Mio fratello rincorre i dinosauri:

Dal romanzo al cinema, Giacomo Mazzariol ha raccontato la sua vita famigliare e continua a farlo con Mio fratello rincorre i dinosauri, primo film del regista Stefano Cipani che tratta del rapporto dello scrittore e sceneggiatore con il fratello minore affetto da sindrome di down. A interpretare la famiglia Mazzariol sono i genitori Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese, protagonisti insieme alla sorpresa Francesco Gheghi e a Lorenzo Sisto, nonché presenti – cast, regista e sceneggiatore – alla Mostra di Venezia per presentare il loro Mio fratello rincorre i dinosauri, nelle nostre sale dal 5 settembre con Eagle Pictures.

Stefano, come sei arrivato a Mio fratello rincorre i dinosauri, che è tra l’altro il tuo vero esordio nella regia cinematografica? E quanto volevate che si attenesse alla reale famiglia a cui il libro si ispira?

“Diciamo che il film era partito in un modo ed è finito poi totalmente in un altro. Ci sono stati una serie di miracoli. Non pensavamo, prima di tutto, di avere un cast con nomi così eclatanti, e questo ha già cambiato le cose. Il libro da cui il film è tratto l’ho amato molto, l’ho trovato nelle mie corde e sapevo che si trattava di materiale in cui potevo mettere me stesso. Poi ho conosciuto Giacomo e la sua famiglia e me ne sono innamorato. Per quanto riguarda il mio percorso, ho fatto già una ventina di cortometraggi, alcune cose in tv, molti backstage, anche internazionali. Sono quindici anni che tento la strada del cinema, che non è mai stata una certezza. Quindi, per me, è stato assolutamente bello.”

mio fratello rincorre i dinosauri, cinematographe.it

Hai detto dei nomi importanti, come Gassmann e la Ragonese, puoi dirci qualcosa in più sulla scelta del protagonista Francesco Gheghi? E, magari, anche del fratellino minore interpretato da Lorenzo Sisto?

“Quando Francesco è venuto a fare il provino gli abbiamo fatto provare subito la parte drammatica, che era la più difficile. Ci ha colpito fin da subito, ma non volevamo che si sentisse l’accento romano, anche perché il film è ambientato al nord. Ma Francesco ci ha detto che aveva una perfetta dizione perché aveva preso lezioni. Abbiamo scoperto che non era vero e dovevate vedere quanto ci ha fatto penare sul set con questo accento! Lorenzo, invece, era molto cosciente di cosa si stava facendo fin da subito e si è comportato da attore.”

Che ne pensi tu, Francesco Gheghi, della tua partecipazione al film e del lavoro con Lorenzo?

“Lorenzino è un grande. Ha due genitori formidabili che sono stati tutto il tempo sul set con noi per aiutarci. Certo, è stato difficile per vari motivi, ma ce l’abbiamo fatta perché avevamo un grande cast a nostro favore. Il film, che dire, non si regge in piedi perché ci sono io, ma perché ne abbiamo preso parte tutti. Quando le persone, poi, ti piacciono è facile girare così.”

mio fratello rincorre i dinosauri, cinematographe.it

Anche per il resto del cast è stato un piacere partecipare? Cosa vi porterete dietro da questa esperienza?

A.G.: “Quando devo scegliere un film seguo le storie. Quella di Mio fratello rincorre i dinosauri ha un bel racconto dietro, con questo giovane scrittore che si occupa di una commedia pur affrontando temi importanti. Con la commedia è possibile parlare a più persone possibile e questa opera parla proprio di comunicazione, di vergogna. Chissà, se ce ne fossero di più di famiglie così oggi… Questo mestiere, comunque, mi permette di approfondire cose che non conosco bene, e la cosa che più mi ha sorpreso è vedere come anche due bambini affetti da sindrome di down sono di bellezze diverse. Ognuno è unico a modo suo. E bisogna anche ricordare che una commedia è tale perché è misurata e reale e si può ritrovare un riscontro nella società”

I.R.: “Questo set mi ha fatto capire che la vera sfida in questi casi non è la sindrome di down, ma è il modo in cui la famiglia si impegna a parlarne e stare insieme. C’è bisogno di imparare che, anche se una cosa non ti sta bene, bisogna risolverla parlandone tutti insieme.”

Mio fratello rincorre i dinosauri, cinematographe.it

Ed è stata dura avere la responsabilità di essere genitori di questi giovani attori?

I.R.: “La cosa che avevo già in mente era stare in ascolto per seguire tutte le reazioni e le emozioni che suscita il film. Abbiamo lavorato tanto sul set, ma così anche fuori, perché quando sei con dei bambini non puoi fingere, loro se ne accorgono subito. Cercavamo di essere una famiglia sempre.”

A.G.: “Lavorare con i bambini e con persone come Lorenzo richiede tanta pazienza. Ognuno ha i propri tempi. C’era poi, in generale, chi aveva già lavorato nel settore e altri totalmente agli inizi, e quello che ci siamo detti era di restare vigili su qualsiasi eventualità. Spesso era proprio Lorenzo a guidarci. Un merito va anche a Stefano, che è un regista intelligente e ci ha lasciato fare.”

Pensate che questo film possa portare un briciolo di ottimismo oggi?

A.G.: “Invecchiando sto imparando a dire sempre la verità. Credo che sia importante dire le cose nel rispetto reciproco, apponendo una firma. Non è una frase buonista, ma una frase buona. Io espongo sempre il mio pensiero e lo faccio nel pieno rispetto per il tuo.”

Eagle Pictures cineamtographe.it

Giacomo, come è stata mettere la tua vita per iscritto e poi vederla sul grande schermo? E quanti cambiamenti ci sono stati tra le due versioni?

“Per il film abbiamo preso soltanto alcune parti del romanzo, concentrandoci sui nuclei principali. Il libro era comunque già molto romanzato, aneddotico e frizzante. Per scrivere il film ci siamo concentrati sul problema del protagonista, portandolo a risolverlo. Tanto merito va al livello davvero alto di questi giovani attori del cast, credo siamo davvero davanti alla prossima leva attoriale del cinema italiano. Ognuno ha messo il suo punto di vista e così il film è diventato corale. La mia vita non è certo una grande storia, ma è semplice e potrebbero viverla tutti.”

Visto che il film, come dicevi, ha questo cast giovane, come avete lavorato sul tono della commedia?

“Volevamo un linguaggio che non fosse repellente per i giovani, cosa che capita spesso al cinema italiano. Volevamo che fosse una visione giovanile, con una famiglia che ti sta accanto e ti permette anche di sbagliare per poi maturare. Per quanto riguarda il genere è un po’ sfuggente, perché c’è la commedia, il film per famiglie, ma anche momenti commoventi, direi si tratti di un mix.”

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