La Casa di Carta 5 – Parte 2: per Álex Pina ha “il finale giusto”. Intervista al cast

Abbiamo incontrato tutto (ma proprio tutto) il cast de La Casa di Carta in vista del finale di stagione.

Durante la conferenza stampa virtuale globale del 30 novembre 2021 che presenta l’ultimo capitolo della stagione 5 di La Casa di Carta si sente molta emozione, entusiasmo e voglia di salutare in grande stile un progetto nato e pensato per la Spagna e poi diventato qualcosa di molto più grande. In un gigantesco caveau di Madrid, tre mucchi di lingotti d’oro campeggiano sui tavolini e sono tutti disposti lì, dietro al tesoro, gli eroi di questa serie che arriva su Netflix il 3 dicembre 2021 con il volume due della quinta e conclusiva stagione. Ci sono proprio tutti, Álex Pina (ideatore), Jesús Colmenar (regista e produttore) ed Esther Martínez Lobato (sceneggiatrice e produttrice) e i protagonisti Úrsula Corberó (Tokyo), Álvaro Morte (Il Professore), Pedro Alonso (Berlino), Miguel Herrán (Rio), Jaime Lorente (Denver), Esther Acebo (Stoccolma), Enrique Arce (Arturito), Darko Peric (Helsinki), Hovik Keuchkerian (Bogotà), Luka Peros (Marsiglia), Belén Cuesta (Manila) e Najwa Nimri (Alicia Sierra) parlano della loro esperienza, di cosa abbia voluto dire fare parte di un cast così, e raccontano anche che cosa ci si debba aspettare dal finale.

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“Nelle ultime ore ho perso delle persone molto importanti e non permetterò a nessun altro di morire per questa rapina” dice il Professore nel trailer ed è inevitabile pensare a quanti personaggi amati e odiati abbiano indossato la celebre tuta rossa e la maschera di Dalì e siano morti sul campo. Inevitabilmente viene subito in mente la morte di Tokyo, l’ultima in ordine cronologico, la narratrice e colei che si è sacrificata per tutti, una delle più amate; si parla anche d’amore, quello che il pubblico prova per la serie, quello del cast che si è impegnato anima e corpo per arrivare a questo. Inevitabilmente chi guarda ha delle aspettative che gravano su chi scrive un finale così atteso. Esther Martínez Lobato, sceneggiatrice, dice che La morte di Tokyo è stata una bomba a orologeria e ha dato la svolta definitiva alla serie. Gli ultimi episodi sono dedicati ai fan e sono incentrati soprattutto sull’intimità dei personaggi. Nonostante la serie sia famosa soprattutto per colpi di scena e azione, credo che si basi più di tutto sui personaggi, tanto stravaganti quanto accattivanti. Gli ultimi 5 episodi daranno spazio a ciascuno di loro, alla loro anima e al loro cuore. Penso saranno molto emozionanti”.

Cosa aspettarsi da La Casa di Carta 5 – Parte 2? Un finale molto più emotivo, che chiude il cerchio

La Casa di Carta 5 - Parte 2 cinematographe.it
MADRID, SPAIN – NOVEMBER 30: Press conference of “La Casa De Papel” Part 5 presented by Netflix at Palacio de Vista Alegre on November 30, 2021 in Madrid, Spain. (Photo by Juan Naharro Gimenez/Getty Images for Netflix)

Dopo una prima parte di questa quinta stagione adrenalica, piena di azione e prove fisiche, questo secondo capitolo sembra essere molto più emozionate, “Mettiamo insieme tutti i pezzi del puzzle” – dice Álex Pina – “aggiungiamo elementi più emotivi ai personaggi, a volte chiudiamo il cerchio sul ritratto di alcuni di loro, dando le risposte per aiutare a comprendere l’intero universo della serie. Da una prospettiva narrativa, questo è stato il capitolo più difficile da scrivere ma anche il più eccitante”. La prima parte è un’epica d’azione, “ora ci sarà un’epica emozionale”.

I motivi del successo

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MADRID, SPAIN – NOVEMBER 30: Press conference of “La Casa De Papel” Part 5 presented by Netflix at Palacio de Vista Alegre on November 30, 2021 in Madrid, Spain. (Photo by Juan Naharro Gimenez/Getty Images for Netflix)

Cosa ha fatto diventare una serie che avrebbe potuto avere semplicemente un forte impatto nazionale qualcosa di più, chi l’avrebbe mai immaginato che, ad un certo punto, in ogni parte del mondo si sarebbe sentito cantare Bella ciao e tutti avrebbero iniziato ad indossare la tuta rossa? Forse nessuno. Eppure così è stato, ancora oggi occupa il secondo, il terzo e il quarto posto della Top 10 Globale delle serie tv di Netflix.
Per Úrsula Corberó “non c’è una risposta univoca. Penso sia molto dovuto al legame fra i vari personaggi, insieme formano una sorta di famiglia, una fratellanza e sorellanza che ha attraversato i confini ed è arrivata agli spettatori di tutto il mondo; e questi sono elementi universali”. Ci può essere anche un’altra ragione: “C’è chi pensa che il pubblico si relazioni a una struttura e metafore che richiamerebbero quelle del calcio: ci sono due squadre, i rossi e i blu, una sorta di arbitro, abbiamo un inno”.

