RFF: incontro con John Travolta:

In occasione della quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, John Travolta è stato protagonista di uno degli Incontri Ravvicinati organizzati da Antonio Monda. Per celebrare la carriera dell’acclamato attore statunitense gli è stato conferito un premio per la sua interpretazione in The Fanatic, ultimo film di cui è protagonista che sarà presentato alla Festa il 27 ottobre, presso il cinema Savoy.

L’attesa del pubblico in sala Sinopoli si protrae di una quarantina di minuti perché l’attore si dedica ai fan sul red carpet, firmando ogni autografo e scattando foto assieme a loro, poi rispondendo alle domande dei giornalisti. Con lo stesso generosissimo sorriso che lo contraddistingue, poi, Travolta si accinge a salire sul palco e saluta il pubblico, che ricambia con un lungo e affettuoso applauso di benvenuto.

John Travolta: “Amo la danza, i registi vogliono che lo faccia sempre”

RFF: incontro con John Travolta: "Ho spezzato il cuore a Malick" Cinematographe.it

Antonio Monda apre l’incontro mostrando al pubblico e al suo ospite la prima clip, tratta da una scena di Grease. Poi chiede all’attore: “Cos’è che ti diverte di più, fra la recitazione e la danza?”. Per Travolta non ci sono dubbi: “la danza. Non ho mai dovuto convincere registi a farmi ballare, perché sono loro a volere che io lo faccia sempre. Mi è sempre piaciuto ballare e mi manca farlo.”

Monda prosegue con una seconda domanda: “Come hai deciso di dedicare la vita allo spettacolo?”. Travolta racconta della propria famiglia e delle origini della sua passione per il mondo dello spettacolo: “Mia madre era una regista e un’attrice, mentre mia sorella era un’attrice. Entrambe erano ossessionate dai film. Sono cresciuto guardando film di Fellini, fra cui La strada, e guardando film con Sophia Loren.”

“Mia madre mi ha insegnato a essere professionale”

La seconda clip è una sequenza tratta dal film Urban Cowboy (1980), di James Bridges. Il discorso sulla famiglia prosegue. “Come hanno reagito i tuoi genitori al desiderio di fare spettacolo?”, Travolta ribadisce: “Eravamo una famiglia appartenente al mondo dello spettacolo, per cui non c’è stata alcuna resistenza da parte dei miei genitori. Noi figli eravamo liberi di fare arte, di qualsiasi tipo. Anzi, questa mia decisione è stata accolta e sollecitata, per contrasto rispetto a molte altre famiglie di quella stessa generazione.”

Alla domanda su cosa i suoi genitori gli hanno insegnato in merito al mondo dello spettacolo, l’attore risponde: “La fiducia, la certezza. Mia madre era un’ottima attrice e regista e aveva molto talento. I miei genitori mi hanno instillato il desiderio di essere bravi, capaci in quello che si fa. Penso che fosse una donna molto professionale e delicata nell’approccio: minimizzava molto il suo impatto come regista sugli attori, in modo di lasciarli liberi di sperimentare e costruire i loro personaggi in maniera completa.”

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John Travolta: “Lavorare con Brian De Palma è stato un vero piacere”

Nella terza clip, prima di passare alla domanda seguente, viene mostrata una scena tratta dal film Blow Out (1981) di Brian De Palma, col quale lavorare, dice Travolta: “È stato un piacere. Non dimentichiamo che mi aveva scelto per Carrie molto tempo prima: per questo motivo aveva già fiducia in me come attore. Quando abbiamo fatto Blow Out si fidava così tanto da darmi totale libertà. Io gli chiedevo se preferisse che io facessi una cosa oppure l’altra, e lui rispondeva sempre: ‘Decidi tu. Tu sei l’attore e sai cosa è meglio nel tuo lavoro. Io faccio il regista’”.

Alla domanda di Monda, che chiede all’attore come si è preparato quella volta che si è trovato a vestire i panni del presidente americano, John Tarvolta risponde: “Questa è un’ottima domanda. Io non sapevo nulla della struttura dell’amministrazione americana, non sapevo niente. Mi sono dovuto mettere a studiare il modo in cui funzionava il Congresso degli Stati Uniti, il Senato, la gerarchia dei poteri nell’amministrazione americana. Interpretare e calarmi nei panni del presidente è stato facile, in realtà, e lavorare con Mike Nichols è stato un vero piacere.”

Inoltre Travolta ha dichiarato di aver incontrato il presidente Clinton “prima del film e fu molto piacevole. Non ha avuto un atteggiamento punitivo nei miei confronti. Il film non è stato molto tenero con lui, in realtà, ma come politico è stato comprensivo di punti di vista diversi dal suo. Ha compreso e non è stato ostile nei miei confronti.”

John Travolta: “Richard Gere non mi ha mai ringraziato”

RFF: incontro con John Travolta: "Ho spezzato il cuore a Malick" Cinematographe.it

Travolta si è trovato a dover dire di no, per necessità o altre ragioni, a diversi ruoli importanti in seguito interpretati da altri attori, come quelli che poi sono stati interpretati da Richard Gere in I giorni del cielo, Chicago, Ufficiale e gentiluomo e American Gigolo. Ma perché ha rifiutato?

