Wonder Woman 1984 – 10 cose che non tornano dopo la visione del film DC

Proviamo ad analizzare i punti che non tornano nella narrazione del sequel di Wonder Woman.

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Vi è piaciuto Wonder Woman 1984? Se sì continuerete certamente a leggere questo articolo per scoprire insieme a noi cosa non torna nella trama del sequel. Se non vi è piaciuto, probabilmente farete la stessa cosa per vedere se abbiamo scoperto le stesse incongruenze nella storia.

Wonder Woman 1984 è una pellicola – come tutte quelle uscite nel corso della pandemia – attesissima: innanzitutto perché è stato più volte rinviata, poi perché ovviamente è il sequel di un film che ha guadagnato moltissimo per la Warner Bros., il primo film su Diana Prince con protagonista Gal Gadot, la prima pellicola di epoca contemporanea sull’eroina Amazzone.

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Il film riprende la storia di Diana negli anni della Guerra Fredda, (i coloratissimi anni ’80), quando lei è già impiegata come esperta d’arte e restauratrice in museo Smithsonian di New York. In questa pellicola scopriamo molto di più sull’eroina creata da Zeus ma questo scoprire cose su di lei ha portato gli sceneggiatori (tra cui, lo ricordiamo, c’è la regista Patty Jenkins), a contraddirsi diverse volte. Ci sono infatti molte cose che non tornano in questo cinecomic, incongruenze francamente evitabili con un po’ di attenzione in più.

10 cose che non vanno in Wonder Woman 1984

1. La pietra dei Sogni, che consente a chi la tocca l’avverarsi dei desideri, è centrale nella storia ma usata in modo debole.

Wonder Woman 1984 inizia con la Dreamstone che consente a chi la usa di realizzare qualsiasi desiderio; tutto il film è incentrato su questo, sulla volontà dei protagonisti di realizzare i propri sogni. E ci riescono pure, salvo poi dover cedere all’antico proverbio che incita le persone a stare accorte a ciò che desiderano perché potrebbe rivelarsi pericoloso. Il problema è la prominenza della Dreamstone nella narrazione; non solo l’oggetto rimane tale per poco tempo visto che Maxwell Lord diventa la pietra stessa così da poter egli stesso realizzare i sogni del mondo e avere così un enorme tornaconto, ma non viene abbastanza enfatizzata da darle l’importanza che qualcosa di centrale in una storia merita. Ne risulta una narrazione debole perché basata su un presupposto fiacco.

2. La cronologia DCEU non viene rispettata

Wonder Woman è stata introdotta nel DCEU da Zack Snyder nel corso di Batman v Superman: Dawn of Justice. Alla fine di quel film il Bruce Wayne di Ben Affleck trova una foto di Diana con Steve risalente a quando hanno combattuto insieme nella Seconda Guerra Mondiale e Diana, quando la conosciamo, sembra non vedere il suo amore perduto, Steve, proprio da quella foto. Invece WW1984 ci fa vedere una cosa ben diversa: Diana che ha vissuto sì nel ricordo di Steve Trevor per decenni ma che poi, negli anni Ottanta, proprio grazie alla Pietra dei Sogni, lo ritrova e con lui continua una storia d’amore che però è destinata a finire di nuovo. Una sorta di vedova inconsolabile che, però, in Batman v Superman, non dava segni di eventuale ricongiungimento con l’amato, come neppure in Justice League. Insomma, non si è tenuto conto degli altri prodotti DCEU per raccontare questa nuova storia prequel, e non è un bene per il futuro, se mai ci sarà.

3. La cattiva del film non è la cattiva principale del film

La povera Cheetah di Kristen Wiig non è seconda solo nella sua insignificante vita da donna insicura e potenzialmente vendicativa di studiosa: lo è anche nel trattamento che le hanno riservato gli sceneggiatori. I fan DC aspettavano di vedere finalmente Cheetah sul grande schermo come la grande antagonista di Diana ma troppo tempo viene speso nel far interagire le due come amiche e poco per farci capire il motivo di tutta la rabbia provata da Barbara Minerva nei confronti di Diana Prince. Il villain principale è il Maxwell Lord interpretato da Pedro Pascal ma la pubblicità ci aveva fatto intendere cose completamente diverse… O no?

