domenico diele
Domenico Diele, Ph. Francesca Marino

È una magia spruzzata dalla brezza di fine estate e dal colore vivace dei sogni, quella che avvolge il giovane attore Domenico Diele che, allo scoccare dei suoi 30 anni, vede i suoi sogni correre leggiadri tra le pellicole cinematografiche e i suoi piedi, increduli, calpestare finalmente il tappeto rosso della 72ma Mostra del Cinema di Venezia.
Lui, novello ‘principe azzurro’ dalla faccia pulita, dopo il liceo si trasferisce nella Capitale guidato da una galoppante e viscerale passione per la recitazione e per la settima arte, le quali assumono nella sua esistenza un valore ineccepibile- Averli trasformati nel mio lavoro è un sogno – commenta.

Dopo averci strattonati nel mondo della serie 1992, tra le battaglie e i disagi di Luca Pastore, i suoi occhi enigmatici e profondi sono pronti ancora una volta a incantare il grande pubblico e lo fanno in grande stile, sotto i riflettori del Festival più atteso nel panorama italiano (quello veneziano appunto), all’interno del quale è stata presentata L’attesa di Piero Messina. La pellicola in concorso narra le vicende di una ragazza francese, Jeanne (Lou De Laage), giunta in Sicilia alla ricerca del suo fidanzato, e di Anna (la madre di quest’ultimo, interpretata da Juliette Binoche).
E io sono Giorgio, un ragazzo che farà la conoscenza di Jeanne e che cercherà di conquistarla con la complicità dell’amico Paolo (Antonio Folletto). Ma lei sta aspettando il ritorno del suo fidanzato Giuseppe, il figlio di Anna. Quest’ultima però, conosce un terribile segreto riguardo a Giuseppe che non ha il coraggio di rivelare a Jeanne.

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Domenico Diele in L’attesa

Questa è stata la tua prima volta al Festival di Venezia. Come è stato solcare la soglia del Lido da protagonista?
Molto speciale. Il red carpet del Festival di Venezia è stato calcato dalla ‘storia del cinema’, non mi sembrava possibile che dovessi passarci anch’io.

E a proposito di ‘attese’, qual è o quale è stata la tua attesa lavorativa più grande?
La più grande la sto ancora aspettando.

Col film di Messina ti sei anche scrollato di dosso la divisa che ti ha caratterizzato prima in ACAB e poi in 1992. Credo che questa per te sia una mutazione rilevante, perlomeno dal punto di vista formativo, ma siamo curiosi di sapere il tuo punto di vista!
In realtà la stragrande maggioranza dei ruoli che ho avuto modo di recitare nella mia breve carriera, tra teatro e cinema, non erano di persone appartenenti alle forze dell’ordine. Acab e 1992 sono stati dei lavori che mi hanno portato popolarità, ma dal mio punto di vista l’abbandono della divisa non è stata una grande mutazione.

Parallelamente all’inizio del Festival di Venezia ti abbiamo visto nelle sale cinematografiche con Bolgia Totale, in cui vesti i panni del giovane psicopatico Michele Loi. Un film fatto di introspezioni psicologiche, inseguimenti e speranze. Interessante il parallelismo tra Loi e Clint Eastwood, ma anche la collaborazione con Giorgio Colangeli. Ti va di raccontarci qualche aneddoto del set?
Ce ne sono tanti ma per la maggior parte non posso raccontarveli! Questo sì: c’è un momento del film in cui mi avvicino ad una macchina per scassinarla. Stavamo girando in mezzo ad una strada dietro stazione Termini e non avevamo i mezzi per fermare le auto o controllare il traffico in qualche modo. Poco dopo il ciak, mentre ero nel bel mezzo dell’azione, passa una vera volante dei carabinieri. Io, anche per paura che mi scambiassero per un vero ladro, ho interrotto quello che stavo facendo, senza smettere di recitare però, restando in parte, come se quel passaggio fosse da copione, e non appena mi hanno superato… ho ripreso lo scasso. Fu molto divertente.

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Domenico Diele in Bolgia totale

E arriviamo alla serie che ti ha presentato al grande pubblico: 1992. Abbiamo qualche speranza di rivederti nel sequel e come muterà il tuo personaggio?
Abbiamo qualche speranza – risponde sorridendo -. Scherzi a parte, so che al 99 per cento verrà girato 1993 e che Pastore ci sarà, ma non ho ancora letto una riga dei copioni… può succedere di tutto, anche in considerazione della mia malattia, ma cosa ancora non lo so.

Dal momento che Cinematographe ha una sezione dedicata all’incontro tra cinema e cibo, non possiamo fare a meno di chiederti: qual è il tuo piatto preferito?
Il mio piatto preferito è riso patate e cozze, un primo piatto tipico pugliese che si cucina al forno. Spettacolare!

La nostra intervista sembra essere giunta alla fine, ma Venezia ci delizierà ancora fino a domani… ti va di svelarci le tue prospettive a riguardo?
Beh… Spero di tornarci presto, perché significherà aver intrapreso altri lavori estremamente validi come L’attesa.

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