Rudi Cinematographe.it

Chi ha dimestichezza con l’enogastronomia saprà sicuramente quali prodotti di origine controllata hanno reso Modena nota nel mondo. Ora la città emiliana, oltre all’aceto, i tortellini, lo zampone e il lambrusco, può contare anche su un prodotto di origine controllata del quale andare fiero nel campo dell’audiovisivo, per la precisione in quello delle web-series. Si tratta di Rudi, la serie zombie in tre episodi che sta spopolando in rete e nel circuito festivaliero, laddove sta raccogliendo consensi e riconoscimenti a livello internazionale. Ma quali sono gli ingredienti vincenti alla base della ricetta del suo successo li abbiamo chiesti al regista Calogero Venezia e al produttore Vincenzo Malara.

Rudi: leggi qui la nostra recensione 

La nostra intervista a Calogero Venezia e Vincenzo Malara, rispettivamente regista e produttore della web serie zombie di cui tutti parlano

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Come, dove e quando è nato il progetto di Rudi?

Calogero Venezia: “Il progetto di Rudi è nato a Modena nel 2016 e si è articolato in due fasi produttive, una per l’episodio pilota e l’altra per gli episodi 2 e 3. Il produttore Vincenzo Malara vi può dire con maggiore precisione quali sono stati gli step che hanno portato alla realizzazione del progetto”.

Vincenzo Malara su Rudi: “Ho preso la figura dello zombie scomponendola a mio piacimento. Ne ho mantenuto l’aspetto, ma l’ho arricchito di un passato e un possibile futuro”

Vincenzo Malara: “Si è trattato di un colpo di fulmine. Ho incontrato per caso Christian Terenziani durante le riprese di una clip a tema zombie ambientata in centro storico. È arrivato vestito e truccato da impiegato zombie e quel suo aspetto così affabile e tenero mi ha suggerito le radici del personaggio. Nei giorni successivi mi sono chiuso in casa a buttare giù la storia e ne è venuto fuori il primo copione ‘grezzo’. Da tempo sentivo l’esigenza di scrivere l’avventura di un ‘diverso’, di qualcuno che si trovasse catapultato, suo malgrado, in una situazione che lo vede diventare improvvisamente un alieno della società. Ho preso così la figura dello zombie scomponendola a mio piacimento. Ne ho mantenuto l’aspetto, ma l’ho arricchito di un passato e un possibile futuro, non più una creatura infettata e affamata, ma un essere umano guarito e alla ricerca di una seconda possibilità. Lo ammetto, se non avessi incontrato Christian sicuramente non ci sarebbe stato nessun Rudi”.

Qual è o dov’è la peculiarità di Rudi? In cosa vedi l’originalità in un progetto che chiama in causa un filone ormai abusato?

Venezia: “Tutti i filoni sono abusati. Quello degli zombie, quello dei vampiri, quello dei supereroi, quello di Star Wars. Sono universi saturi, di cui si continua a voler raccontare qualcosa degli stessi personaggi senza avere niente da dire. Quindi, a mio avviso, l’originalità non va cercata nel contesto, nel genere ma nelle storie, nei personaggi. I miei sforzi sono stati volti soprattuto a sviluppare personaggi e in particolare Rudi, con caratterizzazioni sfumate, fuori dagli stereotipi. Quando sono stato chiamato a fare parte del progetto, quella era la cosa che mi interessava di più: creare, in un universo distopico e irrealistico, personaggi ed emozioni credibili e condivisibili. Sin da subito Rudi, lo zombie, doveva essere il più umano possibile. Questa idiosincrasia è la peculiarità del personaggio che viene corroborata dalla sua riconoscibile e smaccata fantozzianità. Volevamo che il pubblico, in un’empatia sia oggettivante che soggettivante, alla fine del percorso arrivasse a dire a Rudi: “Come è umano lei”. Per fare questo, dopo l’episodio pilota, nel lavoro con Christian Terenziani che lo interpreta abbiamo scelto di abbattere tutti i confini del caso: quello tra zombie e umano, quello tra uomo e attore, quello tra persona e personaggio.

