The Gray Man: i f.lli Russo e il cast svelano perché il film funziona, tra allenamenti, curiosità e scene pericolose

I fratelli Russo, e una parte del cast, tra cui Ryan Gosling, Chris Evans, Ana de Armas e Rege-Jean Page, raccontano i retroscena dell'action movie

Dopo un breve passaggio in sala, The Gray Man è disponibile dal 22 luglio sulla piattaforma di Netflix, pronto a intrattenere gli spettatori a suon di inseguimenti mozzafiato, sparatorie e scene di lotta. Due ore mozzafiato (ma poco altro, purtroppo, come potete leggere nella nostra recensione) firmate dai fratelli Anthony e Joe Russo, che hanno messo insieme un cast da capogiro di cui fanno parte Ryan GoslingChris EvansAna de Armas, Rege-Jean Page, Jessica Henwick, Dhanush, Billy Bob Thornton, Julia Butters e Alfre Woodard. Tutti i protagonisti, insieme ai due registi, hanno partecipato alla conferenza stampa via web di The Gray Man, e hanno raccontato curiosità e riflessioni sull’action movie.

Proprio i fratelli Russo hanno introdotto la chiacchierata sul film, spiegando come secondo loro sia una pellicola perfetta per il tipo di pubblico di oggi: “È un tipo di film che funziona bene con gli spettatori contemporanei, i personaggi sono molto esistenziali, ma anche piuttosto divertente, e inseriti in una storia moderna che parla in molti modi di quello che succede attualmente ne mondo. Pensiamo che ce ne fosse bisogno: insomma, oggi Bond ha 60 anni e la serie di Bourne circa 20 anni, abbiamo pensato servisse qualcosa più connesso alla società in cui viviamo.

La preparazione fisica e psicologia, e l’accento di Rege-Jean Page

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Uno degli elementi che salta di più all’occhio di The Gray Men è l’estrema preparazione fisica a cui si sono sottoposti i protagonisti. Ryan Gosling per primo, che ha raccontato come sia stata un’esperienza davvero intensa: “Vorrei tornare al periodo prima che mi scritturassero, e dire a me stesso di correre di più, perché in questo film devo farlo un bel po’, e non mi aspettavo tutta questa corsa! No davvero, abbiamo ricevuto un grandissimo supporto dall’incredibile team di stunt: ci hanno insegnato tutti questi stili diversi di arti marziali, una adatta a ogni personaggio. In particolare, è stato fondamentale l’aiuto di Chili Palmer, ex membro Delta Force, che mi ha spiegato non solo i movimenti fisici, ma anche una serie di tattiche e dettagli comportamentali che fanno la differenza, rendono tutto più realistico.

Anche Ana De Armas racconta come sia stato fondamentale l’aiuto ricevuto dagli esperti, per calarsi nel suo ruolo più dinamico: “Mi è piaciuto da subito questa donna, tosta e senza paura. Sono stata davvero fortunata a lavorare con Chili, che mi ha addestrata fisicamente ma anche alla mentalità di chi è parte di un sistema militare, ed è stato fantastico per me vedere i miei miglioramenti nel corso dei mesi. Anche avere il supporto di un vero agente della CIA mi ha aiutato molto a capire il senso di responsabilità che avverte chi è in missione, il peso di prendere certe scelte e di rischiare costantemente la tua vita e la vita di chi ti circonda.”

Una ricerca psicologica importante, che ha aiutato a caratterizzare meglio tutti i personaggi. In particolare quello di Chris Evans, un cattivo fuori dagli schemi, che dice e fa cose terribili con un sorriso sulle labbra: “Renderlo così ironico è stata un’idea sia mia sia dei Russo, perché loro sono quel tipo di regista che ascolta sempre gli spunti degli attori. E io ho adorato interpretare Lloyd, insomma fare il cattivo è sempre particolarmente divertente, sei più libero dalla morale e puoi prenderti più rischi. Avere già un rapporto di fiducia con i Russo poi è stato fondamentale, e non credo che senza di loro avrei avuto lo stesso tipo di esperienza.”

