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Francesco Micciché è a suo agio nella commedia italiana, sia quando la scrive di proprio pugno, sia quando sono altri a sceneggiarla per suo conto. Lo ha dimostrato ultimamente con Ricchi di fantasia, in cui faceva credere a Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli di aver vinto alla lotteria, e cerca di riproporsi ora, a pochi mesi di distanza, con Compromessi sposi. Se con la prima pellicola – seconda nella sua filmografia, venuta dopo l’esordio al lungometraggio con Loro chi? del 2015 – il risultato era soddisfacente, con il nuovo lavoro Micciché perde di vista la rotta intrapresa con il co-sceneggiatore Fabio Bonifaci, pur tentando di puntare sempre nella medesima direzione.

Dialogando con un classico del passato cinematografico nostrano, Compromessi sposi adatta la storia e le tematiche della pellicola del 1960 Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi all’attualità, senza farne mistero alcuno, ponendolo anzi come riferimento da cui partire per elaborare una riflessione che possa guardare alla politica, al confronto e alle personalità del contemporaneo. Sono anche diverse le penne in collaborazione per portare a termine la rilettura del film di Mario Mattoli: Michela Andreozzi, Alessia Crocini, Fabrizio Nardi, Massimiliano Vado e Christian Marazziti si impegnano tutti in un rifacimento che non raggiunge le aspettative sperate e che mostra il totale affidamento alla ripresa dell’idea originaria, da non cercare un minimo di inventiva per farla propria.

Compromessi sposi – Sovrabbondanza di temi e nessuna nozione di causacompromessi sposi cinematographe

Riponendo un’eccessiva fiducia nell’opera già collaudata e sperando che, con stilemi attuali e aggiustamenti di sorta, si potesse portare a termine il lavoro senza ulteriori sistemazioni e ragionamenti, il film di Micciché si trascina in avanti con una lapalissiana mancanza di concretezza. La vicenda va ad aprirsi e a chiudersi con una leggerezza cedevole. Nessuna nozione di causa sembra interessare la costruzione e l’incastro degli eventi della commedia, che si ritrovano semplicemente a susseguirsi non ricercando soluzioni narrative e di racconto.

La sovrabbondanza di argomentazioni trattate non contribuisce alla sostenibilità della pellicola. In questa canonica storia d’amore, in cui due giovani vengono ostacolati nel loro desiderio matrimoniale dai propri genitori, va immettendosi la differenza regionale dei padri e le consequenziali discrepanze comiche tra settentrione e meridione, nonché il distante credo politico sancito dalla battuta sul governo non eletto e le ipotesi di cambiamento. Ci sono poi il lavoro da fashion blogger, il sognare un futuro da musicista, l’uomo medio con i creditori al seguito, la nonna lungimirante, lo scambio di ironia sull’individuo di colore nato in verità in una provincia italiana e la figlia che riesce ad essere se stessa e a confessare la propria omosessualità.

Compromessi sposi – Come cedere al folclorecompromessi sposi

Uno specchio su cosa avrà significato vivere nel nostro tempo, forse, ma per adesso una semplice sequela di consuetudini che smettono ben presto di divertire o anche semplicemente incuriosire lo spettatore. E se Salemme invita Abatantuono a non cedere al folclore, è la pellicola intera a scivolare nella trappola, portandosi dietro ogni singolo protagonista del film. Con due capofamiglia non da meno, entrambi adagiati sul loro statuto da personaggio più che da attore, sforzandosi un millesimo di quanto avrebbero potuto fare nel rappresentare qualcun altro. Una coppia che, comunque pur un minimo, avrebbe potuto funzionare, con annessi mogli, figli, cognati e suocere, ma a cui è venuta meno la possibilità che avrebbe dovuto offrire la storia con i suoi battibecchi e dialoghi.

Nel “concorso di colpa” a cui i personaggi prendono parte per ostacolare l’amore dei giovani va presentandosi come motivo pressante la disarticolazione di una commedia la cui scrittura non ha molto a cui appigliarsi e gira in tondo sperando che, nel mirabolante confondersi di atti e scelte, riesca a saltare fuori una soluzione per portare a termine il lavoro – già malamente – iniziato. Scioglimento in cui viene di nuovo incontro Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, palesando ulteriormente l’assenza di sostanza su cui poggiare il film. Compromessi a cui nessuno dovrebbe venire a patti, sposi o non sposi.

Compromessi sposi, una produzione Vision Distribution e Camaleo con Green film, Stemo, Rhino e Prisma Productions, uscirà nelle sale il 24 gennaio distribuito da Vision Distribution.

PANORAMICA RECENSIONE
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Recitazione
Sonoro
Emozione