sua famiglia dovranno mettere in campo tutta la loro determinazione e la loro creatività per il progresso della loro società tradizionalista.

Haifaa Al Mansour: “Se sei una donna, c’è sempre qualcuno che dubita di te”

Abbiamo avuto il piacere di incontrare la regista Haifaa Al Mansour che ci ha parlato di The Perfect Candidate, dando uno sguardo anche alla situazione attuale dell’Arabia Saudita e alla condizione professionale delle donne in costante lotta per competere con l’universo maschile.

Questo suo nuovo film The Perfect Candidate sembra quasi un sequel del precedente La Bicicletta Verde, come se Maryam fosse Wadjda cresciuta.

“È una visione molto interessante. Per me è importante raccontare un personaggio che non sia una vittima. Entrambe vivono una situazione frustrante, devono combattere per cambiare le cose e far sentire la propria voce per avere successo nella vita”.

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La giovane protagonista di The Perfect Candidate sogna di diventare un medico. C’è qualcosa di autobiografico che fa riferimento a quello che ha vissuto lei quando sognava di fare la regista? Ho letto che suo padre era un poeta, quindi lei ha vissuto in un ambiente artistico. Quanto è importante il sostegno dei genitori in un paese come l’Arabia Saudita?

“I miei genitori mi hanno appoggiato molto nelle mie scelte. Noi vivevamo in un piccolo paese e non parlavamo inglese, ma quando sono andata a frequentare il college ho cominciato ad avere una visione più ampia. Quindi mi identifico molto con Maryam che vuole fare il dottore e poi intraprendere una carriera politica. Come regista donna, anche se dimostri di essere brava e di conoscere il mestiere, c’è sempre qualcuno che dubita comunque di te. In Arabia Saudita le registe donne non hanno lo stesso tipo di autorità dei colleghi uomini.

Quando Maryam vuole intraprendere la carriera politica comincia a fare le sue ricerche, ma la politica non è una cosa che si impara come cucinare. Occorre l’esperienza e non devi avere paura di fallire, ma imparare da quello che accade intorno a te. Questo è l’unico modo per entrare in contatto con la vita”.

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Haifaa Al Mansour: “Con The Perfect Candidate racconto un’Arabia Saudita che sta cambiando”

Il suo paese è cambiato da quando ha realizzato il suo primo film?

“Sì abbiamo molti cinema e la gente può andare a vedere film, ma a parte la logistica abbiamo un grande supporto dalla Germania. Quando ho iniziato non potevamo contare su questa collaborazione perché non veniva rilasciato il visto ai tedeschi per poter lavorare in Arabia Saudita. In questo film invece ci hanno lavorato molte donne tedesche. Tuttavia si può girare nei piccoli paesi, ma spesso incontri persone molto religiose che abitano lì e non sono contente di averti da quelle parti. Così cominciano a ostacolare le riprese fino a far arrivare la polizia che chiede i permessi. Ma una volta mostrati i documenti in regola, la polizia intima a queste persone di non disturbare il nostro lavoro.

Comunque il cinema e i film sono una cosa molto nuova per il mio paese; molte persone ancora non conoscono questo mondo e noi proviamo a fargli esplorare questa nuova realtà”.

The Perfect Candidate

Ho notato che in The Perfect Candidate c’è questo contrasto tra vecchio e nuovo. I protagonisti seguono queste regole della tradizione antica, ma nello stesso usano molta tecnologia come smartphone, tablet e computer e i social media.

“Assolutamente. I social media ormai sono ovunque e, mentre nella quotidianità del mio paese uomini e donne fanno vite separate e ci sono restrizioni di vario tipo, sui social media è come una grande festa. I social media hanno contribuito a creare una nuova idea di se stessi. Molte persone che pensavano di non avere senso dell’umorismo in questo modo si sono resi conto di essere in grado di prendersi in giro e divertirsi. Le donne prima non potevano guidare e si scherza su questo, oppure sul fatto di dover andare in giro coperte. Per esempio quando vedi l’Arabia Saudita con Google Earth che di solito mostra vari luoghi nel mondo dall’alto, tutte le case sono coperte da un velo in una video parodia che gira su internet. Quindi i social ci hanno aiutato a ridere di alcune cose che fanno parte della nostra cultura”.

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