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Anche quest’anno è tornato il Fuoricinema Fuoriserie all’Anteo, storico cinema di Milano, che ha visto tantissimi protagonisti di rilievo, con eventi ad hoc e proiezioni di film e serie TV in prossima uscita, ma anche di grandi classici come l’intramontabile Mediterraneo di Gabriele Salvatores (1991). Vincitore del Premio Oscar come Miglior Film Straniero nel ’92, Mediterraneo è stato proposto in versione totalmente restaurata in 4k, grazie al contributo di Infinity.

Sabato 22 Giugno (gli eventi di sono svolti dal 20 al 23 Giugno) spettatori e appassionati si sono ritrovati all’Anteo riuscendo a colmare l’intera sala Excelsior per condividere nuovamente le emozioni di uno dei film più iconici del Cinema Italiano, una piccola perla dalla trama semplice, ricca di una malinconica condizione d’essere che le ha permesso di essere non solo attuale ai tempi, ma immensamente moderna e, probabilmente, eterna.

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Mediterraneo: la reunion con il regista Gabriele Salvatores e il cast (quasi) al completo

C’erano il regista Gabriele Salvatores, il mitico Diego Abatantuono, Ugo Conti, Claudio Bigagli e il direttore della fotografia Italo Petriccione sul palco della sala Excelsior al cinema Anteo di Milano, sabato 22 Giugno 2019. Una reunion in piena regola, durante la quale la personalità di Abatantuono ha prevalso su tutti, divenendo lui stesso il moderatore dell’evento, tra aneddoti e battute, regalando al pubblico un’ora di puro intrattenimento e di grandi emozioni. Mediterraneo viene raccontato come un’avventura, un viaggio su un’isola sperduta, in compagnia di una combriccola di amici, alcuni attori, altri tecnici e, infine, il regista: Gabriele Salvatores.

Lui stesso ha raccontato come Mediterraneo sia stato un film semplice da scrivere, e anche da girare; liberamente tratto dal romanzo Sagapò di Renzo Biason, Mediterraneo racconta una condizione esistenziale, l’essere in bilico tra una promessa e la realtà della vita; parla di amicizia ma anche di condivisione e accoglienza. Il regista ha più volte sottolineato l’aspetto morale della pellicola, ricordando che il Mediterraneo è un mare condiviso da tanti stati, tutti diversi tra loro ma, a ben vedere, uniti da secoli di cultura e sviluppo; a questo proposito, Salvatores ha anche citato il Breviario Mediterraneo di Predrag Matvejević.

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Mediterraneo: il cast e il regista raccontano la realizzazione del film Premio Oscar

Mediterraneo è stato girato sull’isola greca di Castelrosso, a est di Rodi, nel Dodecaneso; il regista e il cast raccontano come abbiano girato diverse isole prima di trovare l’ambientazione perfetta: a bordo di un’ape-car, girovagavano in cerca di un ambiente spoglio, quasi disabitato, in cui si potesse girare il film in tranquillità e dove le condizioni climatiche fossero ottimali. Dopo vari tentativi, finalmente trovano l’isola di Castelrosso, semi distrutta dalla guerra, con pochi abitanti e una pista d’atterraggio scavata vicino a una
grande montagna (la stessa che si vede durante le scene delle partite di calcio!).

A bordo di un aereoplanino non del tutto di fiducia, Salvatores e il cast atterrarono sull’isola, che si rivelò la location perfetta; anche il direttore della fotografia Italo Petriccione trovò soddisfazione per il suo lavoro (Abatantuono ricorda che lo aveva soprannominato amichevolmente “Un uomo distrutto dalle nuvole”, per la sua continua ricerca della luce perfetta).

Salvatores ricorda anche di come le disponibilità economiche non fossero delle migliori e di quando, dovendo usare un razzo da mare sulla terra in una scena, l’arnese emise un rumore fortissimo e rischiò di bruciare parte di ciò che lo circondava. L’aspetto sottolineato da tutti è di come Mediterraneo fu un film nato quasi per scommessa, dopo il successo di Marrakech Express (1987), di cui forse non ci si aspettava tutto il successo che poi arrivò nel ’92, con l’assegnazione del Premio Oscar come Miglior Film Straniero.

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Mediterraneo: l’Oscar a Salvatores e la “disperazione” per Zhang Yimou

Salvatores ricorda come, annunciato il Premio Oscar, lui e Abatantuono volarono ad Hollywood con i sandali ai piedi, in cerca di uno smoking adatto all’occasione; stavano girando Puerto Escondido in Messico, quindi la loro mise consisteva in abiti semplici e sandali alla messicana. Abatantuono ricorda con piacere che ai tempi lo smoking gli vestiva perfetto, senza bisogno di rifiniture; Salvatores invece, ricorda di come egli stesso credeva che l’Oscar andasse al collega Zhang Yimou per Lanterne Rosse, film che permise alla Cina di affacciarsi alla ribalta cinematografica internazionale, e di come vincerlo lui gli permise di ottenere risalto non solo a livello mondiale, ma anche nazionale.

Il regista non crede che Mediterraneo sia il suo film migliore, sicuramente però, ne accetta con grande riconoscenza il successo e quella malinconica magia che ne ha permesso il mito per più di una generazione, non solo in Italia. D’altronde, come dice il prete ortodosso nel film “Una faccia, una razza”.

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