Calogero Venezia su Rudi: “la cosa che mi interessava di più era creare, in un universo distopico e irrealistico, personaggi ed emozioni credibili e condivisibili

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Guardando Rudi vi renderete conto di come la recitazione di Chris pur rimanendo autentica, salti dal recitato al vissuto, dall’empatico allo straniante, dalla macchietta al primo attore. Questi “salti” non sono altro che il flusso degli istinti di Chris, di come lui sentiva le vicissitudini di Rudi. Perché Christian non interpreta Rudi, Christian non è Rudi, Christian vive Rudi. Per chi non ha visto Rudi questo può sembrare un discorso complesso, ma per chi lo ha fatto, credo sia lampante. In sintesi, per rispondere alla tua domanda, l’originalità del progetto Rudi sta sia nell’approccio di cui sopra, sia nel presentare il tema dell’integrazione senza dare giudizi, senza condurre lo spettatore verso una tesi ma invitandolo a riflettere, senza condizionamenti arbitrari e di parte”.

Non è la prima volta che ti confronti con lo zombie-movie; a qualche anno fa infatti risale un cortometraggio nel quale ti misuravi con questo sotto-genere. Cosa ti attira realmente: una semplice passione o piuttosto un’ossessione cinefila?

Venezia: “Ne parlavo qualche giorno fa con un altro Francesco, Cecco Neri, uno degli operatori di Rudi, nonché, in un certo senso, “il perno” del reparto, per la sua versatilità nel trovare soluzioni logistiche e pratiche ad alcune situazioni sul set. Ci sono una serie di ragioni per cui prediligo questo genere. Intanto è quello che mi diverto di più a girare, in un contesto indie. Le scene d’azione, il sangue finto fatto con le combinazioni più improbabili come se si stesse componendo con un alambicco la formula dell’oro (“no così è troppo arterioso! Daje de succo de menta”), lo shutter a 1/1000 per cui non hai abbastanza luce, lavorare con quelli del trucco che spesso sono i veri artisti, gli effetti speciali DYI, il money-shot che sai che devi portare a casa in un take solo perché non hai i vestiti di ricambio, cosa c’è di più divertente? Mi piace combinare questi momenti di puro gioco a momenti intensi e bellissimi di studio del personaggio con gli attori. Da questo punto di vista tecnico/professionale, Rudi è stato un equilibrio perfetto, ovviamente, sopra la follia.

Calogero Venezia su Rudi: “Mi piace combinare momenti di puro gioco a momenti intensi e bellissimi di studio del personaggio con gli attori”

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Un altro motivo è quello classico, della metafora, di cui non sono mai stanco. Oggi, siamo un po’ tutti zombie, sclerotizzati dagli smartphone e dal consumismo, viviamo le giornate per la maggior parte in una prospettiva solitaria, con il palliativo della “condivisione”. I Figli della rivoluzione il mio precedente corto zombie che hai citato, aveva in comune il tema forte di Rudi ovvero l’etica della seconda chance, a me tanto cara. Scrivendo la scena dove si sublima il rapporto tra Rudi e il direttore Martini (l’amuleto attoriale dell’etica di cui sopra) ho voluto che dicesse la stessa identica battuta che dice il protagonista di quel corto. E lo dico a te, Francesco, e a tutti quelli che leggeranno questa intervista e che guarderanno Rudi: “Non bisogna mai smettere di dare una seconda possibilità”“.

In un’ipotetica seconda stagione di Rudi su quale tema andreste a focalizzare l’attenzione del plot?

Venezia: “Senz’altro sui cattivi. Perché sono così cattivi? Rudi si unirà a loro? Diventerà cattivo anche lui? Per ragioni di circostanza e di budget, non si è potuto approfondire di più sui motivi d’azione di Yuri (il villain della serie, interpretato da Gian Battista Fiorani) e dei suoi accoliti. Quindi senz’altro mostrerei il passato, dove vediamo Rudi e Yuri interagire da esseri umani non infetti e con questo espediente mostrare in parallelo le problematiche di una società “normale” come contrappunto a quelle di una società distopica che è sopravvissuta a un’epidemia zombie. In tal senso anche gli altri personaggi sarebbero da seguire in questo blast from the past: Camilla (Marianna Folli), il direttore Martini (Beppe Sepe) e gli altri: prima dell’epidemia erano buoni o cattivi? L’epidemia ha fatto male a tutti? In una logica taoista, dove c’è del male, c’è sempre un po’ di bene. Uno shock come l’epidemia zombie che può essere letta come la metafora di un’altra catastrofe (il terremoto, per esempio, che noi emiliani conosciamo bene), può essere il terreno fertile da un lato per l’odio e per gli sciacalli ma anche un’opportunità per ritrovare compattezza, solidarietà sociale. Gli episodi due e tre sono nati dalla sintesi delle proposte di Vincenzo e le mie, dopo aver concordato una linea comune che a mio avviso si è rivelata efficace. Anche in questo caso si tratterà di capire, prima dello sviluppo narrativo, quale sarà il messaggio di fondo”.

