smetto quando voglio: ad honorem

È giunta al suo ultimo capitolo la saga sui ricercatori universitari più pazzi del panorama cinematografico italiano. La chiusura della trilogia diretta dal giovane Sydney Sibilia, Smetto quando voglio – Ad honorem, è pronta a spopolare nelle sue 350 copie italiane dal 30 novembre. Il film, interpretato da un cast stellare, rappresenta un rimescolamento di generi che dona un tocco pop alla sfera del cinema nostrano. Il regista e gli interpreti sono davvero pronti a mostrare al pubblico la loro ultima fatica!

Smetto quando voglio – Ad honorem è la chiusura di un cerchio che ha occupato buona parte del vostro tempo. Come è stato approcciarsi alla fine di questo pezzo della vostra storia?

Sydney Sibilia: “Il percorso di Smetto quando voglio è durato per gli spettatori quattro anni e per noi cinque o sei e sì, come ogni trilogia racchiude un pezzo di storia lasciando per questo un senso di nostalgia, la stessa che solitamente ti prende con la fine di grandi saghe. È questo il sentimento che penso si leghi molto a Smetto quando voglio – Ad honorem.”

Edoardo Leo: “Quando l’ultimo giorno sul set ho tolto la giacca di Pietro Zinni mi è venuto in mente il giorno in cui un giovane ragazzo di Salerno è venuto da me per realizzare un’opera prima che non sapevamo neanche come si sarebbe potuta fare. È stato un investimento, anche molto umano quindi c’è un piccola parte di commozione nel pensare di essere giunti alla fine.”

Stefano Fresi: “La lavorazione alla trilogia di Smetto quando voglio è durata cinque anni, proprio come la durata di un liceo. E proprio come una classe di liceo mi sono legato molto ai miei compagni di set, spero di non smettere di vederli perché mi mancheranno davvero tutti. Smetto quando voglio mi ha cambiato la vita, ha cambiato la percezione che il pubblico e i produttori hanno di me e questo è estremamente importante. Questa saga mi ha dato davvero tanto, molto più di quanto probabilmente io ho dato a lei.”

Pietro Sermonti: “Trovo che questo film sia veramente importante, visto soprattutto il periodo che l’Italia sta attraversando ora. È un’opera che parla di intellettuali, quelli che oramai sono sempre di meno e sono invece necessari. Tratta di un’eccellenza che non crede di sapere tutto, ma che nel proprio campo è formidabile e questo è un messaggio che non deve perdersi.”

Peppe Barra, come è stato partecipare, anche se in piccola parte, a quest’ultimo capitolo della trilogia di Smetto quando voglio per un attore come lei che viene soprattutto dal teatro?

“Quando affronto il cinema per me è sempre un’avventura perché la mia vita è legata al teatro. Sydney mi ha probabilmente visto in uno spettacolo a Salerno, gli sarò piaciuto e mi ha chiesto dunque di partecipare al suo film. Mi sono divertito molto anche perché il mio direttore del carcere è molto diverso da quelli che ho conosciuto nel corso della mia vita. È un uomo di teatro, di musica, che ama lo spettacolo, devo dire che mi è piaciuto sia interpretarlo che poi vederlo sul grande schermo.”

Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio, come è stato interpretare la parte dei cattivi, due personaggi molto diversi tra loro, all’interno di questa saga?

Luigi Lo Cascio: “Non mi sono incentrato sulla vera cattiveria per interpretare il ruolo di Walter Mercurio, perché una cattiveria totale è impossibile. Il progetto perverso e delirante del personaggio deriva da un passato da uomo comune segnato da una tragedia che scatena in lui un odio. Un trauma talmente forte da renderlo pericoloso e per questo è necessario che sia l’intera banda a fermarlo.”

Neri Marcorè: “Intanto vorrei dire che per Sydney provo davvero tanta gratitudine e lo devo ringraziare davvero tanto per avermi permesso di prendere parte a questa avventura. È un ruolo che solitamente non mi viene offerto e, come ognuno dei personaggi della storia, ha un percorso chiaro che lo rende chiaro a tutto tondo. Sarà difficile per noi fare di meglio dopo Smetto quando voglio. Murena, il mio cattivo, nell’ultimo capitolo oltrepassa l’odio che prova verso Pietro Zinni che lo ha costretto al carcere e questo perché, non essendo un personaggio né totalmente bianco né totalmente nero, si muove in quella zona di grigio per poter portare a termine una causa superiore.

C’è la possibilità che questa saga non sia veramente chiusa o che si possano vedere nel domani degli spin-off o una serie televisiva legati a Smetto quando voglio?

Sydney Sibilia: “Credo che i tre film che compongono la trilogia di Smetto quando voglio si differenzino molto dalle serie tv prima di tutto per l’impianto produttivo che richiedono e secondo perché tra loro si differenziano proprio per genere, pur mantenendo un unico comune denominatore. La trilogia è stata creata per essere una vera esperienza cinematografica.

Il regista Sydney Sibilia: “Il sentimento alla fine di Smetto quando voglio è lo stesso di quando finisce una grande saga.”

Come è stato approcciarsi ai personaggi in fase di scrittura e di recitazione nelle due opere che vanno a completare la trilogia e che inizialmente non erano state contemplate?

Sydney Sibilia: “L’arco narrativo di altri due film ti concede dei privilegi e ci si ispira alle grandi saghe che ogni volta presentano la stessa struttura pur essendo poi tra loro diverse.”

Paolo Calabresi: “Era importante che l’impostazione che  avevamo dato nel primo film rimanesse anche nei seguiti. Si trattava sempre di brave persone innamorate del loro mestiere che si ritrovano a compiere un lavoro del tutto inadatto. Questo è ciò che bisognava sempre portare dietro. La prova poi per noi attori in un film corale non era di emergere più degli altri sul grande schermo, ma di essere i tentacoli di un unico corpo, ognuno però con la propria personalità.”

Greta Scarano, ancora una volta ti ritrovi a vestire i panni dell’agente Paola Coletti. Cosa pensi delle azioni del tuo personaggio nei confronti della Banda del film?

“Come i componenti della Banda anche lei è molto intelligente, ma ciò che la differenzia da loro è che probabilmente più che comportarsi da brava persona preferisce inseguire la propria ambizione e questo la porta a compiere azioni non proprio giustissime.”

Come avete lavorato sulla scelta e l’inserimento delle musiche nel film?

Sydney Sibilia: “Le musiche sono ancora una volta un lavoro di Michele Braga. Abbiamo lavorato sempre di repertorio, ma facendoci aiutare anche da un compositore. Era la prima volta che inserivamo dei temi in riferimento ai singoli personaggi, come è successo al cattivo. Poi ci siamo anche divertititi a scomporre e ricomporre a nostro servizio l’opera.”

Sydney, cosa succederà ora che la saga di Smetto quando voglio si è conclusa?

“Per ora so che bisogna uscire dal mondo di Smetto quando voglio, sicuro il mio prossimo film non si intitolerà così! Comunque dopo aver rappresentato la forza di una Banda, mi piacerebbe esaminare bene la forza di uno solo.”

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