Vita di Pi: Il significato del film di avventura di Ang Lee

Vita di Pi è un film drammatico e di avventura del 2012, diretto da Ang Lee, già regista, tra gli altri, di Ragione e sentimento (1995), La tigre e il dragone (2000) e I segreti di Brokeback Mountain (2012), film quest’ultimo che gli valse l’Oscar per la Miglior regia nel 2006. Anche con Vita di Pi, Ang Lee ottiene l’Oscar nel 2013 per la medesima categoria, mentre il film riesce a vincere in altre tre categorie (Migliore fotografia, Migliori effetti speciali, Miglior colonna sonora) e a essere nominato in altre sette.

Vita di Pi, film basato sull’omonimo romanzo di Yann Martel, vede nel cast Suraj Sharma (Homeland) Irrfan Khan (The Millionaire, Jurassic World), Rafe Spall (Prometheus), il celebre attore francese Gérard Depardieu, Tabu, Adil Hussain, Ayush Tandon e
Andrea Di Stefano.

Vita di Pi: la trama e significato del film

Vita di Pi racconta del complicato vissuto di Pi (interpretato da Irrfan Khan), che oggi adulto narra di quanto gli sia accaduto in gioventù, una storia che viene mostrata al pubblico sotto forma di un flashback. Dal racconto emerge un’incredibile avventura vissuta da un giovane Pi (interpretato invece da Suraj Sharma) che, dopo un naufragio, riesce a scampare all’incidente vivendo però per 227 giorni su una scialuppa in compagnia di quattro animali. Tali animali, una iena, una zebra, un orangotango e una tigre, si trovavano infatti con lui sulla nave, che trasportava le fiere dello zoo di famiglia di Pi…

Il film è pieno di allegorie e di richiami biblici, che spingono costantemente lo spettatore alla riflessione. Il tutto è accompagnato da ottime regia e fotografia, che permettono al pubblico di vivere un’esperienza cinematografica incredibile, ricca di panorami mozzafiato, colori e scenari al limite del surreale.

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Al lato tecnico e visivo molto curato, si accosta una sceneggiatura non senza difetti, che tuttavia nasconde messaggi e rivelazioni che si mostrano palesemente solo a conclusione del film. Quando Pi adulto conclude il suo racconto, infatti, rivela di aver fornito agli inquirenti della compagnia navale una seconda versione della storia appena raccontata: lui stesso era la tigre, l’orangotango era sua madre, la zebra era un marinaio, la iena era un cuoco. Quest’ultima rivelazione cambia tutto, perché mostra come la ferocia emersa nel corso del film non sia animale, bensì di origine umana.

Il finale di Vita di Pi ha fatto discutere in molti, tra il pubblico ma anche tra i critici e gli addetti ai lavori, che ancora si chiedono quale sia la versione realmente accaduta nel corso dell’avventura del giovane Pi. Se si fa caso, però, a quanto scritto dallo stesso autore del libro, dal quale è stato tratto il film, nella prefazione del volume, la risoluzione del quesito sembra semplice: “Sta a ciascun lettore decidere di cosa parla Vita di Pi. […] Quella di Pi e della tigre è una storia che parla di una scelta esistenziale. Come vivi la tua vita? Sei pilotato dai categorici editti del raziocinio o aperto a possibilità più prodigiose?“.

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Non esiste, quindi, una versione accertata, ma entrambe le versioni sarebbero attendibili a discrezione dello spettatore del film. Tirando le somme, chi crede alla prima versione della storia, quella con protagonisti gli animali, è una persona che preferisce soffermarsi sulla tematica avventurosa della pellicola, sull’irrazionalità animale, sull’amore per il pianeta, sulla positività e sulla fortuna anche nelle situazioni catastrofiche; chi, invece, crede alla seconda versione, valuta la storia con i piedi per terra, in modo razionale, conscio di quanto gli esseri umani siano talvolta più feroci degli animali in situazioni tragiche, dove prevalgono la legge del più forte e l’istinto di autoconservazione.

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