Rita De Donato e la sua “trasgressione” in I racconti della domenica. Intervista

Rita De Donato tra cinema, teatro e televisione. Intervista all'attrice de I racconti della domenica.

Dal 10 novembre 2022 è in sala in Italia per Movieside I racconti della domenica, il film diretto da Giovanni Virgilio che racconta l’incredibile (non è un’esagerazione) vita di un uomo, di un sindaco perbene, nella Sicilia a cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’70 circa. Il protagonista è Alessio Vassallo, con lui Nino Frassica, Stella Egitto, Paolo Briguglia e Rita De Donato. È proprio su Rita De Donato che si concentra qui la nostra attenzione.

Nel film è Angelica, una donna libera e molto moderna, animata da un amore impossibile e struggente per il fratello del protagonista, un sacerdote, interpretato da Paolo Briguglia. Rita De Donato restituisce con intensa credibilità la forza non conformista e a suo modo anticipatrice del personaggio. Attrice eclettica per formazione e ambiti d’appartenenza, divide il suo talento tra cinema, teatro e televisione. Per conoscerla meglio e sapere qualcosa di più sul film e il personaggio abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei. Buona lettura.

Intervista a Rita De Donato. Cinema, Sicilia e il ritratto di una donna libera e forte

Rita De Donato cinematographe.it intervista

L’amore di Angelica per il personaggio del sacerdote interpretato da Paolo Briguglia è un sentimento coraggioso perché ci sono ostacoli enormi che lo contrastano. Eppure, nella sua tenacia, c’è qualcosa di più moderno e forte di un sogno puro e semplice. Secondo lei, cosa vede Angelica in questo amore tanto da spingerla a insistere nonostante tutto?

Sono d’accordo con questa lettura: Angelica sceglie liberamente ed è molto in anticipo sui tempi. Segue ciò che sente, anche se il suo è un sentimento socialmente “inaccettabile”, soprattutto nell’epoca in cui è ambientato il film. Si dice che non sia un caso se ci innamoriamo di una specifica persona e Angelica, scegliendo Antonio, sceglie di autodeterminarsi al di là di ogni regola imposta, e impiega tutta se stessa per raggiungere il suo obiettivo. In questo senso può rappresentare l’immagine di ciò che accadrà nei decenni successivi nel mondo femminile: l’acquisizione di un potere di scelta inedito sulla propria vita. Attraverso questo amore lei sperimenta la sua volontà e autonomia.

C’è un forte elemento di trasgressione nel film. A partire dal protagonista, ogni personaggio ha una carica anticonformista molto forte. Tenendo presente che I racconti della domenica trae ispirazione da una storia realmente accaduta, non trova che un tema neanche troppo sotterraneo del film sia che la Sicilia, generalmente rappresentata come luogo della tradizione, abbia sempre saputo custodire un notevole potenziale di originalità?

La Sicilia, ma credo tutto il sud, ha molte possibilità espressive che ancora non sono state esplorate. Il sud  è spesso visto come il territorio dove le tradizioni vengono mantenute e tramandate, e sicuramente questo è un elemento presente, mentre più raramente vengono messi in luce gli aspetti di innovazione e di cambiamento. Lo dico da calabrese, tra l’altro, che sarebbe contenta di vedere un racconto più complesso e sfaccettato dei nostri territori. Ci sono veramente ancora molte cose da raccontare.

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Angelica (Rita De Donato) e il suo amore moderno e impossibile.

Cosa l’ha spiazzata, più di tutto, della psicologia di Angelica?
Forse il convergere di elementi contraddittori l’ha resa particolarmente interessante ai miei occhi. Da un lato un aspetto di purezza quasi naïf, dall’altro una convinzione e una fiducia in sé che sfida e supera le regole.

Recitare in dialetto, l’ostacolo più serio da superare (e la gratificazione più grande una volta superato)?
Rendere credibile una lingua che non è la propria sicuramente richiede studio e grande capacità di “ascolto”. Se si riesce ad acquisire la musicalità specifica, poi diventa un gioco che apre delle possibilità espressive nuove e spesso divertenti.

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La Sicilia, terra di tradizione ma anche di modernità inattese.

Teatro, cinema, televisione. C’è un ambito espressivo che sente più suo o li vede più o meno tutti allo stesso modo?
“Il teatro è l’origine e lo spazio da cui tutto nasce, il luogo in cui è emersa questa grande passione, e ha per me un senso di sacralità. Il cinema l’ho scoperto dopo, ma lo amo molto, e parlo anche da spettatrice.

In questo 2022 è al cinema con due film importanti. Uno, appunto, I racconti della domenica. C’è però anche L’immensità di Emanuele Crialese. Riesce a isolare un elemento di coerenza e continuità relativamente alla sua presenza in questi due lavori? Cosa li accomuna?

Sono due film molto diversi per tematica, forma, condizioni produttive, ma, ed è una riflessione che ho fatto a posteriori, in entrambi al centro c’è la famiglia. In un caso (I racconti della domenica), la famiglia è un luogo in cui raccogliersi, nell’altro (L’immensità) diventa il luogo del conflitto e del dissidio. Inutile dire che lavorare con il maestro Crialese, e accanto a una grande attrice come Penelope Cruz, è stata un’esperienza illuminante. Il punto in comune per quanto mi riguarda è che sono entrambe opere di registi-autori e che sono storie che nascono da un’esigenza profonda di “mettere le mani” nell’intimità del proprio passato. In entrambi i progetti sono stata chiamata a dare vita a figure che sono appartenute alla vita reale degli autori e quindi ho cercato di farlo cercando un rapporto di profondità e delicatezza con i personaggi.

E adesso. Dopo Angelica, qual è la direzione da seguire?
Continuare a “cercare” e a incontrare personaggi e storie muovendomi tra scrittura e interpretazione.

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