“Per I giorni del cielo avevo problemi contrattuali che non mi hanno permesso di partecipare al film. Quello di American Gigolo l’ho rifiutato io perché io e Paul Schrader, regista del film, avevamo avuto una discussione intensa e alla fine non avevamo più un buon rapporto. Ufficiale e Gentiluomo è stato scritto appositamente per me, però ho preferito la vita al cinema perché sono diventato, proprio in quel periodo, un pilota reale di jet. Quanto a Chicago, in quell’occasione è stata colpa mia. Il ruolo mi era stato offerto tre volte. Io sono cresciuto in un’era in cui le donne amavano gli uomini. Liz Taylor, Sophia Loren, Jane Fonda, Brigitte Bardot amavano gli uomini. A teatro vedo la pièce di Chicago, in cui le donne protagoniste odiano gli uomini. Senza richiedere un colloquio per sapere come sarebbe stato il film, ho rifiutato l’offerta perché pensavo che avrebbero modificato poco rispetto all’opera teatrale. Invece, poi, ho scoperto che il film era molto diverso. Certo, le donne detestavano gli uomini, ma in un modo meno brutale e riesci anche a capire perché siano così arrabbiate con loro. In quel caso avrei dovuto informarmi meglio, e non l’ho fatto.”

“Richard Gere ti ha mai ringraziato per questi ruoli?” chiede ironicamente Monda. “No” risponde Travolta, seguito da una risata da parte del pubblico. E aggiunge: “Nemmeno Tom Hanks, visto che mi era stato offerto Splash – Una sirena a Manhattan (1984, Ron Howard), ma ho con lui un rapporto diverso.”

John Travolta: “Ho spezzato il cuore a Terrence Malick”

Alla domanda su com’è stato lavorare con Terrence Malik Travolta risponde: Terrence è uno dei più sensibili uomini che abbia mai conosciuto. Lui è un uomo brillante: sente, percepisce in maniera completa, con tutto il corpo. Ho una storia da raccontarvi: quando stava realizzando I giorni del cielo e io non ho potuto accettare il ruolo per contratto, lui era convinto che io fossi l’unico attore a poterlo interpretare. Dopo quel film, non ha più lavorato per ben 17 anni e mi è stato raccontato che questo è successo per colpa mia, perché non ho potuto interpretare il ruolo che lui voleva per me. Un giorno gliel’ho chiesto: ‘Ho sentito dire che ti sei fermato per colpa mia, perché non ho interpretato quel ruolo ne I giorni del cielo.’ Lui ha risposto: ‘Sì’. Gli avevo spezzato il cuore. Trovava inconcepibile che Hollywood gli avesse impedito di avere me, che ero un elemento fondamentale per la sua visione del film. Mi sono improvvisamente ricordato che, ne La Strada, quando Giulietta Masina muore, chiesi a mio padre perché stesse morendo e lui mi rispose: ‘muore perché le hanno spezzato il cuore’. Allora chiesi se davvero le persone possono morire di crepacuore, e lui rispose ‘sì, possono’. In quel momento mi dissi che avrei fatto di tutto per tentare di non ferire le persone. L’ironia della sorte è stata che, involontariamente, avevo provocato dolore a Terrence Malick.

RFF: incontro con John Travolta: "Ho spezzato il cuore a Malick" Cinematographe.it

Monda introduce la seguente clip, tratta da una scena di ballo de La febbre del sabato sera. Terminata, Travolta racconta della sua esperienza con quel film di culto, che lo consacrò definitivamente con un successo planetario. “Avevo 17 anni e dovevo fare un provino per Jesus Christ Superstar, per il ruolo di Gesù. Ero troppo giovane, mi scartarono. Il produttore Robert Stigwood, che era molto importante, scrisse su un foglio che avrebbero dovuto tenermi d’occhio nonostante fossi ancora troppo giovane, perché avrei fatto tanta strada. Solo qualche anno dopo, quando mi offrì le parti de La febbre del sabato sera e di Grease, mi mostrò questo foglio. Quindi non si sa mai quale magia potrebbe accadere: qualcosa di non buono può diventare qualcosa di fantastico.”

“L’idea del parrucchino di Vincent Vega è stata mia”

L’incontro si chiude con una clip che mostra due scene tratte da Pulp Fiction (1994) e col racconto di Travolta, che spiega la genesi del suo personaggio.
“L’idea del parrucchino di Vincent Vega è stata mia. Pensavo che fosse un personaggio unico e molto particolare: nella sceneggiatura si diceva che aveva passato un paio di anni ad Amsterdam. Io ero già stato lì, e in quella città avevo visto persone con capelli davvero stravaganti, lunghi… Quindi ho suggerito l’idea di replicare quei look. Quentin non era d’accordo, ma mi ha concesso di fare una prova: mi sono messo le extensions ai lati, ho fatto il provino e ho cominciato ad agitare testa facendo muore i capelli davanti alla macchina da presa, mentre parlavo. Poi, mi sono messo l’orecchino e continuavo a parlare davanti alla macchina da presa. Alla fine, Tarantino mi ha detto che funzionava.”

Riguardo la possibilità di improvvisazione nei dialoghi di Tarantino, Travolta spiega: “C’è stata pochissima improvvisazione. Nella scena della macchina, quando sparo al personaggio di Marvin in faccia, il tutto era troppo grottesco. Io ho provato a fare qualcosa che potesse controbilanciare la crudezza dell’azione e ho modificato leggermente le battute, perché quando sei il personaggio pensi come lui. Cosa potrei dire, fare, che riequilibri l’azione brutale che sto per fare, rendendola più leggera e credibile? In pratica ho lavorato su questo.”

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