Vincenzo Malara su Rudi: “in una seconda stagione vorrei restasse vivo quel tocco di humour e leggerezza che contraddistingue diversi passaggi della serie

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Malara: “Vorrei continuare ad esplorare l’esistenza di Rudi e quello che riserverà il suo intricato cammino verso la completa accettazione. Chi ha visto l’ultima puntata sa che c’è ancora molto da raccontare e mi piacerebbe svelare tutta quella parte del passato di Rudi che nei primi episodi è solo accennata. Al contempo c’è una minaccia che rischia di rimettere tutto in discussione, un gruppo di ex infetti intenzionato a riportare caos e mantenere utopica qualsiasi tipo di integrazione. Infine, vorrei restasse vivo quel tocco di humour e leggerezza che contraddistingue diversi passaggi della serie, chissà magari con l’introduzione di un personaggio nuovo di zecca…

Quanto secondo te il genere, nel caso specifico lo zombie-movie, può essere veramente preso sul serio dal pubblico quando si fa metafora o veicolo di temi attuali e dal peso specifico elevato come quelli che affrontate nel corso della serie?

Venezia: “Questa è una domanda molto importante, me la pongo io stesso e a volte diventa un dubbio escatologico. Da un lato, chi si avvicina a Rudi è un appassionato di film zombie quindi lo giudica con le categorie di genere. Dall’altro, è un fatto che persone hanno detto cose del tipo: “Ci sono gli zombie? No, allora non mi interessa, non voglio vederlo.” Non abbiamo mai presentato Rudi come un progetto zombie di genere ma come un racconto drammatico dalle nuances comiche (in alcuni momenti addirittura cheesy). Come ti dicevo prima, la società post-apocalittica zombie è un ecosistema narrativo in cui si dipana la vicenda di Rudi. Lo dice lui stesso, nel primo episodio, quando invita Martini (e insieme a lui tutto il pubblico) ad “andare oltre” il suo essere zombie e vedere quello che c’è di umano in lui. Questo deve fare lo spettatore, “andare oltre” il genere e valutare la piccola epopea moderna di Rudi senza pregiudizi. Poi, se devo essere onesto, sono il primo che non va a vedere certi film per pregiudizio, perché sono di un genere o di un autore specifico. Ripeto dobbiamo abituarci ad “andare oltre”, io per primo”.

Calogero Venezia su Rudi: “Non abbiamo mai presentato Rudi come un progetto zombie di genere ma come un racconto drammatico dalle nuances comiche

Nel cast figura anche Lino Guanciale, come siete riusciti a coinvolgerlo nel progetto?

Venezia: “Ci ha messi in contatto la mia compagna, Silvia. Gli ho parlato del progetto, del personaggio e lui ha accettato. Lino è una persona gentile e un attore straordinario. Forse uno dei pochi, se non l’unico in Italia che riesce a calibrare la recitazione in modo efficace e specifico per la televisione, il cinema e, ça va sans dire, per il palco. Già dalla prima prova, mi sono reso conto che aveva inteso il senso del personaggio e alla fine lo ha restituito alla camera, superando lo stereotipo, rendendolo sfumato, credibile, vero. Questa forte dose di verosimiglianza è necessaria per rendere credibile ciò che non vediamo tutti i giorni: zombie, alieni, etc… Il tal senso, la recitazione di Lino alimenta e affina la sospensione di incredulità dello spettatore. Ho ancora a che fare con Lino, essendo venuto a far parte di Emilia Romagna Teatro, di cui lui è una risorsa importante e devo dire che è sempre un piacere stare con lui, per la simpatia e la professionalità”.

Quali sono i prossimi step distributivi e gli appuntamenti che attendono Rudi?

Venezia: “Sono in programma altre proiezioni sul grande schermo, una italiana, a Milano, intorno a febbraio 2020 e…

Malara: “Il 2020 sarà un anno importantissimo per il progetto. Dopo avere fatto girare la puntata pilota in vari festival internazionali, siamo pronti a presentare tutti gli episodi della prima mini-stagione. Sul fronte festival ci affideremo ancora una volta alla Première Film, che ci sta aiutando anche dal punto di vista distributivo. Inoltre, abbiamo già diverse piattaforme streaming straniere che manderanno in onda la serie, mentre per l’Italia stiamo valutando alcune ipotesi, che speriamo di concretizzare entro la prossima primavera. Per un progetto indipendente come questo è fondamentale trovare più occasioni possibili per proiettare le puntate e generare interesse e curiosità – anche dal punto di vista finanziario – in vista dei possibili nuovi episodi”.

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