Intervista a Harlys Becerra oltre Vis a Vis: “Costruisco i miei personaggi come l’indagine di un detective”

Dalla prima edizione del Season - International Series Festival l’intervista all’attore cubano, tra i protagonisti dell’acclamata serie spagnola Netflix, Vis a vis, dove interpreta il capo della sicurezza della prigione Ismael Valbuena Ugarte.

L’attore cubano Harlys Becerra, divenuto popolare grazie al personaggio di Ismael Valbuena Ugarte , il funzionario di Cruz del Sur che diventa il capo della sicurezza della prigione nella seconda stagione dell’acclamata serie Vis a Vis, è stato protagonista di un interessantissimo focus sulla produzione spagnola durante la giornata inaugurale della prima edizione del Season – International Series Festival, neonata kermesse salentina dedicata al mondo della serialità ideata da Simona Gobbi.

L’abbiamo incontrato a margine del talk per una one-to-one nella quale abbiamo potuto rivolgergli alcune domande sul personaggio, sulla serie e sul suo modo di vivere l’arte della recitazione.

Harlys Becerra cinematographe.it
Harlys Becerra nel ruolo di Ismael Valbuena in una scena della serie Vis a Vis

La nostra intervista a Harlys Becerra, protagonista della serie Vis a Vis nel ruolo di Ismael Valbuena

Qual è l’aspetto che più ti interessa del mestiere dell’attore e cosa caratterizza il tuo percorso di avvicinamento al personaggio?
Quello che più mi interessa del mio mestiere è il processo di creazione, ricerca e investigazione del personaggio e della sua anima. Proprio come l’indagine di un detective mi chiudo in una stanza e alle pareti appendo foto, reference e documenti. Tutto quello che mi può aiutare a studiare e a entrare nel personaggio. In questo modo costruisco il suo background e disegno le traiettorie del percorso della sua one-line all’interno della storia. Il tutto in funzione dell’istante che precede l’azione del regista, quando ciò che ho fatto e pensato in fase di preparazione diventa reale e concreto. In generale costruisco il mio personaggio come uno scultore e quindi lavoro in maniera minuziosa su tutte le sue capacità: da come parla e comunica a come cammina. Questo è il percorso di avvicinamento che sono solito fare con tutti i personaggi che sono chiamato a interpretare, compreso l’Ismael Valbuena di Vis a Vis.

Harlys Becerra cinematographe.it
Harlys Becerra ospite della prima edizione del Season – International Series Festival

Come una serie divenuta iconica come Vis a Vis è entrata nelle tua vita professionale e umana e in che modo l’ha cambiata?
Sin da bambino sognavo di fare l’attore, guardavo le serie in tv e pensavo che un giorno avrei potuto intraprendere anche io quel mestiere. Quel giorno per fortuna è arrivato. Sicuramente Vis a Vis mi ha cambiato la vita e non pensavo che mi avrebbe dato una popolarità tale. L’arrivare nelle case di così tanta gente è stato motivo per me di grandissima soddisfazione. A tal proposito ricordo il messaggio su instagram di un bambino di sette anni che non stava molto bene ed era ricoverato in ospedale. In questo messaggio mi ringraziava per ciò che aveva provato e per le emozioni che gli aveva trasmesso la visione della serie e la mia interpretazione, che erano state capaci di alleviare il suo malessere. Dopodiché provai a contattarlo, ma purtroppo non ebbi alcuna risposta. Quel messaggio però è stato per me un grandissimo regalo. La cosa più importante per chi fa il mio lavoro è quello di trasmettere dei sentimenti e delle emozioni al pubblico. Per questo dobbiamo ringraziare anche Netflix che ha permesso a me e alla serie di arrivare al grande pubblico.

Harlys Becerra: “Vis a Vis è stata una delle prime serie spagnole a trattare temi importanti come la condizione delle donne nelle carceri femminili”

Harlys Becerra cinematographe.it

Cosa secondo te c’è dietro il successo internazionale di Vis a Vis?
Vis a vis come altre serie spagnole prodotte nello stesso periodo ha avuto un grandissimo successo, ma del tutto inaspettato. Nessuno del cast tecnico e artistico si immaginava un tale riscontro da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. È stata sicuramente una pioniera, nel senso che è stata una delle prime serie iberiche  a trattare determinati temi, tanto importanti quanto duri e difficili da raccontare, a cominciare dalle condizioni delle donne nelle carceri femminili.

Una delle caratteristiche della serie è il fatto che i personaggi che la animano non sono mai stereotipati e sono sempre tridimensionali. Cosa pensi a riguardo?
Il nostro lavoro è quello di dare un’identità e quel colore in più al personaggio, andare oltre gli stereotipi. Per fortuna oggi le cose sono cambiate. Anche nelle sceneggiature si vuole andare oltre e si cerca di dare spazio a tutte le diverse umanità. C’è spazio per tutti. Più di una volta in Vis a Vis mi è capitato di improvvisare e di dare vita proprio in quel momento al mio personaggio. Ismael Valbuena è stato un personaggio che ho dovuto in qualche modo creare da zero e con il quale ho dovuto empatizzare, cosa per nulla semplice per via della sua cattiveria, anche se non la ritengo una figura cattiva. In realtà l’ho voluta umanizzare, contestualizzando questa cattiveria e scavando nelle motivazioni che lo hanno portato ad essere ciò che è, vale a dire un personaggio assai controverso. Per cui c’è stato un conflitto molto forte tra me e il personaggio. Volevo che il pubblico empatizzasse con lui e non lo vedesse solo come il cattivo di turno. Valbuena arriva persino a fare pena quando capisci i motivi che lo hanno portato ad essere la figura negativa che è. Lui è il risultato di un passato violento, fatto di umiliazioni e abusi, ma anche di un presente di provocazioni e pressioni continue di colleghi, della direttrice del carcere e delle detenute. E quella violenza con il crescere è diventata una cosa normale e all’ordine del giorno, che non gli consente di distinguere il giusto dallo sbagliato, il bene dal male. Alla fine tutte queste sollecitazioni lo porteranno ad esplodere e in quel momento viene fuori il suo essere umano e le sue fragilità.

Volevo che il pubblico empatizzasse con Valbuena e non lo vedesse solo come il cattivo di turno

Harlys Becerra cinematographe.it
Harlys Becerra durante il talk “Serie TV Spagnole: Oltre il Confine dello Schermo” al Season – International Series Festival 2023

Cosa bolle in pentola e cosa ti aspetta nel futuro?
Nel mio futuro ci sono due film di prossima uscita. Il primo battezzato Escobank per la regia di Orit Sher, nel quale interpreto il personaggio di Santiago, è stato completato e come si evince dal titolo parla della storia di Pablo Escobar. Il secondo, attualmente in lavorazione, è un horror intitolato Unsanctified diretto da Charlie Ivon Maisonet, che mi sono molto divertito a girare perché rappresentava per me un’esperienza nuova in un genere con il quale non avevo ancora avuto modo di confrontarmi.