Per il creatore Álex Pina, invece, uno dei segreti è il mix di adrenalina e umanità che da sempre la contraddistingue, quello tra “guerriglia” e “amore”, umanità e sparatorie, insomma, si tratta dell’“impatto” che ha sul pubblico, “La Casa di Carta è stata capace di creare un legame emotivo e allo stesso tempo intrattenere“. Per Pedro Alonso la serie è “un racconto epico” che resterà nella storia.

Il cast de La Casa di Carta spiega cosa vuol dire lavorare in questa squadra

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MADRID, SPAIN – NOVEMBER 30: Press conference of “La Casa De Papel” Part 5 presented by Netflix at Palacio de Vista Alegre on November 30, 2021 in Madrid, Spain. (Photo by Juan Naharro Gimenez/Getty Images for Netflix)

Definire con una sola parola questa esperienza è molto difficile, ci provano Belén Cuesta (Manila) che racconta quanto sia stato emozionante entrare nella serie, in una famiglia che l’ha aiutata, accolta. L’ha descitto come un momento bello della sua carriera, continua Esther Acebo (Stoccolma), lei sì, riesce con una sola parola: “Emozione”, un piccolo grande regalo. L’aver vissuto questo percorso come un dono, qualcosa che ha cambiato per sempre le loro vite, dal punto di vista lavorativo e emotivo, è un concetto che ritorna, come se ci fosse grande gratitudine da parte di tutto il cast che, commosso, mostra negli sguardi grande complicità e affetto per coloro che sono stati famiglia per molto tempo. Miguel Herrán (Rio) dice infatti che è “stato un grande regalo” aver incontrato quella compagnia che si porterà lungo tutta la sua vita.

La Casa di Carta: Il Professore e l’ultimo giorno di set di Alvaro Morte

Alvaro Morte racconta che è stato molto bello questo percorso, ed è stato ancora più bello nell’ultima giornata di set rendersi conto che erano tutti lì, insomma iniziare e finire con la la stessa troupe: “ero come un bambino. Era tutto ancora più meraviglioso perché l’ho trascorso con chi mi ha accompagnato nella primissima scena. Non mi sentivo solo ma ero comunque molto commosso, al punto che non riuscivo a parlare, ero comunque felicissimo. Certo, c’era una componente di stanchezza che mi faceva agognare le vacanze ma quando fai un lavoro che ami quei momenti sono preziosi”. Morte ha vissuto come una seconda vita del suo personaggio – dopo che la serie sembrava essere finita (“Non pensavo che avrei potuto raccontare altro”) alla fine delle prime due parti (nel 2017 infatti Antena 3, visti i deludenti ascolti, pensava di chiuderla con la seconda stagione) – e della serie stessa il momento in cui La casa di carta è diventata un’orginale Netflix (“Ho vissuto questa sua seconda vita con molta più calma e gioia”) eppure nonostante l’amore per il Professore e per il progetto è molto lucido e si rende conto che “è giunto il momento di farla finita. Ad un certo punto però anche le cose belle finiscono e questo è il momento perfetto per chiudere. È stata una scelta intelligente perché ha dato ai fan quello che desiderano senza tirarla per le lunghe rischiando di rovinare la bellezza del progetto”.

“Del Professore mi piace la sua umanità. A volte sembra un robot, ma altre volte riesco a connettermi con la sua umanità e sono questi i momenti in cui lo preferisco. Neppure lui è perfetto. Ha preso decisioni sbagliate ed è andato avanti pensando a come risolvere i danni fatti. Questo per me è l’aspetto più divertente da interpretare”.

Ha poi con commozione e anche un po’ di distacco parlato del suo personaggio, di come sia un mix di mente e cuore, una perfetta connessione tra queste due parti, apprezza la sua umanità ed è proprio quest’ultima a farlo cadere. Quel “meraviglioso robot” ha un’umanità fortissima che spesso è nascosta ma talvolta prorompente, e in questa ultima parte dovrà in un modo o nell’altro riparare agli sbagli commessi e alle conseguenze disastrose di un piano non così perfetto.