4. L’amore è troppo centrale nel DCEU in generale e lo è in particolare in Wonder Woman 1984

Wonder WOman 1984, cinematographe.it

Diana Prince dovrebbe essere la personificazione dell’empatia e dell’universalità dell’amore, pertanto qualcuno di distaccato dal particolare ma coinvolto dal mondo in generale, che è preposto a salvare dal male. Dopotutto è una semidea. Nei fumetti la storia d’amore tra Steve Trevor e Diana viene sviluppata e i due addirittura vivono insieme per un periodo.

Il problema è che qui si mostra la protagonista come completamente estraneata dal mondo perché non ha potuto avere il suo amore; chiusa a tutto e a tutti per via della dipendenza da un uomo che, quando ritrova, non esita a tenersi a discapito della persona a cui Steve prende il corpo per reincarnarsi. L’amore rende egoisti a volte, la volontà di amare fa questo. E Diana Prince è completamente umana nel volere qualcosa solo per sé. Il che rende facile trovare incongruenza narrativa con il personaggio originale dei fumetti. Paradossalmente Asteria è molto più Wonder Woman di Wonder Woman stessa e, non a caso, a interpretarla è l’originale WW Lynda Carter.

5. Perché la Dreamstone rende Diana vulnerabile e NON i cattivi più forti di lei?

Wonder Woman 1984, cinematographe.it

Wonder Woman era troppo forte per Maxwell Lord e Cheetah sulla carta, quindi gli sceneggiatori hanno sentito il bisogno di prosciugare i suoi poteri con l’uso egoistico della Dreamstone. Piuttosto che rafforzare i poteri dei cattivi, la decisione di indebolire Wonder Woman francamente non sembra essere stata una strada felice da percorrere per lo sviluppo della trama. Tuttavia ha avuto senso per permettere a Diana di rinunciare al suo desiderio di tenere Steve con sé nonostante lo volesse con tutte le forze; conseguentemente, avendo sofferto lei, può chiedere il sacrificio a tutti, compresi i villain (che incredibilmente lo fanno), e salvare la situazione in extremis. Noia.

6. La costruzione dei due villain è stata pessima

Maxwell Lord e Cheetah. Due villain trattati in modo davvero poco carino dalla sceneggiatura. Perché? Beh, entrambi hanno dei fattori che li rendono meritevoli di troppa empatia con il pubblico. Barbara Minerva è una persona insicura e cerca di farsi delle amicizie mentre sotto sotto vorrebbe essere come Diana Prince. Diventa Cheetah e mostra tutto il suo odio salvo poi cedere al buonismo di Diana alla fine, come se niente fosse.

Wonder Woman 1984, cinematographe.it

Stessa storia per Maxwell Lord, a cui è stato dato un livello di simpatia non indifferente per via della presenza del figlio piccolo, in Wonder Woman 1984. Il problema è che Lord aveva messo in mostra la sua natura spregevole per tutto il film e alla fine si ritrova a cambiare idea per non deludere suo figlio. Insomma, lui non è una brava persona ma alla fine si comporta come tale affermando addirittura di volersi far perdonare e rendere orgoglioso il figlio da quel momento in poi. No, non regge per niente, almeno secondo noi.

7. Scene telefonate

Wonder Woman 1984, cinematographe.it

Salvataggio delle persone nel centro commerciale. Diana tiene per i piedi un delinquente e fa l’occhiolino ad una bimba appena salvata che le risponde di conseguenza. Non sappiamo per voi, ma la scena è assolutamente imbarazzante per la lentezza e la prevedibilità… E quando Diana acquista nuovamente i poteri la sua corsa verso i cattivi e la riconquista epica (e lentissima) dei suoi poteri è pessima. Se l’intento era l’impatto emotivo la questione è fallita miseramente.

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8. E le Amazzoni? E gli altri personaggi?

Perché non far vedere di più i comprimari? Perché non puntare l’attenzione anche su altri? Insomma, la scena iniziale con le Olimpiadi delle Amazzoni è la più cool e coinvolgente del film. Voi ricordate altri personaggi oltre ai quattro principali di questo film? Noi no.

9. La CGI

Wonder Woman 1984, cinematographe.it (5)

Cheetah è francamente incommentabile.

10. La pessima CGI.

Wonder WOman 1984, cinematographe.it

I reshoot di Justice League non hanno insegnato niente.

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