Interessante anche il lavoro fatto da Rege-Jean Page, che per calarsi nella parte ha camuffato il suo accento inglese talmente bene anche fuori dal set, che i suoi colleghi sono rimasti sconvolti quando l’hanno sentito parlare con la sua vera parlata: ” Sono passati otto mesi prima che ho sentito il suo vero accento” ha raccontato Julia Butters, la Claire del film “e quando l’ho sentito ho pensato no, no, no, non è possibile. Io lavoro sempre con gli inglesi, e di solito sono bravissima a scoprire la loro origine quando provano a parlare con l’accento americano, ma con Rege è stato impossibile, non ho mai avuto il sospetto!”

La sfida delle riprese di The Gray Man tra Cleveland e Praga

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Girare The Gray Man è stata una vera sfida per i fratelli Russo, soprattutto perché hanno deciso di girare la maggior parte delle scene d’azione in location, senza green screen. “Avrebbe richiesto davvero troppo VFX, e invece noi volevamo un effetto più realistico” hanno spiegato i registi “Per noi è stato fantastico, e anche per la nostra città di Cleveland, almeno all’inizio…quando abbiamo annunciato che saremmo tornati lì dopo Winter Soldier erano tutti felicissimi, poi hanno scoperto che dovevamo chiudere l’autostrada per due settimane, e non sono stati più tanto contenti. Non penso che ci vorranno più a Cleveland, e nemmeno a Praga veramente, ma noi siamo comunque felicissimi di aver girato in location!”

Una scelta sicuramente molto efficace che regala al film un effetto realistico, ma che ha creato problemi logistici non da poco. La scena più difficile da girare, secondo i Russo, è stata quella di Praga, l’inseguimento sul tram: “Ogni parte di quella scena è stata complicata. Ci serviva una grande porzione della città, ed è una scena dinamica perché il tram è in costante movimento e il personaggio di Ana, come se non bastasse, lo insegue con una macchina. Per girarla abbiamo usato un bus camuffato come un vero tram di Praga e che potesse muoversi su rotaie, perché il vero tram era troppo lento per le nostre esigenze. Quando però il mezzo è fermo, è davvero quello originale. Intorno avevamo un blue screen, e doveva girare attraverso tutti queste diverse zone della città, prima le sezioni con il cast principale e poi le parti con gli stunt. Davvero complesso.

Il ruolo delle donne in The Gray Man: l’importanza della rappresentazione

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Quasi alla fine della conferenza, la componente femminile del cast ha evidenziato come abbiano apprezzato la rappresentazione della donna d’azione in The Gray Man: tutte le figure del film sono delle vere “badass”, una caratterizzazione non sempre scontata in questo tipo di film. Lo spiega bene Alfre Woodard, che interpreta un ex agente nel film: “Noi siamo il genere più forte, quindi è fondamentale che veniamo rappresentate così. Tutti nella nostra vita abbiamo figure femminili di riferimento, che siano mamme, nonne, zie, figlie, ed è giusto presentare sullo schermo questa verità, ma troppo spesso ancora non succede.

“Soprattutto negli action movie” interviene Julia Butters “dove spesso le donne sono rappresentate solo come bambole sexy che fanno a botte sui tacchi a spillo, e invece è importante farci vedere come persone in grado di essere toste e fare il nostro lavoro senza dover essere necessariamente attraenti.”

“Mi sento chiamata in causa…io nel film di Bond sono proprio una donna in tacchi a spillo che fa a botte!” scherza Ana de Armas, per poi concordare con le colleghe “Insomma, in quei tipi di film funziona così, ma è molto piacevole vedere un tipo di approccio diverso: il mio personaggio è potente in tanti modi diversi, e mi piace che non si riduca ad essere l’interesse amoroso del protagonista. I film di azione dovrebbero sempre di più mostrare le donne da questo punto di vista, la rappresentazione è importante“.

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