La Casa di Carta: le difficoltà di interpretare una serie così adrenalinica

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MADRID, SPAIN – NOVEMBER 30: Press conference of “La Casa De Papel” Part 5 presented by Netflix at Palacio de Vista Alegre on November 30, 2021 in Madrid, Spain. (Photo by Juan Naharro Gimenez/Getty Images for Netflix)

Per Najwa Nimri, l’interprete dell’ispettrice Alicia Sierra, la cosa più difficile è stata mantenere alto il livello di tensione. “Per me è stato devastante mantenere quel livello di azione, di emotività. Ha richiesto uno sforzo emozionale non indifferente. Giravamo per mesi scene che però magari erano ambientate nello stesso giorno”, ha ammesso Nimri. L’attrice era reduce dal successo di Vis a vis ed è arrivata sul set con tanta voglia di ricominciare con qualcosa che le ridasse energia, si concentra proprio su quest’ultima, e la necessità di mantenerla sempre, costante, e La Casa di Carta aveva qualcosa di magico che le avrebbe permesso da una parte di ricevere ma dall’altra di dare molto, forse troppo. Richiedeva un impegno gigantesco sopratutto dal punto di vista emotivo, non solo fisico; questo anche perché proprio la struttura della storia, dilatata, talmente radicata nello spazio e nel tempo da diventare fuori dalla linea spazio temporale, devi essere sempre pronto perché ci si perde, sai quando inizi ma non quando finisci.

Miguel Herrán che interpreta Rio, conviente su tutto questo: “Non si può negare che questa serie sia stata faticosa”. Ammette però anche che “lo sforzo è stato ripagato. Mi ha aperto così tante opportunità anche internazionali che non potrei che esserne grato. Dell’ultimo giorno però sul set ho rimosso tutto, tanta era la nostalgia che mi attanagliava lo stomaco. Chi se lo aspettava? È iniziato come un progetto locale, piccolo e guarda dove siamo ora”.

La Casa di Carta 5 – Parte 2: le aspettative del pubblico

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MADRID, SPAIN – NOVEMBER 30: Press conference of “La Casa De Papel” Part 5 presented by Netflix at Palacio de Vista Alegre on November 30, 2021 in Madrid, Spain. (Photo by Juan Naharro Gimenez/Getty Images for Netflix)

Álex Pina si rende conto quanto questa serie significhi per i fan ed è inevitabile che ci siano delle aspettative e che ci sia il peso di onorare loro e questi ladri di cui tutto il mondo si è innamorato: “Abbiamo concluso quest’avventura trovando la giusta chiave di lettura, anche se ci sentivamo continuamente nell’occhio del ciclone. Alcune delle scene che vedrete nelle cinque puntate rimaste sono tra le mie preferite in assoluto. Di una cosa sono certo: l’addio stabilirà una connessione emotiva fortissima con il pubblico”.

“Quando abbiamo iniziato a scrivere l’ultima stagione avevamo molte più idee che tempo a disposizione. L’abbiamo scritta in tempo record e non sapevamo come condensare tutto in dieci episodi. È stata una sfida molto complicata. All’inizio non funzionava, non trovavamo la chiave. Ma poi ci siamo riusciti. La sensazione era quella di sbagliare qualunque scelta avessimo fatto. Ma ho visto l’ultimo episodio ieri e ho la sensazione che sia il finale giusto. Tanto per cominciare ci sono alcune delle mie canzoni preferite, poi c’è azione, tante vertigini. Abbiamo cercato di empatizzare con il pubblico, di rispettarlo. Ma vedremo come sarà accolto. La responsabilità è grande: non sempre i finali vengono accettati bene”

Jesús Colmenar dice la sua su questo:

“Abbiamo avvertito la responsabilità. Gli spettatori sentono che la serie ormai appartiene anche a loro, si sentono coinvolti emotivamente. Alla fine ci siamo lanciati, abbiamo costruito un finale che fosse più coerente possibile con l’intera storia e con quello che è successo finora. I primi cinque episodi della Parte 5 erano costruiti più sull’azione, mentre questi ultimi cinque sono una vera e propria epopea emotiva che può far sentire gli spettatori ancora più coinvolti con i personaggi. Abbiamo cercato di costruire un climax: sarà emozionante, con molti colpi di scena. Un crescendo fino all’ultimo episodio”

Esther Martínez Lobato parla della riflessione e del silenzio in cui si sono rinchiusi prima di scrivere; è stato un pensare e ripensare, lavorarci su e poi ricominciare:

Abbiamo pensato molto al finale in silenzio. Ci è capitato di vedere le sceneggiature pronte e riscriverle perché non ci piacevano, non funzionavano. Pensavamo sempre a come le avrebbe accolte il pubblico, a come si sarebbe sentito. Una volta mi è arrivata una mail da una fan che si complimentava, ci ringraziava per la serie ed era molto educata, diceva anche che se avessimo fatto morire qualcun altro come Tokyo o Nairobi mi avrebbe augurato una diarrea di sette anni. Perciò abbiamo passato giorni in silenzio guardandoci mentre nessuno osava dire niente perché qualsiasi cosa non sembrava abbastanza potente. Poi finalmente è arrivata la scintilla per il finale.

Interessante poi sentire dire a Tokyo che non ha visto gli ultimi 5 episodi perché li vedrà “come spettatrice e come fan. E così non posso fare spoiler”. “Sarà un finale con una tensione pazzesca” ha garantito Álvaro Morte.

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